Esclusa da scuolabus, la bimba rom va a scuola in tax grazie alla colletta di un gruppo di cittadini

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50′ minuti all’andata e altri quaranta minuti al ritorno. È il tempo che ci vuole a piedi dal campo nomadi di Strada della Berlia di Collegno, nell’hinterland di Torino, alla scuola d’infanzia che una bimba di 4 anni frequenta.

La piccola da lunedì quei tre chilometri non li farà più a piedi, ma in taxi, pagato da un gruppo di cittadini rimasti colpiti dal fatto che le fosse stato tolto, perché la sua famiglia non è residente nel Comune, lo Scuolabus, nonostante l’anno scorso usufruisse del servizio.

Un gesto generoso nato dopo che la storia della piccola è stata resa pubblica: ogni giorno alla materna a piedi per colpa della burocrazia è una storia che difficilmente lascia indifferenti.

Il padre della bambina è nato e cresciuto tra Torino e Collegno, ha la nazionalità comunitaria ma non quella italiana e non riesce ad ottenere la residenza, nonostante sia autorizzato a dimorare presso il campo nomadi di Strada della Berlia assieme alla moglie e ai suoi due figli minori.

Nessuna residenza perché l’uomo non ha un lavoro e non può dimostrare di essere indipendente dal punto di vista economico.

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