Esami di Stato. GF: commissioni tutte esterne, adottare misure tecniche contro uso smartphone

di Eleonora Fortunato
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Da anni impegnati in una campagna per ridare credibilità all'esame di maturità e a ormai poche settimane dalla nuova tornata di scritti e orali, i membri del Gruppo di Firenze Gruppo di Firenze per la scuola del merito e della responsabilità tornano a far sentire la loro voce in questa intervista al Prof. Andrea Ragazzini.

Da anni impegnati in una campagna per ridare credibilità all'esame di maturità e a ormai poche settimane dalla nuova tornata di scritti e orali, i membri del Gruppo di Firenze Gruppo di Firenze per la scuola del merito e della responsabilità tornano a far sentire la loro voce in questa intervista al Prof. Andrea Ragazzini.

Lo scorso anno, proprio su Orizzonte Scuola, ammonivate i Consigli di Classe nella fase che precede gli esami di Maturità, cioè gli scrutini, ricordando che ‘gonfiare’ i voti per l’ammissione rappresenta un vero e proprio falso in atto pubblico. Quest’anno avete intenzione di farvi sentire?

“Nel 2007 organizzammo un convegno su “Merito e legalità nella scuola italiana”, due cose che secondo noi spesso scarseggiano nel nostro sistema scolastico. La diffidenza verso il merito, figlia di una lunga stagione di egualitarismo, è nota e tuttora non sono pochi quelli che la manifestano apertamente. Denunciare un deficit di legalità nella scuola poteva apparire invece eccessivo o provocatorio, nonostante le cronache documentassero, allora come oggi, quanto poco fosse diffuso nel nostro paese, a tutti i livelli, il rispetto delle regole. Anche parlare di ricorrenti “falsi in atto pubblico” a proposito degli scrutini finali, come abbiamo fatto lo scorso anno, è probabilmente sembrata a qualcuno un’affermazione sopra le righe, in realtà si è trattato solo di chiamare finalmente le cose con il loro nome. Gli scrutini finali, inclusi quelli di ammissione alla Maturità, anche se certamente per un numero più ridotto di casi, sono l’occasione in cui più frequentemente si può constatare come sia diffusa la convinzione che le norme sono tuttalpiù un’indicazione di massima e che in ogni caso “il Consiglio di classe è sovrano”, nella sostanza intendendo che è al di sopra della legge. Il Consiglio invece è un sovrano costituzionale, obbligato a sottostare alle norme vigenti (per quanto a volte fumose) e a svolgere il proprio ruolo con equilibrio, equità e rigore professionale, nell’interesse di tutti gli studenti, ma anche della comunità che gli ha assegnato questa delicata funzione. Non pochi insegnanti sono scarsamente consapevoli di questa responsabilità, perlopiù perché concepiscono il loro ruolo come una sorta di maternage, volto a proteggere i loro “figli adottivi” da ogni possibile frustrazione.

In vista della fine dell’anno non abbiamo ancora pensato a specifiche iniziative su questo tema, ma è una battaglia culturale che rimarrà comunque al centro del nostro lavoro”.

Auspica che il ministero intraprenda una qualche azione di difesa della credibilità degli Esami? Ricordiamo che negli anni passati il vostro grido o non è stato raccolto o ha dato palesemente fastidio a qualche inquilino di viale Trastevere.

“Lo auspico senz’altro, ma non c’è da essere ottimisti. La nostra prima iniziativa è stata nel 2011, ministro dell’Istruzione era Maria Stella Gelmini. Ogni anno salivano all’onore delle cronache sempre più numerosi e gravi episodi di irregolarità, a partire dai siti web come ScuolaZoo, che pochi minuti dopo la consegna ai candidati delle tracce erano in grado di pubblicare la traduzione del brano di greco o la soluzione del problema di matematica, a beneficio degli smartphone di un numero a quanto pare molto elevato di studenti. Tuttavia non era solo l’invadenza delle nuove tecnologie a danneggiare la credibilità dell’esame, ma non di rado anche i comportamenti di commissari e presidenti. Decidemmo quindi di chiedere a dirigenti scolastici e insegnanti di sottoscrivere una dichiarazione in cui, premesso che la maggioranza dei colleghi agiva in modo inappuntabile, si denunciava “un malinteso atteggiamento di ‘comprensione’ nei confronti degli studenti” e la diffusa tendenza “a chiudere un occhio” se qualcuno copia, a giustificare o a tollerare indebiti aiuti e persino comportamenti gravemente scorretti, come fornire ai propri allievi traduzioni e soluzioni. Raccogliemmo alcune centinaia di adesioni e all’iniziativa si unì meritoriamente l’Associazione Nazionale Presidi con il suo Presidente, Giorgio Rembado, ma all’appello non ci fu alcuna risposta, tanto meno concreti provvedimenti. L’anno successivo lo stesso Rembado scrisse al Ministro Profumo, chiedendo in particolare di adottare i provvedimenti tecnici oggi disponibili per neutralizzare durante gli scritti il traffico di informazioni via cellulari, ma il Ministro, come Lei dice, palesemente infastidito, dichiarò a un giornalista che gli chiedeva come intendesse rispondere: “non ho la cultura dei servizi segreti”. Pazientemente il Presidente dell’ANP anche nel 2013 scrisse al ministro di turno, Maria Chiara Carrozza, ma anche questa volta non ottenne risposta, né ebbe il sostegno di un qualsiasi esponente politico.

È davvero sconcertante questo muro di gomma opposto a richieste così ragionevoli e disinteressate da parte di addetti ai lavori preoccupati del discredito in cui rischia di finire la scuola italiana.

Ogni tanto rispunta fuori l’ipotesi di abolizione dei famigerati Esami. Stando così le cose, non sarebbe una scelta saggia?

“Sono convinto che sarebbe un grave errore. Anzitutto l’Esame di Stato è previsto dalla Costituzione, il che qualche riflessione dovrebbe proporla. Inoltre, nonostante tutti i suoi limiti, la Maturità, come continuiamo a chiamarla, è vissuta dagli studenti come una verifica impegnativa e un traguardo importante, che segna anche sul piano simbolico l’inizio di una nuova stagione della propria vita”.

E che cosa pensate del ritorno a una commissione tutta interna?

“Come gruppo siamo favorevoli a una commissione tutta esterna, con un commissario interno come rappresentante del Consiglio di classe. L’idea del ritorno a una commissione interna, ventilato dalla Giannini qualche mese fa e motivato esclusivamente da esigenze di risparmio, troverebbe certamente molti colleghi favorevoli, in quanto considerano i docenti interni gli unici titolati a valutare i propri studenti. Crediamo invece che l’Esame di Stato sia importante non solo per gli studenti, ma anche per i loro insegnanti, come verifica del proprio lavoro nel confronto professionale con altri colleghi”.

Ci eravamo lasciati con l’idea che avreste proposto al Ministero una riorganizzazione della didattica per livelli e per moduli, come all’università. Avete avuto una qualche forma di udienza su questo punto? Ci sono forze politiche che potrebbero sostenervi?

“Stiamo studiando la questione, a partire dalla conoscenza di analoghe esperienze europee. L’idea è probabilmente di complessa attuazione, ma comporterebbe molti importanti vantaggi. Terminato il primo ciclo, l’alternativa secca tra ammissione e non ammissione all’anno successivo o costringe i ragazzi carenti in alcune discipline a ripetere l’anno anche in quelle dove hanno risultati sufficienti o addirittura buoni, oppure spinge i consigli di classe a sanatorie che, come è ovvio, incidono molto negativamente nella preparazione degli studenti promossi nonostante le molte lacune. Vediamo molto positivamente anche il fatto che un simile sistema, oltre a sdrammatizzare le valutazioni finali, restituirebbe ai singoli insegnanti la piena responsabilità della valutazione degli studenti nella propria disciplina, dato che non ci sarebbero più i consigli del classe a cui affidare il sempre problematico e discutibile compito di giudicare “globalmente” la preparazione degli studenti”. 

Parola: "Inutile censurare i cellulari in classe, usiamoli invece per la didattica"

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