Esami di Stato 2015. L’ipocrisia della seconda prova scritta di Economia Aziendale

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Prof. Stefano Tulli – Mentre i nostri politici si stanno accapigliando, non tanto per migliorare il nostro sistema scolastico, quanto, piuttosto, per regolare i conti tra le diverse fazioni, agli esami di Stato, per gli studenti degli Istituti Tecnici Commerciali, si è consumata l'ennesima farsa della seconda prova scritta di Economia Aziendale, resa quest'anno ancor più ardua dalla presenza di commissari esterni della suddetta disciplina e da una traccia alquanto ambigua.

Prof. Stefano Tulli – Mentre i nostri politici si stanno accapigliando, non tanto per migliorare il nostro sistema scolastico, quanto, piuttosto, per regolare i conti tra le diverse fazioni, agli esami di Stato, per gli studenti degli Istituti Tecnici Commerciali, si è consumata l'ennesima farsa della seconda prova scritta di Economia Aziendale, resa quest'anno ancor più ardua dalla presenza di commissari esterni della suddetta disciplina e da una traccia alquanto ambigua.

La prova ha avuto per oggetto centrale, come avviene da più di vent'anni, la redazione _con dati a scelta_ del bilancio di esercizio di un'impresa industriale, o, più precisamente, del Conto Economico e dello Stato Patrimoniale al 31/12/2014, i cui valori, però, non è chiaro se potessero essere circoscritti al solo 2014 o se dovessero essere estesi, con ben altre difficoltà, al 2013, in ossequio all'art. 2423 ter del codice civile che disciplina la struttura dei premessi prospetti.

Senza entrare nei dettagli, è di tutta evidenza che una prova con dati a scelta, per la quale non esistono né soluzioni univoche, né criteri condivisi di valutazione, pregiudica l'oggettività delle correzioni e la serenità dei commissari. Si tratta, inoltre, se la scelta dei dati deve esprimere le correlazioni che gli svolgimenti di gestione instaurano tra le voci del bilancio d'esercizio, avvincendoli in un sistema strettamente unitario, di una prova assai impegnativa per la quale il tempo assegnato è del tutto insufficiente, così come insufficiente è il tempo a disposizione per la sua correzione (senza contare che, in aggiunta a quanto descritto, i candidati dovevano affrontare altri due punti tra i quattro proposti).

A mio modesto avviso, prima della distribuzione dei poteri tra gli organi scolastici, la "buona scuola" richiede che siano risolti problemi come questi:

* Che siano definite modalità di svolgimento delle prove conclusive di un percorso di studi che consentano agli studenti di affrontare le suddette prove con la ragionevole certezza che i più meritevoli saranno premiati e che non costringano, viceversa, commissari a sorveglianze e a correzioni distratte, in una sorta sanatoria collettiva che, inevitabilmente, finisce per avvantaggiare i candidati meno preparati;
* Che le utopistiche enunciazioni contenute nelle "linee guida" della riforma Gelmini, siano sostituite da obiettivi realistici in termini di conoscenze e abilità da acquisire e da strategie didattiche praticabili al fine della loro conseguimento.

Temo che attendere tali soluzioni dai nostri parlamentari sia una pia illusione, tuttavia sarebbe interessante sapere se la mia è una voce fuori dal coro o se, viceversa, qualcuno condivide le premesse considerazioni.

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