Esami maturità, docenti del Lazio: vogliamo prove nazionali e griglie fornite dal Ministero

di Eleonora Fortunato
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Fumata nera al workshop del 16 febbraio scorso organizzato dall’Ufficio Scolastico Regionale del Lazio in accompagnamento al piano di formazione nazionale verso i nuovi Esami di Stato.

I 320 docenti di Italiano chiamati a raccolta nell’IIS “Lombardo Radice” di Roma per elaborare possibili modelli di griglie di valutazione per la prima prova nazionale hanno deciso, infatti, di non esaudire le richieste di Viale Trastevere per sottoscrivere, invece, un documento nel quale si sottolinea l’urgenza di ricevere dal dicastero stesso griglie di valutazione all’interno delle quali “gli indicatori siano declinati in descrittori e relativi punteggi” al fine di “garantire trasparenza e oggettività della valutazione a livello nazionale”.

L’istanza, che è stata consegnata al termine dei lavori dai portavoce dei gruppi di lavoro ai tre moderatori dell’incontro (la Dott.ssa Flora Beggiato dell’Usr Lazio, il Prof. Alessio Ricci dell’Università di Siena, la Dirigente Scolastica Alessandra Nardoni), si configura da un lato come un atto formale di dissociazione dal modus operandi del Miur, dall’altro come una presa di distanza netta dall’invito, ben scandito nell’incipit della plenaria, a “semplificare, semplificare, semplificare, nell’ottica delle competenze e della loro certificazione”. Più che alla semplificazione l’iniziativa dei docenti del Lazio sembra ambire, infatti, alla serietà e alla responsabilità.

Nel corso di quella che doveva essere una “giornata di riflessione e condivisione” è maturata così nei presenti la decisione di palesare tutto il disorientamento provato di fronte a indicazioni ministeriali tanto contraddittorie tra loro: da una lato si invoca l’omogeneità della valutazione fornendo indicatori scontati e generici , dall’altro si cerca comunque di preservare la libertà di insegnamento permettendo alle Commissioni di predisporre autonomamente le griglie. Una quadra evidentemente difficile da trovare su cui nemmeno i relatori della giornata, avvicinati in un cordiale scambio di opinioni, hanno saputo fornirmi lumi.

La nostra idea è che tanta confusione acceleri in maniera spedita lo svuotamento di questo momento così simbolico della nostra vita pubblica: un Esame di Stato raffazzonato presta facilmente il fianco a critiche e polemiche strumentali finalizzate a indebolire una certa idea unitaria del Paese – pensiamo alla puntualità con cui, in estate su certe testate, escono le solite prevedibili polemiche sui 100 della Lombardia disomogenei rispetto ai 100 della Calabria – all’interno della quale l’istruzione è garantito come un bene inalienabile a tutti i cittadini, indipendentemente da variabili di qualsivoglia natura, economiche o territoriali.

Non ci troviamo che nel mezzo di una campagna di discredito di questa contestata prova, il cui significato politico trascende quello tecnico. Domandiamoci: quale università o quale azienda prenderà più sul serio il voto finale di una prova menomata delle sue specificità, della sua serietà, del suo rigore? Tanto vale rivolgersi alle ‘certificazioni’, che però sono figlie di una cultura profondamente aliena dalla visione solidaristica che ha ispirato i nostri padri costituenti.

Insomma, chi scardinerà prima l’idea che la formazione dei nostri giovani debba essere paritetica su tutto il territorio nazionale e che il titolo che essi conseguono debba avere lo stesso valore legale? Il Ministero dal centro, con la discutibile condotta degli ultimi mesi, o i parlamenti regionali dalle periferie, che potrebbero essere chiamati a legiferare su programmi di studio, retribuzioni ai docenti e norme sindacali, derogando da quelle norme costituzionali che imputano il bene dell’istruzione alla fiscalità generale nell’interesse generale?

Di sicuro verremo criticati per l’enfasi con cui difendiamo un carrozzone, quello dell’Esame di Stato appunto, ansimante già da un bel po’ di tempo, e non è nello stile del nostro giornale seminare confusione o diffondere analisi preconcette, ma questa volta stiamo in campana: se non c’è un ‘genio del male’ che gioca a dadi sulla pelle dei poveri docenti e studenti, ci sono senz’altro gruppi di pressione politica ed economica che, portatori di una visione aggressivamente competitiva e aziendalista, non si sentono affatto vincolati ai principi sanciti dalla nostra Carta dei Diritti fondamentali e alla nostra storia di unità nazionale.

Ringrazio la Professoressa Laura Baldi, del Liceo “Labriola” di Ostia, per avermi fornito un resoconto appassionato e dettagliato della sessione pomeridiana del workshop.

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