Esami di Stato. In Romania respinta più della metà dei candidati

Di Lalla
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di A. Lalomia – È passata quasi inosservata, sui media italiani (1) , la notizia che in Romania più della metà dei candidati (circa centomila allievi) che quest’anno ha affrontato la prima sessione degli esami di maturità è stata respinta.

di A. Lalomia – È passata quasi inosservata, sui media italiani (1) , la notizia che in Romania più della metà dei candidati (circa centomila allievi) che quest’anno ha affrontato la prima sessione degli esami di maturità è stata respinta.

Centinaia di studenti non hanno neanche potuto ultimare le prove scritte in quanto sorpresi a copiare e diverse prove sono state dichiarate nulle perché identiche.

Com’era facile prevedere, ne è nato un caso nazionale, con l’opposizione, da una parte, che accusa l’Esecutivo di inefficienza e di portare avanti una politica scolastica ispirata ad un bieco liberismo, che ha mortificato l’intero sistema educativo, togliendo risorse e proponendo ai giovani stili di vita che delegittimano la scuola; e il governo, dall’altra, che rimanda al mittente le accuse, osservando che il clamoroso insuccesso è frutto
delle scelte scolastiche disastrose attuate da quelle stesse forze politiche che oggi tuonano contro l’Esecutivo ma che fino a qualche tempo fa erano alla guida del paese.

Quali che siano le responsabilità, è certo che i risultati catastrofici di questi esami dipendono soprattutto dal giro di vite adottato dall’attuale Ministro dell’Istruzione per lo svolgimento delle prove, al fine di evitare che gli studenti copiassero: per questo scopo, sono stati usati sistemi di sorveglianza eccezionali, tra cui l’uso di telecamere all’interno delle aule, sistemi che in precedenza non erano mai stati presi in considerazione, anche perché sono piuttosto costosi. Forse fa influito anche il fatto che le prove fossero più difficili che in passato.

Molti sono convinti inoltre che questa ‘strage’ sia il frutto della tendenza di decine di migliaia di giovani romeni demotivati a considerare ormai lo studio una perdita di tempo, un ridicolo fardello del passato, per cui hanno emarginato il libro, sostituendolo con gli iPhone, gli iPod e i social network, alla ricerca dell’effimero, di amicizie usa e getta e di un successo facile e ricco di gratificazioni.

Una generazione che pretende tutto e subito, senza il minimo impegno personale.

Caustico il commento del governatore della Banca Centrale romena, Mugur Isarescu, secondo cui i modelli proposti dalla società romena ai giovani sono “gruppi di mitomani che non hanno neanche la decenza di ammettere di aver guadagnato soldi per puro caso grazie alla transizione (dal sistema comunista ad una società capitalista)”.

È possibile che in Romania siano stati troppo severi, ma se anche in Italia si iniziasse a cambiare davvero qualcosa nel modo di valutare gli studenti (2) (al di là di tutte le chiacchiere che si fanno su questo tema), la scuola ne acquisterebbe in risultati e in prestigio nella società.

La scuola, come ho già avuto modo di osservare, dev’essere riservata soltanto alle persone civili, ben disposte verso lo studio, che collaborano con i docenti e con i compagni, che si impegnano (al di là del rendimento). Gli altri, coloro i quali non credono nel valore della cultura, i furbetti che si presentano solo quando si devono svolgere le verifiche, che stracopiano senza capire quello che scrivono, i perdigiorno, i lavativi, gli arroganti, i teppisti, è giusto che ne rimangano esclusi. Tanto di guadagnato per le finanze dello Stato e per la salute dei docenti, messa a dura prova dal comportamento di certi ‘allievi’.

In fondo, è quanto ha sostenuto anche recentemente Paola Mastrocola, commentando l’invito del Presidente della Giunta Provinciale di Bolzano a non mettere voti troppo bassi, per evitare possibili effetti psicologici negativi sui ragazzi.

(“[…] viviamo in un mondo che non dà nessun valore alla cultura: quando ciò che conta sono solo la visibilità e il successo è difficile che un ragazzo sia spinto a stare otto ore sui libri. A questo si aggiunge l’inganno sulle nuove tecnologie, secondo cui basta un click per trovare tutto e studiare non serve: così si perde irrimediabilmente la possibilità di avere una formazione seria e approfondita. Infine, in 40 anni di discorsi pseudo democratici sulla scuola, secondo i quali tutti dovevano arrivare al successo formativo, abbiamo alla fine creato una scuola dove prevale la facilità e non la fatica.”)

Note

(1)Tra le eccezioni, cfr. :
http://www.mondoliberonline.it/agli-esami-di-maturita-promuove-solo-il-44-per-cento-dei-candidati/1560/ e http://lapulcedivoltaire.blogosfere.it/2011/07/google-generation-maturita-rumena-bocciato-il-50.html.
Ovviamente, di fronte ad una simile Waterloo educativa, non pochi si sono chiesti se i risultati brillanti negli esami di maturità degli anni scorsi si debbano interpretare alla luce di un espletamento delle prove non propriamente corretto, oltre che di una maggiore tendenza dei docenti a premiare con voti sufficienti candidati appena mediocri.

(2) In particolare sotto il profilo della disciplina, introducendo il periodo di prova, espulsioni per interi mesi, denunce all’autorità giudiziaria, arresti e periodi di detenzione. La linea da seguire dev’essere una sola: massima comprensione e disponibilità verso gli studenti che, pur non raggiungendo profitti adeguati, seguono comunque le regole scolastiche e si impegnano, per cui meritano di essere promossi, sia pure con degli aiuti, da un lato; fermezza e inflessibilità assolute nei confronti di chi non rispetta le suddette regole e non mostra alcuna volontà di studiare, dall’altro. Non si capisce per quale motivo lo Stato debba impegnarsi finanziariamente per far conseguire il diploma a chi non solo non ha alcuna voglia di studiare, ma meriterebbe di finire in cella, per il suo modo di comportarsi.

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