Esami di Stato: riflessioni sulla vicenda Covid-19 in occasione dell’emozionante prova generale per riaccendere il motore della Scuola Italiana. Lettera

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Inviata da Daniele Furlani, docente – Nel dicembre del 2014, in un discorso pronunciato nella città di Bethesda, stato del Maryland, Il Presidente degli Stati Uniti d’America Barack Obama mise in guardia la Nazione americana dal possibile pericolo legato al diffondersi di una pandemia, sottolineando l’importanza della creazione di una struttura che fosse in grado di rispondere rapidamente e in maniera estesa all’emergenza, destinata alla difesa di tutti i cittadini con un pensiero particolare rivolto ai più giovani.

Le sue parole furono: “…There may and likely will come a time in which we have both an airborne disease that is deadly. And in order for us to deal with that effectively, we have to put in place an
infrastructure — not just here at home, but globally — that allows us to see it quickly, isolate it
quickly, respond to it quickly… So this is important now, but it’s also important for our future and
our children’s future and our grandchildren’s future….”
Cinque anni più tardi, a novembre – e forse anche a ottobre, secondo le ipotesi di uno studio italiano
– il nuovo coronavirus Sars-CoV-2 aveva iniziato a circolare, in Cina, in particolare a Wuhan,

Per l’Italia, l’ora “X” ufficiale scatta il 21 febbraio 2020. In questa data sono emersi diversi casi di coronavirus nel lodigiano, in Lombardia. Rapidamente, dopo il riscontro dei positivi in Italia, il contagio si è manifestato in tutto il Globo, anche negli Stati Uniti dell’ormai ex presidente Obama, che con la sua previsione aveva messo in guardia gli USA da un disastro successivamente verificatosi reale. Le parole chiave del suo ragionamento possono essere sintetizzate in “infrastrutture” e “rapidità”.

In questa drammatica vicenda la Scuola Italiana è stata oggetto di provvedimenti di immediata sospensione della didattica in presenza che bloccassero istantaneamente possibili contagi e dessero
rapide risposte adeguate all’emergenza, alla gravità e alla carenza di conoscenze del momento.

Nonostante l’intero sistema scolastico sia stato preso piuttosto alla sprovvista è riuscito a mantenere il servizio attivo con la rapida implementazione di modalità di Didattica a Distanza (DAD) che
grazie allo sforzo di tutti, studenti, famiglie, docenti e personale tecnico della Scuola è riuscito a sopperire in parte alla drammatica interruzione generale della didattica classica con risultati diversi in rapporto ai vari gradi di istruzione.

L’esperienza della DAD, pur considerata nei suoi risvolti positivi, non ha chiaramente potuto sopperire in maniera completa alla didattica in presenza facendo a poco a poco emergere nella società italiana, e non solo, un dibattito che ha coinvolto la politica ai livelli più elevati. La sfera
emotiva legata alla didattica in presenza dei più piccoli, l’innegabile ruolo della scuola come imprescindibile alternativa all’ambito educativo della famiglia, associato alla ripresa progressiva delle attività lavorative bloccate dal cosiddetto “lockdown”, ha posto da tempo in maniera drammatica una riflessione sulla necessità di una riapertura dei servizi in presenza per gli studenti mantenendo livelli di garanzia di sicurezza adeguati.

La Scuola, quale pilastro fondamentale per il buon funzionamento di una società, non può essere esclusa da ruolo di primo piano ai fini della costruzione di una infrastruttura più generale all’altezza della situazione, per la gestione del contenimento di una epidemia che al momento non
manifesta un totale rientro e che necessariamente dovrà essere monitorata con il massimo dell’attenzione anche attraverso le strutture scolastiche.
Il Mondo intero ha dovuto affrontare per la prima volta nell’era moderna una emergenza sanitaria generale la cui rapidità di diffusione è stata favorita dalle tecnologie che caratterizzano il nostro tempo. La pericolosità dei virus e di altri agenti patogeni ad essi assimilabili è tragicamente ben
nota al genere umano, anche nella storia. I momenti della loro diffusione hanno sempre caratterizzato sconvolgimenti sociali, politici, economici ed anche in questa occasione si possono intravedere cicatrici la cui scomparsa risulta al momento indecifrabile.

Un virus ad alta letalità assume le sembianze di un nemico perfetto: invisibile, subdolo, sconosciuto, resistente alle armi in possesso dell’Umanità, capace di rafforzarsi nei momenti più caratteristici che contraddistinguono la forza della nostra Specie: la socialità, in tutti i suoi aspetti.

La Scuola da millenni rappresenta una delle forme più evolute e raffinate di aggregazione umana, dove il Sapere viene veicolato da soggetto a soggetto e attorno alla quale il nostro Genere ha costruito le sue fondamenta più profonde. La prossimità fisica con cui la si costruisce è essa stessa
una modalità fondante di matrice pedagogica su cui si avrà modo di riflettere quando, dichiarata finalmente conclusa la pandemia, avremo a disposizione molti dati scaturiti dalla sua assenza.

I sistemi tecnologici di comunicazione, mezzi pervasivi dell’era moderna, già ben presenti nella vita di tutti i giorni e ampiamente rodati a tutti i livelli in ambito scolastico, hanno sostenuto in maniera virtuale ciò che l’insegnante fa nel suo mestiere: stare in classe.

La pratica della Didattica a Distanza (DAD), ampiamente presente nella modalità classica di fare scuola, era sempre stata vista come uno strumento di supporto, per quanto ampiamente utilizzato, ad indispensabili momenti di incontro fisico, resi obbligatori anche dalle norme, a garanzia di un
percorso di acquisizione e certificazione delle competenze affidabile e veritiero.

I limiti di una DAD utilizzata in maniera esclusiva, come è stato imposto dall’emergenza sanitaria, sono stati molti ed abbastanza evidenti nonostante lo sforzo ed i risultati conseguiti da studenti,
docenti, famiglie e personale tecnico della scuola. Probabilmente un utilizzo della stessa in forma esclusiva per ulteriore tempo porterebbe ad un miglioramento degli approcci in grado di sopperire in parte ad i limiti citati, soprattutto per i cicli di istruzione più avanzati.
Rimane incolmabile il ruolo sociale della Scuola in rapporto ad una società che richiede tempo ai genitori impegnati in attività lavorative e per l’aspetto della socialità fisica come irrinunciabile fattore pedagogico caratteristico dei primi cicli scolastici nelle dimensioni alunno-alunno e alunno-
insegnante.

In questo ambito emerge in maniera dirompente l’urgenza di poter riattivare il prima possibile, in sicurezza, la possibilità di accedere nuovamente alle scuole e di poter riprendere modalità classiche
di didattica.

Fortunatamente la generale cultura della sicurezza si è imposta in maniera importante già da alcuni anni e ci permette di avere una base su cui costruire una solida “infrastruttura” in grado di opporsi al rischio di contrazione del virus in ambito scolastico e di assicurare un contenimento dello stesso in misura tale da garantire l’accesso alle strutture con un livello di garanzia accettabile.

In questo momento lo svolgimento degli esami di Stato per la Secondaria di Secondo grado possono essere considerati una prima prova generale ma la riapertura delle porte ed il suono della prossima campanella sarà una sfida molto impegnativa, accompagnata da un’ansia difficile da nascondere
perché, ricordando il virus quale “nemico perfetto”, stimolerà nelle persone sentimenti di preoccupazione ed angoscia fino a quando non sarà garantita una difesa riconosciuta ufficiale di tipo medico/sanitario di cui da poco si iniziano ad avere importanti notizie di sviluppo.

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