Esami di Stato, l’appello dell’Accademia della Crusca: “Mai più senza prove scritte”

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Come sarà il prossimo esame di maturità? La domanda sorge spontanea dato che negli ultimi due anni la formula originale di due prove scritte e l’orale è stata sostituita dal maxi-colloquio multidisciplinare. Dall’accademia della crusca arriva però l’appello di non sacrificare più le prove scritte.

Nei giorni scorsi è stato lo stesso Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi a riprendere la questione, senza tuttavia scoprire le carte: “Di certo, partiremo da quella dell’anno scorso. Ha dato ottimi risultati. Al centro resterà l’elaborato realizzato dal maturando a casa e discusso all’esame”.

Tuttavia sono in molti che vorrebbero, covid permettendo, un ripristino delle prove scritte. Fra questi anche Paolo D’Achille, accademico della Crusca, che per prima cosa, a proposito del maxiorale degli scorsi anni dice: “C’è poco da recriminare: data la pandemia, è già da considerare un risultato positivo il fatto che, anche sul piano formale, gli esami si siano svolti e che quindi non sia stata data agli studenti la sensazione di diventare todos caballeros senza neppure sostenere la prova. Che poi, di fatto, il numero di coloro che non l’hanno superata sia ancora più esiguo che non in passato, era scontato in partenza, ed è inutile aggiungervi commenti“.

D’Achille però si augura che possano cambiare le cose: “L’Esame di Stato non può prescindere dalla verifica del sicuro possesso, da parte degli studenti, della lingua scritta, della loro capacità di argomentare per esporre e sostenere le proprie idee, commentare un brano non conosciuto in precedenza, mostrare doti di analisi e di sintesi nella ricostruzione di un momento storico o di una corrente artistica. La lingua scritta, la cui invenzione – come è stato ormai dimostrato in vari campi di studio – ha rappresentato un momento fondamentale sul piano antropologico, è stata alla base della storia, del progresso scientifico e dello sviluppo della civiltà (e anche il ritardo con cui in Italia si è arrivati all’alfabetizzazione di massa contribuisce a spiegare i deficit scolastici ricordati all’inizio). Solo il dominio (sia nella comprensione sia nella produzione) della lingua scritta consente quella capacità di astrazione che è tuttora essenziale per la crescita di ogni singolo individuo”.

E ancora: “L’esclusione degli scritti dall’Esame di Stato, una volta superata la pandemia, sarebbe (prudenzialmente, preferisco usare ancora il condizionale presente) davvero un’assurdità“.

Secondo l’accademico della Crusca, dunque, “incentivare a scuola la produzione scritta potrebbe persino favorire la ripresa dell’ascensore sociale oggi fermo. È anche da notare che nel modello scolastico del mondo anglosassone l’orale ha scarsissimo peso, perché le prove sono tutte scritte; ma, stranamente, noi non teniamo assolutamente conto dell’importanza della scrittura nella “vincente” cultura anglosassone, che pure qui in Italia costituisce un punto di riferimento, da cui attingiamo continuamente metodi e pratiche”.

Bisogna ricordare che al momento, il Ministro Bianchi ha firmato l’ordinanza con il calendario scolastico 2021-22. Reso noto anche l’inizio dell’esame di Stato per la scuola secondaria di secondo grado. Si inizia mercoledì 22 giugno alle 8.30 con la prima prova scritta, quella di italiano. Dunque, allo stato attuale, se non dovessero intervenire modifiche, il sistema previsto per gli esami di Stato è quello pre-covid, con due prove scritte e il colloquio, con il “quizzone” già mandato in soffitta in precedenza.

Dunque, stando a quanto previsto, tornerebbero i commissari d’esame esterni.

E sul tema Orizzonte scuola ha condotto un sondaggio: su quasi 4800 utenti intervenuti, 2693 persone, dunque il 56%, si è espresso negativamente sul mantenere la struttura attuale, ovvero solo un maxiorale come esame di Stato per la scuola secondaria di secondo grado. Di contro, i favorevoli a protrarre la versione covid dell’esame di maturità anche in futuro, tuttavia, a ben vedere sono stati molti: 2060 utenti complessivi, ovvero il 43% del totale.

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