Esami di Stato, inutile interrogare su tutte le discipline. Lettera

di redazione
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Gianni Mereghetti – Gentilissimo ministro della Pubblica Istruzione,  ho letto che lei ha intenzione di dare una svolta al carrozzone degli esami di stato e giustamente di farlo entro settembre, non commettendo l’errore di alcuni suoi predecessori che facevano i cambiamenti durante l’anno contro ogni ragionevolezza e non rispettando i diritti degli studenti. 

Umilmente mi permetto di darle qualche suggerimento nella prospettiva di rendere questo esame sempre più coerente con il significato dell’ultimo anno di scuola (e siamo quasi gli unici in Europa ad arrivare a 19 anni!) e sempre più efficace.

Ottima l’idea di due soli scritti, la terza prova e’ stata un fallimento e non val la pena neanche a parlarne tanto pian piano si è’ rivelata l’emblema del nozionismo, proprio l’opposto di quello che deve essere un esame di stato, il cui scopo non è’ riverificare cio’ che è stato testato e ritestato, ma andare a vedere se ogni studente e studentessa ha acquisito le capacità di sintesi e di rielaborazione critica dei contenuti.

Questo, signor ministro, è’ il problema serio degli esami, che in questi anni sono rimasti nozionistici ed analitici, per cui non hanno quasi mai verificato capacità di sintesi e di giudizio critico.

Bisogna invece andare in questa direzione, snellire l’esame togliendo il peso del nozionismo e avere come obiettivo quello di valutare le competenze. In questo senso sarebbe ora di togliere la regola delle domande in tutte le discipline che è’ presente nel colloquio, e che lo rende impossibile o la farsa delle banalità ( che uno studente debba sapere tutto e in venti minuti rispondere a domande su tutto lo scibile umano e’ assurdo, quanto mai assurdo!)  Il colloquio non deve riverificare ciò che è stato già verificato!

Per questo io renderei gli studenti e le studentesse protagonisti del colloquio: d’accordo con una loro presentazione di ciò che hanno fatto come alternanza scuola-lavoro, però perché non ripristinare la tesina? Io lo farei perché la tesina e’ una possibilità di documentare capacità critiche e di creatività, di mostrare come si è’ imparato a scoprire i nessi tra i diversi aspetti della realtà.

Una delle obiezioni alla tesina e’ che molti le prendono da internet, quand’e’ così è’ il segno che non si è’ arrivati alla conoscenza.

Da ultimo per quanto riguarda i voti io toglierei il voto numerico e lo sostituirei con una valutazione delle competenze.

In ogni caso il valore del percorso fatto e delle valutazioni degli insegnanti di classe deve essere almeno del 50%. La ringrazio dell’attenzione e sono certo che lei troverà il modo di un cambiamento positivo degli esami di stato.

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