Esami di Stato: I have a dream. Lettera

di redazione
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Inviato da Gianni Mereghetti – Anche io come Martin Luther King ho un sogno, certamente di minor valore di quello di una delle più grandi personalità del Novecento, ma anche se piccolo ha la fisionomia di un sogno con un suo particolare valore.

Io sogno degli esami di stato leggeri, finalmente liberi dai pesi che li inchiodano e impediscano a insegnanti e studenti e studentesse di mettere in campo la loro umanità, il suo fascino, la sua originalità.

Esami liberi dal peso della burocrazia scolastica, dalle regole complicate e particolareggiate delle procedure!

Esami liberi dal nozionismo e dal tecnicismo dominante, come se essere maturi significhi sapere tutto di tutto, impresa impossibile anche agli insegnanti che fanno i commissari di esame.

Esami liberi dalle cose banali, dalla mediocrità di una cultura e di una tecnica che rimane appositamente alla superficie del reale.

Esami liberi dalle valutazioni oggettive, che sono solo di fatto somme di numeri relativi.

Esami liberi dall’esito come se avere 82 al posto di 80 sia la fine del mondo vecchio e l’inizio del mondo nuovo.

Io questo sogno, di potersi scrollare di dosso i pesi di modalità vecchie e superate, di prove che sono inadeguate ai giovani d’oggi, perché non permettono loro di esprimere pienamente la loro umanità.

Io sogno un esame di stato che sia un incontro tra persone, dove  chi esamina possa imparare da chi viene esaminato, e chi viene esaminato possa capire di più quello che ha imparato seguendo la traccia di chi gli è stato maestro.

Io lo sogno un esame di stato così, vibrante di libertà e di reciprocità, io lo sogno perché so che può diventare realtà.

E perché un esame sia un incontro libero tra persone dipende in primis da me, questo lo so!

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