Esami di Stato, è educativo umiliare gli alunni? Lettera

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Inviata da Patrizia Zambruno – Buongiorno, sono la mamma di una neo diplomata e vorrei esprimere la mia profonda indignazione in merito ad una commissione d’esame di maturità, nominata per una scuola paritaria della provincia di Pavia.

Ho assistito all’orale di mia figlia (ma la stessa situazione si è verificata anche durante gli orali dei compagni), in aula non ero presente solo io, ma anche altre persone che possono testimoniare l’assoluta vergogna di quanto accaduto!

Secondo le nuove disposizioni ministeriali, le fatidiche buste, dovevano essere predisposte dalla commissione sulla base dei programmi svolti e riportati nel documento ufficiale del 15 maggio; il contenuto della busta sarebbe dovuto essere lo spunto, per il candidato, per collegare gli argomenti delle varie discipline e in un secondo momento, i commissari avevano la facoltà di fornire suggerimenti o porre domande.

Ho usato il condizionale di proposito.

L’esame è stato principalmente condotto dal commissario esterno di italiano e latino e dalla presidente (in alcuni momenti sembrava addirittura un dibattito tra i due) che, invece di incoraggiare e sostenere, non hanno dato né spazio né modo di costruire un discorso logico; le sono stati contestati, sulla base di convinzioni personali dell’insegnante, concetti esposti in modo corretto, in linea con gli insegnamenti ricevuti e verificati sulla base del confronto con altri docenti!

La Presidente interrompeva in continuazione la candidata, ponendo domande incalzanti, spesso senza nemmeno lasciare il tempo di rispondere, fissando la ragazza con espressione di sdegno e compatimento e con l’evidente intento di mandarla in confusione e farla “cadere”.

Durante l’esposizione dell’alternanza svolta nell’ultimo triennio, non avendo materiale a cui appigliarsi, la presidente, ha contestato l’impaginazione della relazione……….tra l’altro corretta in precedenza dalla sua insegnante!!

Mia figlia è comunque riuscita a continuare il colloquio esponendo in modo appropriato gli argomenti delle altre materie, ma ciò non le ha permesso di uscire con un punteggio che rispecchiasse i crediti con cui era stata ammessa e con il percorso fatto durante i 5 anni di liceo.

A questo punto mi chiedo se queste persone si possono definire insegnati, se un presidente di commissione può comportarsi come un dittatore nei confronti dei colleghi, se è corretto fare terrorismo psicologico (perché di questo si è trattato), se è educativo umiliare i ragazzi……

Gli alunni vengono continuamente sottoposti a prove, per verificare la loro idoneità, perché non può essere così anche per gli insegnati?

Si parla tanto della “Buona scuola” ma queste persone si possono definire “buoni insegnati”? Perche non vengono predisposte delle verifiche periodiche per accettarne l’idoneità non solo a livello didattico?

La politica del terrore non ha mai funzionato!

Questi 21 ragazzi sono stati messi a dura prova, hanno tentato di minare le loro certezze, ma, per loro fortuna, essendo stati accompagnati per 5 anni da VERI INSEGNANTI, ne sono usciti più forti di prima, perché in precedenza gli era stata fornita una base solida su cui costruire il loro futuro.

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