Esami di Stato a misura dello studente: l’ultima perla della ministra Azzolina. Lettera

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Inviato da Mario Lorenzo – Complice, forse, la crisi di governo, l’ultima perla del ministro Azzolina è passata quasi inosservata.

Quel vecchio castello che era la scuola sta subendo gli ultimi cannoneggiamenti da parte di chi avrebbe dovuto garantirgli lunga vita e provvedere a sanare le brecce aperte da Berlinguer passando dalla Moratti e a seguire dalla Gelmini e non ultime Fedeli e Azzolina. Di altri (Bussetti) non è nemmeno il caso di parlarne perché erano sempre in viaggio e a parte altri danni alla scuola non ne hanno prodotti molti.

Il 25 gennaio la ministra Lucia Azzolina nel corso del suo intervento ad Agorà del 25 gennaio ha detto che il ministero sta pensando ad un esame di Stato con un maxi orale per “… Loro(gli studenti) vorrebbero un esame serio ma che sia simile, se non uguale a quello dell’anno scorso …” In pratica la ministra pensa di sdoganare l’esame di Stato alla carte.

Con questa logica la scuola diventa di fatto un self service dove ognuno arriva e prende quello che più gli aggrada.

Con questa sua uscita la ministra si iscrive d’ufficio nella logica morattiana-gelminiana quando era iniziato il percorso che avrebbe condotto, come chiedeva Confindustria, al non riconoscimento legale de titolo di studio.

All’epoca della Gemini questo percorso passava attraverso la modifica delle commissioni d’esame ora che sarebbero state composte solo da docenti interni. Adesso che a causa della pandemia quelle commissioni sono state effettivamente formate solo con docenti interni non rimane altro che prevedere l’esame come gradito da chi deve essere esaminato.

Ma non bisogna dimenticare nemmeno quando la nostra gentile ministra invitava i docenti a stare attenti a un “eccessivo carico cognitivo” per gli studenti?

Quale era il messaggio agli studenti e alle famiglie? Quali erano le ricadute sulla figura del docente?

Cosa è successo in moltissimi casi in cui i docenti hanno invitato i loro studenti a un maggiore impegno? Molti docenti, gentile ministro, sono stati dileggiati (uso un eufemismo) da studenti e genitori che ricordavano ai questi docenti che comunque i pargoli sarebbero stati promossi?

Chi ha contribuito, senza volerlo ovviamente, a una temporanea “dispersione scolastica”? I docenti o chi improvvidamente ha detto che sarebbero stati promossi comunque?

Chi è andato casa per casa (sarebbe più corretto dire telefono per telefono) a stanarli per farli collegare?

Quante telefonate i docenti hanno fatto a studenti e famiglie per invitarli a connettersi?

Qualcuno ne ha contezza? Quelle telefonate e quelle preoccupazioni, pur condivise dai dirigenti, sono state fatte dalla ciurma della nave … e non dai comandanti della nave di azzoliniana memoria (in alcuni casi hanno telefonato anche i dirigenti).

E’ sempre di questi giorni l’altra simpatica notizia sul contratto della scuola. Personalmente avrei preferito, vista la situazione, rimandare a tempi migliori e non sentirsi dire che l’intenzione del ministro è quella di creare la middle classe tra i docenti ai quali destinare le risorse del contratto. Capisco che la ministra, una volta terminato il suo mandato politico ritornerà nella scuola e sarà in un ufficio di presidenza e per questo si prepara a risarcire il suo entourage che lei stessa si sceglierà senza alcuna selezione e sempre dipendente dalla sua volontà .

Questo sistema garantirà, quindi, fedeltà assoluta al re o alla regina pro-tempore.

Queste riflessioni sono tanto più amare perché sono fatte da chi aveva riposto molte speranze in questa ministra. Pensavo che i suoi proclami, contro la buona scuola e non solo, avrebbero trovato un riscontro una volta che lei si sarebbe insediata in quel ministero. Invece … ma anche i vertici dei 5stelle dovrebbero ringraziarla per i voti evaporati dei docenti.

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