Esame Maturità, insegnanti come Penelope: si chiede di cambiare e subito dopo si fa l’opposto. Studio Uil

di redazione
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Comunicato Uil – La statistica dei promossi e bocciati e le percentuali di voto sono la bandierina d’arrivo della Maturità. Con il 2018 va in pensione l’attuale modello di esame. Dal prossimo anno si svolgerà in modo diverso.

L’idea di fondo dovrebbe essere quella di mettere a regime quanto previsto dalla legge 107: andranno quindi acquisite tutte le novità introdotte dalla legge che prevede, a partire dal 2019, l’operatività del nuovo esame.

Intanto la politica cambia e la scuola ha i suoi tempi. Così mentre si va verso la prima attuazione di un modello di esame, se ne va ipotizzando un altro che sarà il suo contrario.

« Ci stiamo preparando ad un modello che non funzionerà, perché non funziona il punto di partenza». Insegnanti Penelope, ai quali si chiede di cambiare una volta per fare l’opposto subito dopo.

Le regole del prossimo anno. Ma forse non del prossimo.

Ci saranno due prove scritte e una orale.

Italiano sarà la prima prova, la seconda su una delle materie caratterizzanti ciascun corso.

Non ci sarà più il ‘quizzone’ predisposto dalla scuola.

La fase finale dell’esame, l’orale, dovrà accertare il conseguimento delle competenze raggiunte, la capacità argomentativa e critica, l’esposizione delle attività svolte in alternanza.

Il colloquio darà quindi rilevanza all’esperienza di alternanza scuola-lavoro, che diventerà un requisito necessario per accedere all’esame.

Cambieranno i criteri di ammissione: basterà la media del sei, a differenza dell’attuale sufficienza in tutte le materie. A fare media sarà anche il voto in condotta.

La partecipazione alle prove Invalsi diventa obbligatoria per l’ammissione all’esame. si svolgeranno durante l’anno scolastico, verificheranno l’italiano, la matematica e l’inglese.
Gli esiti però non influiranno sulla media ma saranno riportati in un allegato che accompagnerà la certificazione finale.

Il voto finale resterà espresso in centesimi. A contribuire alla sua definizione sarà l’andamento scolastico degli ultimi tre anni. I crediti scolastici che gli studenti potranno accumulare passano da 25 a 40.

Cambieranno anche i punteggi da assegnare alle prove: 20 punti (massimo) per ciascuna delle prove scritte e 20 punti per la prova orale.

Le commissioni continueranno ad essere miste, composte da tre commissari esterni, tre interni e un presidente esterno.

Gli insegnanti sono pronti?

La più grande scommessa, a cui si tenta di lavorare da anni in modo scoordinato, è quella di rendere coerente l’esame con le indicazioni nazionali per i licei e le linee guida per gli istituti tecnici e professionali. In questo contesto, in molti istituti, gli insegnanti hanno da tempo superato le modalità trasmissive dei contenuti e dei programmi di studio, fatto ricerca didattica ed educativa, ampliato le modalità di apprendimento, curato l’insegnamento critico.

Ora la richiesta che giunge dagli insegnanti è di un percorso di verifica diverso che non sia legato alle prestazioni, alle analisi quantitative, che hanno dato risultato falsi e sconfortanti.
Quella che viene richiesta è una logica qualitativa che ponga al centro la crescita individuale, lo sviluppo critico di conoscenze e competenze.

«Seguiamo ragazzi, educhiamo persone. Ognuno è diverso» questo il criterio di valutazione rivendicato. Proprio l’opposto di quello che sta per essere attuato con il modello nuovo della legge 107 a cui l’esame di Stato è ispirato.

La triste routine dei test

«Un lavoro da verificatori» è questo il pericolo che gli insegnanti intendono evitare ad ogni costo. Accumularsi di prove, test, quiz a risposta multipla, inserimento dati e punteggi: l’analisi quantitativa dell’andamento della classe appassiona sempre meno gli insegnanti che si dicono, invece, sinceramente preoccupati della preparazione dei loro studenti.
Il gap tra prove standard e prove d’esame è chiaramente visto come mal posto, giudicate le prime come poco flessibili e i secondi come non sempre riassuntivi.

Nel nuovo esame, la previsione di una valutazione complessiva degli ultimi tre anni di corso, farà crescere il ruolo dei commissari interni e richiamerà ad una continuità di impegno gli studenti.

Resta tutto da definire il valore che sarà dato dalla valutazione delle attività di alternanza scuola-lavoro che, secondo l’ottica della legge 107, dovrebbero essere rilevanti e che ora sono fonte di incertezza e ripensamenti per trovare i giusti rimedi.
Così mentre le esperienze di questi tre anni hanno mostrato la necessità di correttivi, le scuole si preparano a mettere in atto un esame di maturità basato su una logica superata, con la prospettiva concreta di ulteriori revisioni e modifiche.

Responsabilità in crescita da lasciare alla valutazione delle singole scuole

Il sistema scolastico è un sistema complesso, una comunità che va considerata nel suo insieme, per questo, in un quadro di norme generali, va trovata quella flessibilità, nell’ambito dell’autonomia scolastica, in grado di accompagnare, oltre agli aspetti didattici anche la revisione dei parametri retributivi.

Conoscenze, competenze, disponibilità, impegno: sono le carte vincenti della professionalità docente. Mai sufficienti per vincere agli esami.

Il riconoscimento più grande? «Gli alunni che tornano a ringraziarti» dice la maggior parte degli insegnanti.

La realtà della scuola e della maturità sono così distanti dalla burocrazia e dalle tabelle che definiscono e misurano voti e definiscono compensi. Una misurazione impossibile.

Occorrerebbe evitare la deriva tecnocratica in tema di apprendimenti e di valutazione dei talenti degli alunni, notoriamente diversi gli uni dagli altri.

«La scuola e gli esami sono un tratto della vita di ognuno che segna la crescita e determina il futuro.

Sono esami sono anche le semplici interrogazioni. E’ maturità che è ciò che ti fa crescere e fare entrare nel mondo degli adulti con consapevolezza. Sono esami della vita che segnano le tappe della crescita da bambini ad adolescenti. Ciò che accomuna il periodo scolastico è la comunità scolastica, l’essere insieme, crescere insieme. Per questo non c’è misura».

La valutazione è il cuore dell’attività didattica e va letta nell’insieme della comunità scolastica, che deve esaltare diversità ed ingegno.

Una perequazione appare dunque necessaria: da un lato per riconoscere l’impegno professionale, dall’altro perché se i docenti delle superiori hanno compensi per gli esami fermi da anni (la legge è del 2007) i professori delle medie, per l’esame di Stato, non percepiscono nulla.

Va valorizzato il momento formativo e di valutazione a tutti i livelli e segmenti, riconoscendo il vero compito della scuola e dei docenti.

Da questo la proposta Uil di contrattualizzare anche i compensi per gli esami di Stato, per adattarli ai bisogni veri e non lasciarli alle rigidità di leggi, fatte e rifatte negli anni, senza alcuna condivisione del modello di riferimento culturale.

Una misura importante che non si è potuta ancora realizzare per l’endemica esiguità delle risorse disponibili o per la scarsa propensione politica ad investire sulla professione docente (che ancora si sente soddisfatta della gratitudine).

*Tutti i virgolettati del testo sono frutto di una selezione delle mail ricevute, a vario titolo, dalla segreteria nazionale in tema di esami di Stato da maggio 2018 ad oggi.

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