Esame di Stato: il solo voto numerico può bastare a garantire la trasparenza della valutazione. Sentenza

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Con l’appello in commento la parte appellante impugnava tramite i propri legali la sentenza con  cui il TAR rigettava  l’originario ricorso; quest’ultimo era stato proposto per l’annullamento  degli atti e delle valutazioni della Commissione per l’esame di Stato conclusivo del corso di studi di  istruzione secondaria superiore. Si pronuncerà il Consiglio di Stato Sez. VI, Sent., (ud. 07-04-2020) 08-04-2020, n. 2325 pronunciando dei principi in materia significativi.

I giudizi delle commissioni di esame sono espressione di discrezionalità tecnica

In linea generale, osservano i giudici, in materia, “i giudizi delle commissioni di esame vanno di per sé considerati  adeguatamente motivati anche quando si fondino su voti numerici, attribuiti in base ai criteri da essa predeterminati, senza necessità di ulteriori spiegazioni e chiarimenti, valendo comunque il voto a  garantire la trasparenza della valutazione; i giudizi formulati dalla commissione esaminatrice sono  in effetti l’espressione di una discrezionalità tecnica non sindacabile sulla base di opinioni tecniche  difformi, a meno che non venga prospettata con precisione e giustificazione probatoria la sussistenza delle note figure dell’illogicità, dell’irrazionalità e del radicale travisamento dei fatti, non comunque sufficientemente desumibili dal contenuto dell’appello e di conseguenza la pretesa  disparità di trattamento nella correzione degli elaborati non permette quello che viene definito un  sindacato “forte” del giudice amministrativo sulla medesima discrezionalità tecnica”.

Senza la presenza di condizioni di incompatibilità il riesame deve  essere effettuato dalla stessa commissione

Osservano i giudici che relativamente alla necessità che la richiesta di rivalutazione fosse affidata  ad una diversa commissione, “ va ribadito che in assenza di specifiche situazioni di incompatibilità  da cui far derivare l’obbligo di astensione (non indicate né dimostrate nel caso di specie), principi di economia procedimentale e di non aggravamento giustificano pienamente lo svolgimento del  riesame da parte della stessa commissione competente. Il procedimento amministrativo e, in particolare, un concorso pubblico o un esame, si fonda sul principio di conservazione degli atti. Un  effetto completamente caducante può derivare dall’accertata illegittimità degli atti compiuti all’inizio del procedimento stesso, quale, ad esempio, l’illegittima composizione della commissione  esaminatrice, assente nel caso de quo (cfr. ad es. Consiglio di Stato, sez. VI, 23 settembre 2014, n.  4789). La sezione ha avuto modo di evidenziare, in materia come, in base al principio di  conservazione dei valori giuridici, il riesame di legittimità della posizione di taluno dei membri  della Commissione di esame non si rifletta, in via derivata e consequenziale, sulla validità della  composizione dell’intero organo collegiale (Consiglio di Stato, sez. VI , 23 dicembre 2010, n. 9340). Anche da ciò ne consegue che, in assenza della specifica dimostrazione di vizi di legittimità della composizione ovvero della emergenza di specifiche cause determinanti l’obbligo di astensione, i  principi generali dell’azione amministrativa comportano la piena ammissibilità del riesame da parte  della medesima commissione”.

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