Esame di Stato, c’è chi vuole un restyling: il modello è anacronistico e non risponde alle attuali esigenze [INTERVISTE]

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La petizione lanciata da alcuni studenti, che ha già superato le 10mila firme, per chiedere al ministro Bianchi di eliminare gli scritti, ha riportato in luce uno dei temi più forti del panorama scolastico: con l’avvento del covid la maturità è stata snellita per necessità. Per molti però, potrebbe essere questo il momento per avviare una riflessione su come proseguire l’esame di Stato.

Ricordiamo che lo scorso anno l’esame era composto da un elaborato assegnato dal Consiglio di classe entro il 30 aprile e inerente al percorso svolto e delle discipline caratterizzanti l’indirizzo di studi. Sulla base dell’elaborato, si avviava un colloquio orale che comprendeva, inoltre: discussione di un testo già oggetto di studio nell’ambito dell’insegnamento di Lingua e letteratura italiana; analisi di materiali (un testo, un documento, un’esperienza, un problema, un progetto) predisposti dalla commissione con trattazione di nodi concettuali caratterizzanti le diverse discipline; esposizione dell’esperienza svolta nei PCTO (Percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento).

La petizione lanciata da alcuni studenti, che ha già superato le 10000 firme, per chiedere al ministro Bianchi di eliminare gli scritti, ha riportato in luce uno dei temi più forti del panorama scolastico: con l’avvento del covid la maturità è stata snellita per necessità. Per molti però, potrebbe essere questo il momento per avviare una riflessione su come riformare l’esame di Stato.

Per il prossimo esame di Stato, intanto, il Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi ha detto che si sta lavorando e che a breve darà notizie circa il modello che verrà adottato quest’anno scolastico 2021/2022.

Chi non esclude un cambio di modello è Paolo Fasce, dirigente scolastico dell’ITTL “Nautico San Giorgio” di Genova e Camogli (GE), che ad Orizzonte Scuola spiega: “L’esame di maturità, per come è stato costruito un tempo, era un rito molto legato ad un modello di scuola selettivo nel quale l’interrogazione ne era il punto caratteristico. Dimostrare di sapere quella cosa lì, a prescindere dalle pulsioni, caratteristiche, volontà dell* student*. Che le cose siano cambiate, e in meglio, è sotto gli occhi di tutt* e, in un certo senso, cambiare l’esame finale è l’unico modo per cambiare il tipo di percorso in itinere, altrimenti il docente medio dirà sempre “lo faccio perché avrete l’esame di Stato“.

Per questo motivo, il preside ritiene che “la richiesta degli studenti va quindi accolta in maniera meditata. Una nuova forma di colloquio finale, nella quale si presenta un elaborato, invece che le canoniche interrogazioni, il passaggio, cioè ad una modalità più universitaria, mi pare necessario. Non ho mai pensato che un numerino potesse rappresentare una persona. Occorre quindi che le persone escano con un curriculum che già oggi è stato implementato e che va arricchito di dati e informazioni“.

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Più categorico e netto Marco Campione, esperto di politica scolastica, che ad Orizzonte Scuola spiega la sua visione: “Sostanzialmente non serve più allo scopo pensato in precedenza. Si tratta solo di un rito di passaggio con nessuna rilevanza per la conoscenza del sistema scolastico. Si potrebbe pensare ad una prova uguale per tutti, una sorta di Invalsi. Ma sicuramente io lo abolirei l’esame di Stato. Anche perché l’esame di stato non può aggiungere nulla rispetto a quanto hanno osservato gli insegnanti nel corso di 3 o 5 anni“.

Insomma, un restyling degli esami di Stato non sarebbe poi uno scandalo, secondo i nostri interlocutori. E’ chiaro però che un nuovo modello dovrà essere poggiato su un sistema ben chiaro. La struttura adottata in tempi di covid è frutto dell’emergenza. La nuova maturità dovrebbe invece avere basi solide e strutturate. Ammesso si decida di cambiare.

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