“Errori di diritto e di grammatica, ma anche candidati che non sanno andare a capo”. Il disastro del concorso in magistratura

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Un disastro o quasi. Il concorso per gli aspiranti magistrati è andato come peggio non si poteva. Erano 3.797 gli aspiranti a diventare pubblici ministeri o giudici.

Hanno affrontato il concorso per 310 posti. Partendo come sempre dalle prove scritte, ma all’orale ne arriveranno soltanto 220 (il 5,7%).

“Errori marchiani di concetto, di diritto, di grammatica” afferma a La Repubblica, Luca Poniz, il pm di Milano che fa parte della commissione che ha corretto i compiti scritti degli aspiranti magistrati.

E ancora: “Trovare candidati del concorso in magistratura che non sanno andare a capo è un problema molto serio, io l’ho imparato in terza elementare…”.

Poi rincara la dose: “Abbiamo riscontrato una grande povertà argomentativa e una povertà linguistica. Molto spesso i temi ricalcavano schemi pre-confezionati, senza una grande capacità di ragionamento, una scarsa originalità, poca consequenzialità, e in alcuni casi errori marchiani di concetto, di diritto, di grammatica”. 

La penuria di magistrati ha spinto il Ministero della Giustizia ad abbreviare la dinamica del concorso. Nella riforma del Csm e dell’ordinamento giudiziario che il 27 aprile è stata approvata alla Camera e che è in lista di attesa per il voto finale al Senato in programma per il 14 giugno, è prevista una novità.

Si potrà accedere al concorso pubblico per entrare in magistratura direttamente dopo aver conseguito la laurea in giurisprudenza, valorizzando i tirocini formativi. Scompare così l’obbligo di frequentare le scuole di specializzazione.

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