Erri De Luca incontra gli studenti del Liceo Giordano Bruno di Roma

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Caro Erri,

ieri è stato “Il giorno prima della felicità” per noi del Liceo Giordano Bruno, perché anche la sola attesa di te, ci ha regalato gioia ed euforia. Non abbiamo dormito! Noi, come “I Pesci che non chiudono gli occhi” abbiamo provato ad immaginare per tutto il tempo cosa ci avresti detto e cosa avremmo potuto noi dire a te. Non vorremmo parlare “A schiovere” Erri, ma: “Tu, mio” sempre sarai per ognuno di noi. Averti qui, ora, “A grandezza naturale” ci fa venire la voglia di conoscerti “A spizzichi e bocconi” e finalmente non è più “Impossibile”, anzi è semplice, come ne “Le regole dello Shangai”.

Oggi saremo “Cercatori d’acqua” insieme a te, con la curiosità di un bambino. Tu, che ne “L’ora X” hai percorso sentieri ricchi ed articolati, con “Il peso della farfalla” sei tenuto oggi a raccontarci la “Bizzarria della provvidenza”, per farcene dono. Benvenuto Erri, che tu possa diventare nostro “Ospite incallito”.

La lettura del testo sopra citato – scritto a mano su una pergamena riporta alcuni titoli della produzione letteraria di Erri De Luca – è stato il benvenuto con il quale gli studenti, gli insegnanti e la dirigente scolastica del Liceo Giordano Bruno Prof.ssa Alessandra Lorini hanno accolto lo scrittore durante l’incontro tenutosi presso l’aula magna della scuola.

“Per motivi anagrafici e sentimentali appartengo al secolo scorso. Non sono stato uno studente modello, più portato per le cose pratiche che per l’astrazione, ho amato la filosofia antica fino ai presocratici poiché cercavano di spiegare il mondo con la scienza, la matematica e l’astronomia del tempo. Democrito e l’atomismo, per esempio mi hanno affascinato moltissimo… poi con il “Conosci te stesso” di Socrate mi sono disinteressato alla disciplina. Ho ripreso la filosofia con lo studio della biografia del mio conterraneo Giordano Bruno da cui prende il nome questa scuola. Ho capito negli anni che la scrittura, mi rende felice e che i libri sono degli incontri che segnano le nostre vite”. Così Erri de De Luca agli studenti del Liceo, ai quali con estrema semplicità e modestia lancia a raffica una serie di spunti di riflessione sia di natura storica sia di matrice biblica con richiami trasversali alla storia, alla democrazia e in particolare alla nostra Costituzione – nello specifico l’Art. 21 che ritiene tra i più importanti,  sul diritto di manifestare la libertà di pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. Ha sottolineato: “La lettura in genere non è solo intrattenimento, è una necessità di cui tutti noi abbiamo bisogno. E tutto questo da sempre perché le persone continueranno ad aver bisogno di farsi raccontare una storia per ritrovare dentro quelle parole parte di sé”.

Il dialogo con gli studenti ed Erri De Luca condotto dalla professoressa di Lingua inglese Prof.ssa Nella Scenna, parte sin da subito lasciando la possibilità di porre delle domande ispirate anche dalla lettura dei suoi libri.

Di seguito alcuni spunti di riflessione particolamente significativi emersi dal confronto con gli studenti.

“Ho letto il Don Chisciotte in età liceale per reazione alla lettura scolastica dei libri canonici previsti dai programmi scolastici. In quel periodo mi servì da antidoto e mi predispose alle osterie, residenze ufficiali di Chisciotte. In quell’età così complessa  me la prendevo pure con Cervantes che mortificava il suo personaggio facendogli subire umiliazioni continue. Ho ammirato l’idealismo di Chisciotte, il suo coraggio di attaccar battaglia ma soprattutto il coraggio di rialzarsi dopo le continue sconfitte. Intorno ai cinquant’anni coetaneo di Chisciotte, ho ripreso a rileggerlo sollecitato dalla lettura di una poesia di Nazim Hikmet dedicata al personaggio di Cervantes: ‘Tu sei il cavaliere invincibile degli assetati’. Era il contrario dell’evidenza: non ne aveva vinta neanche una. In me si spalancò un mondo e nella mia seconda lettura sollecitato da Hikmet trovai che dopo ogni sconfitta Chisciotte si rialzava nonostante le ferite, ma indomito e pronto alla successiva impresa. Compresi ciò che mi era sfuggito da ragazzo, al tempoinfatti mi ero concentrato solo sui fallimenti e sulle sue cadute sebbene a ognuna di quelle corrispondeva una ripresa dai colpi subiti, come se ogni sconfitta fosse linfa vitale per rialzarsi di nuovo”.

In merito al Libro “A grandezza Naturale”

“Ho iniziato queste pagine ispirato da un ritratto di Marc Chagall che raffigura suo padre a grandezza naturale, uno a uno. Lo fece a memoria e a distanza. Tra genitori e figli si apre la frattura di spazio e di tempo. Si allontanano anche abitando sotto lo stesso tetto. Qui passa tra loro la relazione tra due capi della stessa corda. In matematica esiste una complicata Teoria dei nodi. In narrativa esiste tra genitori e figli l’innumerevole narrativa dei nodi. La più conosciuta, estrema, lega e slega Isacco e Abramo su una cima deserta e desolata. Da figlio ho praticato lo scioglimento brusco, alla maniera di Alessandro con il nodo di Gordio. Lo aprì con un colpo di spada, che non è la soluzione dell’enigma, ma la sua negazione. Da figlio ho creduto di poter ignorare il vincolo, fare come se i miei fossero degli adottivi occasionali. È stata presunzione da pagare successivamente con il debito a vita. Si attraversa un’età di rinnegamento degli affetti. Perfino il protagonista dei Vangeli non volle riconoscere in pubblico sua madre. La sua missione comportava l’azzeramento della vita precedente. Negli atti di libertà presi e tenuti dalla mia generazione politica c’era l’impronta inevitabile dell’ingratitudine. Nelle tempeste affettive, dentro un bicchiere d’acqua o nell’oceano, non si diventa più grandi né minori di chi ci ha preceduto. Ci si trova alla fine in un ritratto a grandezza naturale”.

Il commento a caldo di alcuni studenti del Liceo a conclusione dell’incontro con lo scrittore:

A conclusione di questo prezioso incontro crediamo che Erri de Luca abbia sparso nel corso del dialogo tantissimi spunti di riflessione molto importanti in una fase di crescita molto complessa come l’adolescenza. quindi un grande contributo alla nostra formazione, all’elaborazione di idee e principi che stiamo costruendo. Ci ha parlato dell’importanza delle parole, della poesia, dell’importanza della solidarietà tra gli uomini ma soprattutto dell’essere umani e di quanto sia importante rialzarsi dopo una sconfitta. Inoltre ha sottolineato che noi giovani possiamo avere due posizioni rispetto al futuro: o aspettare e prima o poi arriverà, oppure pensare come lo vorrebbero questo futuro e cercare di fare scelte che possano realizzare le loro aspettative“.

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