Entrare nel mondo della scuola è una gara tra docenti. Lettera

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Silvia Santarelli – Cari lettori, sono una ragazza, che dopo aver vissuto sei anni in Germania, ha deciso dopo un percorso di formazione di tornare nella sua vecchia bella Italia per realizzare il suo sogno di introdursi nella scuola come docente.

Non posso nascondere la mia delusione nel vedere che esistono forme di baratto per entrare nel mondo della scuola. Avvocati e tutta una serie di associazioni, a cui un aspirante insegnante è costretto a rinvolgersi per tutelare i propri diritti, barattano posti di lavoro attraverso ricorsi vari con chi crede nella professione di docente e investe tempo e denaro in essa. Si tratta, dunque, di una gara tra docenti per entrare nel mondo della scuola, che viene vinta da chi ha più disponibilità economiche da investire in questi ricorsi, a volte infondati.

Mi chiedo perché solo attraverso singoli ricorsi si possa riconoscere che la laurea+24 crediti formativi universitari costituisce un titolo abilitante, anziché affidare al MIUR tale riconoscimento per tutti coloro che possiedono tali requisiti.

Vorrei anche rimarcare la mia amarezza nel come è stato svolto il concorso, se così lo si può definire, di specializzazione al sostegno. A mio avviso l’estensione della partecipazione al concorso agli ITP, persone non ancora pienamente formate, né professionalmente né personalmente, e spesso troppo giovani e con poca esperienza per avere delle aspettative riguardo al loro futuro, ha contribuito a creare disordine e un clima di irregolarità durante le prove preselettive svoltesi in tutt’Italia. Ritengo di poter esprimere apertamente il mio più profondo dissapore per aver dato la possibilità a questi giovani, a volte incerti e demotivati, di insegnare a ragazzi con le più svariate problematiche, dal disabile al ragazzo con difficoltà di apprendimento.

Ritengo inoltre ingiusta la possibilità che si vuole riconoscere ai giovani insegnanti che hanno solo tre annualità d’insegnamento alle spalle di potersi inserire nella scuola con percorsi abilitativi agevolati; mentre non ha ricevuto alcun riconoscimento chi al contrario si è formato e ha acquisito i 24 crediti per l’insegnamento. Peraltro è discutibile il metodo di conferimento delle supplenze affidato alle scuole e non ai provveditorati.

Spero che questa lettera venga letta anche dal Ministro Bussetti e che possa aiutare a riflettere e ad aprire gli occhi di tutti coloro che sono coinvolti nel mondo scolastico, al fine di costruire una scuola che si basa sull’equità e la meritocrazia.

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