Ennesimo caso di una maestra violenta: ” i momenti di normalità e serenità non sono idonei a elidere il comportamento violento”

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Sulla base di una serie di risultanze che avevano consentito di cogliere la quotidiana e frequente abitudine dell’insegnante d i urlare di continuo all’indirizzo dei bambini, di redarguirli apostrofandoli con frasi umilianti e offensive e di ricorrere a condotte apertamente violente, quali quelle di colpire sulla testa gli alunni quando i compiti assegnati non venivano correttamente svolti, con i loro stessi quaderni o uno scappellotto, minacciare l’uso della forza mimando irruentemente il gesto dello schiaffo dinanzi al volto degli alunni, sbattere con forza la mano sui loro banchi e riportare al posto i bambini indisciplinati con una tirata di orecchi o energici strattoni al braccio o al collo, la maestra veniva sottoposta agli arresti domiciliari.

La Cassazione penale con sentenza del 22 giugno 2017 n° 31340 annulla il provvedimento impugnato dalla difesa, quale la misura degli arresti domiciliari, per mancanza di esigenze cautelari, stante il lungo decorso del termine da quando l’indagata è venuta a conoscenza dell’esistenza delle indagini ed i fatti ivi considerati, ma nel merito del procedimento emergono questioni importanti.

I Giudici rilevano che le reiterate condotte lesive hanno trovato corrispondenza, a giudizio del collegio del riesame, in un diffuso malessere fra i piccoli scolari, testimoniato dal timore generale provocato in classe da taluni episodi, riscontrabile dalle immagini registrate, e dalle dichiarazioni rilasciate dai genitori di alcuni alunni, a dire dei quali i bambini erano preoccupati di essere oggetto della violenza fisica e verbale dell’insegnante, chiedevano protezione dalle botte ricevute o dispensate agli altri compagni, rifiutavano la frequenza scolastica e avevano manifestato il loro disagio tramite comportamenti quotidiani insolitamente reattivi e aggressivi.

Il collegio del merito cautelare ha così ritenuto che il corredo indiziario offrisse un quadro attestante una gratuita e stabile mortificazione degli alunni da parte della maestra, la quale faceva abituale e sistematico ricorso a metodi connotati da elevata carica aggressiva, apertamente sproporzionati rispetto all’entità delle mancanze rimproverate, spesso smodatamente violenti sia per l’estremo vigore delle minacce urlate, sia per la parte del corpo interessata dai colpi quando inferti, sia per la forza, più sovente contenuta in uno scappellotto ma talvolta gratuitamente eccessiva, di tali colpi, che risultavano comunque idonei, pur quando non violenti, a provocare l’umiliazione dell’alunno.

Sulla base di queste risultanze della piattaforma istruttoria il Tribunale ha tratto la dimostrazione della connotazione plausibilmente violenta e comunque sproporzionata della condotta fisica e morale tenuta dalla maestra, della protrazione di un simile contegno per un tempo sufficientemente ampio a ravvisare l’abitualità della condotta e della consapevole intenzione dell’insegnante di adottare tale sistema di comportamento nei confronti degli alunni e di persistere in questa attività vessatoria, ritenendo così corretta la qualificazione giuridica attribuita al fatto e sufficientemente gravi gli indizi di colpevolezza rispetto al reato di cui all’art. 572 c.p., art. 61 c.p., n. 11 ter e quinquies.

La difesa eccepiva tra le varie cose che il Tribunale, “si era limitato a esaminare gli episodi selezionati dagli inquirenti omettendo di effettuare un vaglio critico di tutta l’attività didattica svolta dalla maestra; questo esame parziale aveva portato a ravvisare uno stato di malessere e disagio dei minori malgrado tutti gli alunni quotidianamente esprimessero uno stato d’animo di felicità e serenità durante l’attività dell’agorà e senza considerare che una simile condizione poteva trovare origine nello stress derivante dalla frequenza scolastica o in ragioni extrascolastiche.”.

Sul punto la Cassazione evidenzia che “ i momenti di normalità e serenità condivisi con gli alunni e le attestazioni di stima ricevute dalle maestra sono stati reputati inidonei a elidere e scriminare le risultanze del precipuo comportamento vessatorio tenuto dall’insegnante nel contesto della classe interessata dalle intercettazioni e nei confronti di determinati alunni.”

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