Emilio Sabatino (SISA): per analizzare la situazione scolastica di oggi, bisogna fare un passo indietro di 20 anni e più

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A cura di Sergio Mauri – Per analizzare la situazione scolastica di oggi, bisogna fare un passo indietro di 20 anni e più. Con la prima Repubblica, i governi duravano poco e qualsiasi ministro era impossibilitato o quasi a fare qualcosa, anche perché improvvisamente si ritrovava decaduto per contrasti e conflitti nelle varie potenti correnti DC.

A cura di Sergio Mauri – Per analizzare la situazione scolastica di oggi, bisogna fare un passo indietro di 20 anni e più. Con la prima Repubblica, i governi duravano poco e qualsiasi ministro era impossibilitato o quasi a fare qualcosa, anche perché improvvisamente si ritrovava decaduto per contrasti e conflitti nelle varie potenti correnti DC.

Dopodiché è arrivato il “fenomeno Berlusconi” che ha diviso il paese in destra e sinistra. Ogni qualvolta si alternavano questi schieramenti politici, sia l’uno che l’altro, cercavano di disfare il lavoro del “nemico”. Basta ricordare il ministro Berlinguer che spazzò via, con un colpo di spugna, il lavoro del suo predecessore D’Onofrio, intestardendosi sul famoso Concorsone per le modalità di valorizzazione docente, riprese alla grande dall’attuale governo. Con Berlinguer ricordiamo la legge 10 febbraio 2000, n. 30 (“Legge Quadro in materia di Riordino dei Cicli dell’Istruzione”) così suddivisa:

-la scuola dell’infanzia;
-il ciclo primario (scuola di base), esteso a sei anni, suddivisi in tre bienni, al termine di ognuno dei quali era prevista una prova di valutazione. La valutazione finale assumeva valore di esame di stato;
-il ciclo secondario, esteso sei anni.

Questa legge fu poi abolita dalla cosiddetta riforma Moratti, ossia dalla legge 28 marzo 2003 n. 53., abrogata a sua volta dalla legge Gelmini. Un pastrocchio del centro-destra degno della migliore interpretazione di Agatha Christie. La riforma soprattutto riguardava la scuola primaria dove si reintroduceva nuovamente la figura del maestro unico con orario di 24 ore settimanali, ritornando indietro nel tempo, e affossando la ex scuola elementare, fiore all’occhiello a livello mondiale della scuola italiana.

In verità, la riforma Gelmini fu voluta dall’allora superministro Tremonti con l’unico scopo di ridurre le spese ad ogni costo a dispetto delle dichiarazioni di intenti del ministro titolare del dicastero di Viale Trastevere. Passati invece come dei fantasmi, i ministri Fioroni e Profumo, politici onesti ma con poca personalità. A mio giudizio il miglior ministro dell’istruzione degli ultimi 20 anni è stato Maria Chiara Carrozza, del governo Letta, alla quale si deve un piano triennale cospicuo di assunzioni. Per quanto riguarda l’attuale ministro Giannini, la considero a pari merito della Gelmini, il peggior ministro dell’istruzione.

Renzi, Giannini e una riforma devastante. La riforma della scuola detta anche la “ Buona Scuola” è una delle più assurde e contorte riforme che mente umana abbia potuto mai partorire. Ha declassato la scuola pubblica italiana da istituzione a servizio. A nulla è valso la valanga di scioperi organizzati da tutti i sindacati, soprattutto quelli di base, che percepiscono sempre prima dei confederali il pericolo di caduta libera della scuola italiana. Una riforma che con­se­gna tutti i poteri in mano ai pre­sidi:  un dirigente che si avvale di poteri risalenti all’epoca fascista, come la chiamata diretta degli insegnanti, come un dirigente-podestà che gode già ora di poteri enormi, ai quali si aggiunge quello di assumere oppure di non rinnovare il contratto agli insegnanti, e di premiarne il cosiddetto merito.

Inoltre defi­ni­sce il pro­getto for­ma­tivo con vin­colo trien­nale; ricerca finan­zia­menti pri­vati sul mer­cato. Una riforma che affossa la libertà di insegnamento e di apprendimento.
Renzi, il vero burattinaio di questa rivoluzione, ha messo in atto un attacco frontale ai docenti, infischiandosene delle loro perplessità e contrarietà a questa riforma che sa molto di destra.

I ministri Gelmini e Tremonti hanno tolto alla scuola oltre otto miliardi in tre anni, cui vanno aggiunti circa tre miliardi all’anno dal 2012, con l’entrata a regime dei tagli. Più il blocco del contratto, e quindi dell’adeguamento del salario al costo della vita. Quello che viene ora messo nelle casse della scuola è una minima parte di quella cifra. Più il blocco del contratto, e quindi dell’adeguamento del salario al costo della vita. Di tutto questo ci verrà restituito una miseria, soldi naturalmente presi dalle nostre tasche.

Falsità anche sulle assunzioni. Il ministro Carozza, come già detto precedentemente, aveva varato   un piano triennale cospicuo di assunzione in cui il ministro Giannini è andato a pescare. I 160mila precari sono già interni alla scuola, lavorano ogni anno da settembre a giugno. I posti disponibili per nuove assunzioni erano 53.037, cui si aggiungono le circa 125mila supplenze annuali attivate lo scorso anno, per un totale di 178mila posti.

Altro nodo contorto è la svendita della scuola ai privati; don Milani diceva che in una scuola classista il figlio del dottore farà il dottore, il figlio dell’operaio o dell’impiegato farà l’operaio o l’impiegato. Un salto all’indietro terribile, degno di questi politici che purtroppo ci rappresentano ed hanno affossato la scuola pubblica italiana.

Revisionismo storico nelle scuole.

Purtroppo non sempre sui libri di scuola vengono riportati correttamente fatti ed eventi storici che hanno caratterizzato il nostro paese. Si nascondono le barbarie, le violenze e le stragi dei Savoia, nel meridione, in nome dell’Unità d’Italia, facendo passare per briganti degli uomini valorosi che cercavano solo di difendere la propria terra invasa e perseguitata.

Si preferisce non ricordare le migliaia e migliaia di civili jugoslavi trucidati dalle truppe italiane nell’ex-Jugoslavia, occupata dal 6 aprile 1941 fino all’ 8 settembre del 1943; si ignorano le migliaia di civili morti nei campi di concentramento fascisti. Si cancellano dai libri di storia e dalle commemorazioni le violenze sistematiche subite in Istria dalla popolazione locale nel corso dell’occupazione fascista (distruzione di Centri culturali e di case del popolo, italianizzazione forzata dei cognomi slavi, imposizione della lingua italiana ecc…).

E così tanti altri episodi frutto di bugie storiche che purtroppo vengono portate nelle nostre scuole, dando informazioni false e sbagliate.

Il revisionismo storico non è altro che il riesame critico di fatti storici sulla base di nuove evidenze o di una diversa interpretazione delle informazioni esistenti, considerando tutte le parti politiche e sociali in causa come testimoni importanti. L’uso negativo del termine revisionismo si riferisce invece alla non corretta manipolazione della storia per scopi politici.

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