Emergenza Coronavirus: gli insegnanti, un esercito di formiche


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inviata da Teresa Californi –  Formiche è proprio cosí che vedo i docenti della mia scuola e di tutta Italia da circa un mese. Un tempo a cui nessuno era e voleva essere preparato, un tempo che ci ha scombussolato e sbalordito.

Avremmo preferito avere il tempo di.. il tempo per .. ma l’emergenza ha preso il sopravvento in men che non si dica.

Sí, perché è di emergenza che parliamo, cioè di una situazione critica che all’improvviso ci ha tolto gli alunni, i libri, le aule, e ci ha catapultato nelle case dei nostri stessi alunni, in cui ci sono mamme e papà che hanno dovuto riorganizzare la loro vita per far continuare una vita “ assai strana”.

Le cucine, le camerette, i salotti con la vita che appartiene a questi luoghi sono diventate aule scolastiche piene di vivacità e creatività.

I nostri e i loro volti li abbiamo visti in cellulari, tablet e computer.

La nostra voce all’improvviso è diventata tremante per l’emozione, ma anche per quella “maledetta” linea che come sempre gioca brutti scherzi.

E cosí, come tante formiche, piccole, forti, tenaci, abbiamo raccolto il nostro chicco prezioso sulle nostre spalle e lo abbiamo condotto con fatica nel formicaio, per conservarlo, proteggerlo e difenderlo.

Abbiamo accolto questa difficile situazione partendo dall’aiuto reciproco e con i mezzi che avevamo a disposizione che da zattere si sono trasformate in velieri e navi.

Il nostro unico imperativo è stato quello di non mostrare di essere i più bravi e performanti, rincorrendo quello che non c’è, ma semplicemente: ESSERCI.

Mead disse che aiutare qualcun altro nelle difficoltà è il punto in cui la civiltà inizia.

Buon lavoro a tutte le brave formiche di questo splendido Paese.

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