Elogio a chi senza cultura arriva a ruoli apicali può essere messaggio equivoco. Lettera

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Inviato da Laura D’Angelo – “Una bracciante che diventa Ministra dell’Agricoltura non è solo una bella storia, è soprattutto una grande lezione ed un esempio da curare come il più prezioso dei doni.”

Così Guglielmo Epifani, in un messaggio certamente da apprezzare e condividere. Ma bisogna fare attenzione con le parole e non far passare un’interpretazione sbagliata, di comodo. Perchè si corre il rischio di dare dello studio un’immagine limitativa, quasi oggi ci si debba vergognare di avere una laurea, o di aver intrapreso un percorso di studio, con serietà, impegno, sacrificio.

Quante volte mi sono sentita dire in classe quest’anno: “e a cosa mi serve se anche per fare il Ministro la cultura non conta? se i nostri politici non sono laureati perché devo laurearmi io?” Massimo rispetto per chi ha una licenza media presa con impegno e serietà, e può vantare anni e anni di pratica e competenza politica sul campo.

Non sono certo i titoli a fare le persone ed il bello della democrazia è che ognuno è libero, nel rispetto delle altrui libertà, di fare le proprie scelte. Ma rischiamo di sfociare nell’antidemocratico laddove lo studio venga inteso come pratica elitaria, destinato ad un ambiente di nicchia, lontano dalle realtà della vita di ogni giorno.

Per conseguire una laurea ci vogliono impegno, serietà, costanza, tenacia, sacrificio, e ancora impegno. Anche se ogni persona merita rispetto e dignità, non facciamo passare il messaggio che “tutti possono fare tutto”, tutti possono fare tutto con preparazione e competenza, che se magari non scaturiscono da una laurea, non per nulla devono invogliare ad un appiattimento di conoscenze e professionalità.

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