Elezioni RSU, la UIL chiede il rinvio, “Agisca la politica a livello normativo”. Anief: no grazie

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Lo stato della situazione pandemica che stiamo vivendo ci impone, con il senso di responsabilità che contraddistingue la nostra organizzazione, a sollecitare in tutti un’attenta riflessione sulla possibilità di un esercizio in piena sicurezza del diritto di voto delle prossime elezioni RSU.

Lo dice la Uil in una nota a proposito delle prossime elezioni Rsu per il pubblico impiego. “La UIL e le sue categorie del pubblico impiego ritengono che, allo stato attuale, non vi siano le condizioni di sicurezza necessarie a permettere l’avvio della macchina elettorale e, di conseguenza, la massima partecipazione di tutti i lavoratori che sempre ha caratterizzato positivamente questo momento elettorale sui posti di lavoro“, prosegue il sindacato.

Pertanto, dal momento che le elezioni delle RSU del pubblico impiego sono un grande spazio di democrazia è essenziale tutelarne e garantirne a tutti i pubblici dipendenti il loro pieno esercizio. E ancor più le stesse non possono, al contrario, costituire un ulteriore possibile elemento di diffusione del contagio. Sono questi i motivi che ci hanno spinto a non sottoscrivere oggi in Aran la proposta di uno slittamento di poche settimane delle date elettorali che nulla avrebbe potuto cambiare in termini di garanzie di sicurezza e agevolazione della più ampia partecipazione che è cuore della democrazia“, prosegue la UIL

Per queste ragioni la UIL chiede alla politica di agire normativamente per uno spostamento congruo che, anche alla luce dell’esperienza epidemiologica di questi due anni, riteniamo possa essere individuato, compatibilmente con le esigenze legate all’istruzione di tutte le procedure utili al voto, nel prossimo mese di novembre“, conclude.

Anief: no grazie

Chiunque conosce le regole del protocollo del calendario elettorale sa bene che un voto a novembre presuppone la presentazione delle liste a settembre quando ancora i 200 mila precari della scuola non sono stati nominati come supplenti. Quindi chiedere le elezioni a novembre significa privare i precari al 30 giugno, al 31 agosto per non parlare dei supplenti brevi e degli attuali supplenti Covid della candidatura, del voto e della rappresentanza.

Come Anief siamo pronti a impugnare in tribunale per farla disapplicare una eventuale norma legislativa che rinvii l’attuale vigente calendario elettorale per evitare il voto dei precari, dei lavoratori più deboli del pubblico impiego italiano.

In assenza di una norma di legge, il 1 febbraio noi presentiamo le liste con l’attuale calendario e con candidati anche precari perché si possa lottare insieme ad essi e non contro di essi proprio contro la precarietà e non si cancellino i diritti fondamentali di chi cerca la stabilizzazione“, commenta Marcello Pacifico, leader dell’Anief.

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