Elezioni 3-4 ottobre: l’88% dei seggi è ancora nelle scuole. Permessi e utilizzo del personale scolastico. Le info utili

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In Italia l’88% dei 61.562 seggi elettorali si trova all’interno di edifici scolastici. Lo ricorda Cittadinanzattiva, nel XIX Rapporto sulla sicurezza a scuola, sottolineando che il tema dello spostamento dei seggi elettorali in sedi diverse dagli istituti scolastici è stato sollevato in occasione del Referendum Costituzionale dello scorso anno.

In quell’occasione l’impegno dei Comuni è stato deludente: solo 471 (2%) su circa 8.000 hanno previsto lo spostamento di 1.464 sezioni elettorali.

Il Ministero dell’Interno ha reso noto qualche giorno fa l’elenco dei 117 Comuni che, in occasione delle prossime Amministrative, hanno richiesto di accedere al fondo previsto di 2 milioni di euro per lo spostamento dei seggi elettorali dalle scuole ad altri spazi pubblici.

Secondo quanto si legge sul sito del Viminale, in totale sono 510 i seggi elettorali interessati, con il coinvolgimento di circa 300.000 elettori e di oltre 30.000 studenti.

Il numero (510 i seggi “spostati” dalle scuole) è ancora basso ma sta crescendo la sensibilità circa l’importanza di ciò sia nei cittadini che in molti amministratori pubblici.

Cittadinanzattiva, che in vista delle Politiche del 2023, assicura che continuerà ad impegnarsi affinché tutti i Comuni Italiani garantiscano sedi alternative da adibire a seggi elettorali, anche con contributi pubblici da prevedere a questo scopo.

Elezioni del 3-4 ottobre, personale scolastico impegnato ai seggi

Se un docente svolge funzioni presso i seggi elettorali, la normativa di riferimento è dell’art. 119 del T.U. n. 361/57, modificato dalla Legge n. 53/90, e dell’art. 1 della Legge 29.1.1992, n. 69

Secondo quanto previsto dalla citata norma “In occasione di tutte le consultazioni elettorali disciplinate da leggi della Repubblica o delle regioni, coloro che adempiono funzioni presso gli uffici elettorali, ivi compresi i rappresentanti dei candidati nei collegi uninominali e di lista o di gruppo di candidati nonché, in occasione di referendum, i rappresentanti dei partiti o gruppi politici e dei promotori del referendum, hanno diritto ad assentarsi dal lavoro per tutto il periodo corrispondente alla durata delle relative operazioni. I giorni di assenza dal lavoro compresi nel periodo di cui al comma 1 sono considerati, a tutti gli effetti, giorni di attività lavorativa“.

Parliamo di presidenti, scrutatori, segretari, rappresentanti di lista, vigilanza o altro.

Gli incarichi presso i seggi sono da considerarsi equiparabili, come si legge chiaramente, alla giornata lavorativa. Quindi il lavoratore non potrà ricevere richieste di prestazioni lavorative durante le operazioni legate agli incarichi di seggio.

Inoltre, il lavoratore ha diritto al riposo compensativo nel caso in cui abbia prestato servizio per le operazioni di seggio la domenica o il sabato nel caso di settimana corta. I giorni di risposo dovranno essere richiesti immediatamente dopo le operazioni elettorali, in accordo con il dirigente. In caso di mancato riposo compensativo, i lavoratori potranno chiedere una retribuzione, secondo quanto previsto dalla Legge n. 69/1992.

Cosa succede nei plessi scolastici non utilizzati per le elezioni

Nei plessi non individuati sede di seggio elettorale si dovrà svolgere normale attività didattica e dunque questi edifici dovranno necessariamente rimanere aperti (non si tratta neanche di “sospensione delle lezioni” ma con i servizi di segreteria funzionanti, si tratta di attività didattica a tutti gli effetti).

Docenti e personale ATA assegnati a tali plessi dovranno recarsi a scuola regolarmente e secondo il proprio orario di servizio.

Le lezioni non dovranno essere sospese e docenti e ATA non potranno “rivendicare” il recupero delle ore prestate (per loro è regolare servizio).

Per ciò che riguarda invece il personale che non presta attività lavorativa perché la sede di servizio rimane chiusa in quanto individuata sede di seggio, vale tutto quanto abbiamo esplicitato nella premessa, con l’aggiunta di ciò che è indicato nell’O.M. 185/1995 (art. 3, comma 30): “Gli insegnanti a disposizione per la temporanea chiusura dei locali della sede di servizio a causa di disinfestazione o di consultazione elettorale non sono da considerare in soprannumero e non possono essere pertanto utilizzati negli altri plessi del circolo o nelle sezioni staccate o scuole coordinate”.

A nostro avviso, quindi, un’eventuale disposizione da parte del Dirigente (magari attraverso un ordine di servizio) che preveda la prestazione lavorativa di docenti e ATA, originariamente assegnati ai plessi dove si svolgono le elezioni nel plesso o nei plessi in cui si svolge la normale attività didattica è inesistente e illegittima, a meno che tale possibilità non sia espressamente prevista nella Contrattazione d’Istituto ai sensi dell’art. 6/2 lett. h e m CCNL/2007. (es. tale previsione può contemplare il caso di una “rotazione” del personale ATA da un plesso ad un altro in caso di particolari e temporanee esigenze di servizio).

Si è quindi del parere che il personale non in servizio nella propria sede potrà essere utilizzato nella sede che rimarrà aperta solo se ciò è espressamente previsto nella Contrattazione d’Istituto e di conseguenza tutto il personale può essere a conoscenza di questa possibilità.

Pertanto, auspichiamo che nessun ordine di servizio da parte dei dirigenti risulti “inatteso” o considerato “inopportuno”.

Elezioni del 3-4 ottobre: dove si vota

Domenica 3 e lunedì 4 ottobre oltre 12 milioni di cittadini andranno alle urne per eleggere i sindaci in 1.162 Comuni, a cui si aggiungeranno quelli delle regioni a statuto speciale, come il Friuli Venezia Giulia. Il decreto che ne fissa la data è stato firmato dal ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, e l’eventuale turno di ballottaggio per l’elezione diretta dei sindaci è previsto domenica 17 e lunedì 18 ottobre.

In tutta Italia i Comuni coinvolti saranno 1.162, tra i quali 18 capoluoghi di provincia – ivi comprese le sfide clou tra i candidati alla poltrona di prima cittadino a Torino, Milano, Bologna, Roma e Napoli – e 9 Comuni sciolti per fenomeni di condizionamento e infiltrazione di tipo mafioso, per un totale di 12.015.276 elettori.

In Sicilia (42 comuni) e Sardegna (102 comuni) le elezioni si svolgeranno domenica 10 e lunedì 11 ottobre con eventuale turno di ballottaggio domenica 24 e lunedì 25 ottobre 2021.

La legge elettorale per le elezioni amministrative prevede regole diverse a seconda della grandezza dei comuni. In quelli sopra i 15mila abitanti, se nessuno dei candidati riesce a ottenere il 50% dei voti (40% in Sicilia), si deve tenere un ballottaggio tra i due più votati. Nei comuni sotto i 15mila abitanti, le elezioni amministrative si svolgono invece in un unico turno: a essere eletto è il candidato capace di ottenere anche un solo voto in più rispetto ai suoi avversari.

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