Elezioni 2018, Liberi e Uguali: riconoscere malattie professionali docenti, rivedere stipendio a livelli europei

di Vittorio Lodolo D'Oria
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Per un banale disguido, accertato direttamente dallo scrivente, la lettera contenente il programma della petizione non è pervenuto al senatore Miguel Gotor che è “responsabile scuola” della neonata formazione politica Liberi e Uniti (LeU).

L’interessato ha pertanto chiesto di poter rispondere, al pari degli altri partiti, alle istanze della petizione. Accogliamo di buon grado la richiesta avvertendo correttamente che il rappresentante di LeU ha potuto fruire della possibilità di leggere gli scritti delle altre parti politiche pubblicati alcuni giorni addietro sempre da questa testata. Al termine dell’intervento – pubblicato integralmente così come ci è stato trasmesso – seguiranno le solite note tecniche, mentre demandiamo al lettore il compito di valutare complessivamente la bontà della proposta politica.

Senatore Miguel Gotor – professore Facoltà Scienze della Formazione Università di Torino – Liberi e Uguali

Parto anche io da una premessa: la legge n. 107, alla luce del suo impianto teorico e della sperimentazione pratica, per Liberi e Uguali deve essere radicalmente rivista e in molte parti abrogata. Essa – specie dopo i decreti attuativi – ha peggiorato la situazione della scuola italiana.

Faccio tre esempi.

1) Situazione di caos organizzativo successivo alla stabilizzazione dei docenti delle graduatorie di merito e delle GAE;

2) Alternanza scuola/lavoro obbligatoria, che ha – sì – consentito alcune esperienze virtuose, ma ha anche legittimato quelle pessime, come per esempio il lavoro degli studenti alle casse degli autogrill o nelle pulizie;

3) School bonus, una regalia alle scuole paritarie di cui non si sentiva il bisogno.

Venendo ai punti programmatici della lettera inviata, concordo sull’assoluta necessità di un serio monitoraggio delle malattie professionali e della loro prevenzione, attraverso la piena attuazione del decreto legislativo n. 81 del 2008 e un adeguato finanziamento degli strumenti necessari. Si tratta di una questione importante sia sul terreno del riconoscimento, sia su quello della prevenzione e quindi mi sento di sostenere le richieste che specificate nei diversi punti. Circa i rapporti tra giustizia ordinaria e poteri dei presidi, cui si fa cenno nella vostra lettera, mi preme però precisare che non sempre gli interventi del magistrato possono definirsi «a gamba tesa». Spesso ho incontrato insegnanti che invocano legittimamente giustizia nei confronti di dirigenti scolastici che interpretano in chiave discrezionale o addirittura autoritaria i poteri attribuiti dalla legge 107, specie nei confronti degli insegnanti che fanno parte dell’organico del «potenziamento».

Quanto al tema del burnout, un tema ingiustamente sottovalutato, sottolineo che la questione deve interessare anzitutto gli insegnanti di sostegno e poi anche quelli sui posti comuni, ma è necessario procedere in questa direzione per riconoscere le malattie professionali degli insegnanti in modo più specifico di quanto avviene oggi.

Per quanto concerne la retribuzione degli insegnanti, ribadisco la posizione di Liberi e Uguali. In Italia sussiste una «questione salariale» che riguarda i docenti perché la scuola pubblica è sottofinanziata, nel suo complesso e in relazione ai finanziamenti (700 milioni all’anno) che continuano ad affluire alle scuole paritarie. Mi sembra dunque giusto impegnarsi affinché la loro retribuzione sia adeguata alla media dell’Unione europea.

Se noi riuscissimo a recuperare le risorse da quelle destinate alle scuole private e comunque evitassimo sperperi come per esempio quello per gli F35 (si ricordi sempre che la spesa per il Ministero della Difesa – dati Milex – è cresciuta del 3,4 per cento dal 2017 al 2018), ricaveremmo risorse per aumenti contrattuali più sostanziosi di quelli appena concessi in chiave maldestramente elettoralistica la settimana scorsa. Per non parlare del fatto che i dati «Eurispes» del 2016 rivelano che l’evasione fiscale in Italia si aggira fra i 250 e i 270 miliardi annui, per un valore pari al 18 per cento del PIL, che esiste un PIL sommerso pari a 540 miliardi e un’economia criminale che movimenta circa 200 miliardi di euro. Quindi sottoscrivo senza incertezze questa parte della vostra lettera, a partire dalla consapevolezza che un’incisiva volontà politica di aggredire queste «anomalie italiane» consentirebbe di intervenire nel settore della scuola pubblica.

Aggiungo che tutta l’enfasi che il centro-destra ma anche il Partito democratico mettono sugli aspetti premiali e pretesamente meritocratici mostrano francamente la corda. Questo tipo di ragionamenti può valere nelle grandi aziende private, nelle quali la misurazione di risultati di produzione può esprimere un merito e tradursi in significative quote retributive. Nell’ambito della scuola pubblica, nella logica del servizio e (dico purtroppo) a livelli retributivi beni più contenuti, architettare sistemi troppo spinti di valutazione e ricompensa economica mi pare incongruo e foriero di possibili discriminazioni, favoritismi o veri e propri ricatti che ledono il valore costituzionalmente garantito della libertà di insegnamento. Tanto più che è sbagliato che la valutazione non sia stata affidata a soggetti terzi, esterni alla realtà scolastica interessata, come avviene in altri contesti europei e sarebbe giusto che fosse avvenuto anche in Italia.

Alle coperture che ho indicato posso aggiungere la reintroduzione di una tassazione progressiva sui cespiti immobiliari e la revoca dei bonus a pioggia (18app, bonus bebé, eccetera). Se risparmiassimo su queste voci, sarebbero reperibili le risorse per una rivisitazione del trattamento previdenziale in base all’usura psicofisica e all’anzianità di servizio con le relative malattie professionali e anche erogare il TFR in un’unica soluzione e non a rate nel corso degli anni, come da voi giustamente richiesto nella missiva.

Commenti

E’ francamente curioso come tutte le formazioni politiche intervistate si siano dette d’accordo nel “dare piena attuazione al DL 81/08” che tutela la salute dei lavoratori. Infatti sono trascorsi 10 anni dalla promulgazione del decreto e 7 anni da quando lo stesso è divenuto attuativo nella scuola (1° gennaio 2011), mentre il provvedimento di legge resta totalmente inapplicato e non finanziato. Se poi si richiamano i numerosi atti parlamentari in merito alla questione (interpellanze, interrogazioni e mozioni) cui è rimasta sorda la politica, si stenta a credere che l’unanime interesse delle forze politiche contenga una qualche credibilità. Speriamo di sbagliarci.

Non si capisce poi perché l’argomento “burnout” venga trattato da LeU successivamente e non contestualmente, cioè in modo disgiunto dal DL 81/08 e dalla tutela dei lavoratori. Bene invece l’aver richiamato l’alto rischio di disagio psicofisico professionale cui vanno incontro gli insegnanti di sostegno. Ad oggi infatti disponiamo di un solo studio nazionale del 2009 (pubblicato dall’Istituto Italiano di Medicina Sociale) che attesta chiaramente un’altissima esposizione dei suddetti insegnanti all’usura psicofisica professionale.

Circa “l’intervento a gamba tesa della giustizia in ambito scolastico” la petizione si riferisce ai casi di presunti maltrattamenti della piccola utenza da parte degli insegnanti in cui inquirenti (poliziotti, carabinieri, guardia di finanza e polizia municipale), giudici, avvocati ed altro personale esterno all’ambiente scolastico sono impropriamente chiamati a risolvere problematiche, per le quali non hanno alcuna competenza tecnica, attraverso l’uso equivoco di telecamere (tempi di videoregistrazione non contingentati con “pesca a strascico”, controllo a distanza del lavoratore, interpretazione delle immagini). La responsabilità di sorvegliare e vigilare la scuola compete esclusivamente al dirigente che ne è responsabile ed è chiamato a rispondere del proprio operato insieme ai suoi collaboratori. Demandare il compito a terzi “incompetenti” non può che creare mostri inesistenti; avviare processi mediatici; partorire sentenze popolari; gettare discredito sulla maestra di turno ed esporre alla gogna mediatica la sua famiglia; dichiarare l’inettitudine dell’istituzione scolastica e rifiutarsi di verificare prima se alcuni comportamenti “bizzarri” sono dovuti all’esaurimento psicofisico da elevata anzianità di servizio a causa di una previdenza oramai irraggiungibile. Tutto ciò senza quindi domandarsi se tali fatti non siano di pertinenza medica piuttosto che ascrivibili a un’improbabile indole violenta dell’insegnante che avrebbe dovuto manifestarsi nell’arco dell’intera carriera professionale e non solo in tarda età. E’ bene sempre ricordare che tra le incombenze medico-legali di un dirigente scolastico rientrano innanzitutto la tutela della salute dei docenti nonché l’incolumità dell’utenza. Per riallacciarci al tema iniziale possiamo affermare, senza tema di smentita, che la miglior garanzia per l’incolumità della piccola utenza passa attraverso la salute dell’insegnante.

Con piacere notiamo che per la copertura economica è proposta la revisione della politica dei bonus come da noi suggerito nella petizione. Assai più temerarie e difficili le altre vie indicate per recuperare le risorse necessarie a portare i salari dei docenti a livello della UE.

www.facebook.com/vittoriolodolo

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