Elezioni 2013. La Lega punta su reclutamento regionale: “la madre di tutte le battaglie”

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Daniela Sala – La Lega Nord, che si presenta alle politiche con la coalizione di centrodestra, ha un programma scarno sulla scuola. Al capitolo istruzione la proposta presente riguarda l’abolizione del valore legale del titolo di studio. Il Senatore Mario Pittoni, Capogruppo Lega Nord in Commissione Istruzione del Senato, ha presentato però una proposta di riforma che prevede in pratica l’istituzione di Albi regionali e un concorso deciso a livello nazionale ma organizzato direttamente dagli Uffici scolastici regionali.

Daniela Sala – La Lega Nord, che si presenta alle politiche con la coalizione di centrodestra, ha un programma scarno sulla scuola. Al capitolo istruzione la proposta presente riguarda l’abolizione del valore legale del titolo di studio. Il Senatore Mario Pittoni, Capogruppo Lega Nord in Commissione Istruzione del Senato, ha presentato però una proposta di riforma che prevede in pratica l’istituzione di Albi regionali e un concorso deciso a livello nazionale ma organizzato direttamente dagli Uffici scolastici regionali.

Nel punteggio del concorso i titoli peserebbero solo in minima parte. Almeno a regime, perché, fino all’esaurimento delle graduatorie la strada da seguire sarebbe quella del 50 e 50. La proposta, dice Pittoni, è stata presa in considerazione con favore da diverse sigle sindacali.

Come è nata questa sua proposta?

Il reclutamento è un problema complesso e si fatica a dare una risposta seria. E il risultato è che manca una selezione realmente meritocratica. Questa proposta di riforma poi, chiaramente non l’ho messa a punto da solo, ma consultando le diverse parti in causa

Quali sono i punti principali di questa sua proposta?

L’idea è quelle di un nuovo meccanismo in cui ognuno è libero di scegliere il proprio domicilio professionale tra le 20 regioni. L’organizzazione del concorso sarà quindi gestita su base regionale dagli uffici scolastici regionali. Per quanto riguarda il punteggio solo un quinto dovrebbe derivare dai titoli mentre i restanti quattro quinti dal risultato della prova di selezione. Personalmente mi sarei spinto anche oltre nell’abbassare il valore dei titoli ma non è possibile perché si tratterebbe, di fatto, di abolirne il valore legale.

Le graduatorie risultanti questa graduatorie resterebbe poi in vigore tre anni.

Sì fino al concorso successivo.

E chi non riuscisse entrare di ruolo entro questi tre anni?

 
Ritenterebbe al concorso successivo e potrebbe benissimo farlo in una regione diversa (naturalmente risottoponendosi alla prova di preparazione, per garantire omogeneità di valutazione tra gli icritti allo stesso albo). Il meccanismo infatti mette in "competizione" gli aspiranti all’insegnamento iscritti a vari albi regionali, spingendoli a migliorarsi. Un candidato bravo, ma iscritto in una regione dove i bravi sono tanti, potrebbe essere spinto a iscriversi nella regione vicina che magari ha meno brevi e offre più opportunità di lavoro. 
A quel punto però gli iscritti in quella regione avranno tutto l’interesse a darsi da fare per crescre professionalmente e non farsi sfuggire l’opportunità di conquistare la cattedra.

Nella sua proposta si parla anche di chiamata diretta. Può precisare in quali casi sarebbe prevista?

Innanzitutto va ricordato che la chiamata diretta non è possibile perché anticostituzionale e personalmente sono convinto che alimenterebbe tante piccole mafie locali. Quello che si può fare però è far incontrare le esigenze delle scuole con quelle dei docenti.

[Come viene spiegato, nella proposta di Pittoni così “Ai fini dell’assegnazione di sede i docenti indicano, tra tutti i posti vacanti e disponibili, le istituzioni scolastiche in ordine di preferenza; i dirigenti scolastici, presso cui risultano vacanti e disponibili i posti utili per l’assegnazione di sede, prendono visione del profilo professionale, risultante dall’esito della prova di preparazione, dal risultato delle prove concorsuali e dai servizi di insegnamento eventualmente prestati in precedenza, dei docenti che hanno indicato l’istituzione scolastica tra quelle preferite e formulano una proposta di gradimento. Definita l’assegnazione di sede sulla base delle preferenze dei docenti e del gradimento dei dirigenti scolastici, l’ulteriore assegnazione di sede dei docenti avviene in base ai posti che risultano ancora disponibili”, Ndr]

Per quanto riguarda i precari che cosa prospetta?

Per ora si proseguirà con l’assunzione 50% dai concorsi e 50% dalle Gae . Poi quando le graduatorie sono esaurite il 100% delle assunzioni sarà fatto tramite concorso.
Al Ministero avevamo calcolato che saranno circa sei anni, forse otto con l’innalzamento dell’età pensionabile.

Che significa però quasi due legislature, con l’incognita dei tagli.

Ma se il paese tornasse a investire nella scuola, e io credo che sia il primo investimento da fare, i tempi invece si accorcerebbero.

Per quanto riguarda altre questioni di attualità quali l’autonomia, come si esprime?

Preferisco concentrarmi per ora sul reclutamento che è la madre di tutte le battaglie. E che sia un punto fondamentale lo conferma il confronto tra due realtà estere completamente diverse: Finlandia e Corea del Sud, la prima fondata su un apprendimento autonomo e la seconda su una didattica più nozionistica e rigida. Eppure entrambi i paesi hanno ottimi risultati: il punto comune è l’attenzione alla qualità del corpo docenti.

Qual è la realizzabilità politica di questa sua proposta?

La avevo già presentata a Gelmini, ma cadde il Governo, e successivamente a Profumo che ha temporeggiato. Ora credo comunque che ci siano tutte le possibilità per un appoggio trasversale.

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