Elezioni 2013. Appello Confedir ai candidati: per rinnovare la macchina pubblica servono dirigenti all’altezza e rispetto della Costituzione

Di Lalla
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Ufficio Stampa Anief – La Confederazione dei dirigenti della PA ha presentato oggi ai candidati politici, all‘interno di Palazzo Marini a Roma, i 10 punti per rinnovare la pubblica amministrazione e uscire dalla crisi.

Ufficio Stampa Anief – La Confederazione dei dirigenti della PA ha presentato oggi ai candidati politici, all‘interno di Palazzo Marini a Roma, i 10 punti per rinnovare la pubblica amministrazione e uscire dalla crisi.

Nell’agenda del nuovo Parlamento dovrà obbligatoriamente essere presente un piano di valorizzazione del ruolo delle Pubbliche Amministrazioni e dei dirigenti pubblici che le governano, non solo ai fini della crescita della coesione sociale e della solidarietà nazionale, ma anche come presupposto per lo sviluppo economico e competitivo dell’intero sistema Italia. L‘appello, rivolto ai candidati politici alle elezioni politiche e amministrative del 24 e 25 febbraio, giunge direttamente dalla Camera dei Deputati, Palazzo Marini, dove questa mattina la Confedir – la Confederazione maggiormente rappresentativa della dirigenza dello Stato, dei Ministeri, degli organi Costituzionali e a rilevanza Costituzionale, delle Agenzie Fiscali, della Presidenza del Consiglio dei Ministri, delle Regioni e delle Autonomie Locali, della Sanità e della Scuola – ha illustrato i 10 punti per riformare la PA e per uscire dalla crisi.

Alla presenza di diversi candidati politici, appartenenti a più schieramenti, la Confederazione ha espresso l’esigenza di affidare la pubblica amministrazione a dirigenti laureati, selezioni per merito, tramite concorso pubblico, come previsto dalla legge, e non a individui scelti, come purtroppo spesso ancora avviene, attraverso lo spoiling system.

"E‘ giunto il momento – ha detto Marcello Pacifico, delegato Confedir ai direttivi e alle alte professionalità della PA – di introdurre nel nostro Paese un serio piano di sviluppo economico incentrato sulla valorizzazione del patrimonio culturale, il rispetto della contrattazione e del contratto, maggiori investimenti per la scuola, l’università e la ricerca, una precisa formazione e riqualificazione professionale, l’informatizzazione dei processi e la certezza del diritto".

"La legislatura appena conclusa – ha continuato Pacifico – si è caratterizzata per un alto numero di interventi della Consulta e della Commissione Ue per la reiterata violazione di nome comunitarie e principi costituzionali; inoltre, il Governo non ha voluto ascoltare la voce della dirigenza pubblica che ora intende mettere tutte le sue professionalità al servizio del Paese per rilanciarne l’economia, migliorare i servizi della pubblica amministrazione e garantire la dignità del lavoro e la pace sociale".

"Il piano di sviluppo economico proposto fa da contraltare a una stagione di tagli lineari che non ha ridotto gli sprechi del denaro pubblico e non ha migliorato i servizi, mentre il tema della cultura è riproposto come faro per un Paese che ha dimenticato la sua vocazione e identità stracciando intere pagine di storia in tema di diritto al lavoro, alla famiglia, alla pensione, all’educazione, alla salute. I dirigenti come tutti i professionisti della macchina amministrativa hanno deciso di scendere in campo per offrire alla politica un programma d’intervento da cui partire all’indomani dell’elezione dei nuovi rappresentanti del Parlamento", ha concluso Pacifico.

I punti presentati dalla Confederazione vanno dal rinnovo della struttura dello Stato e del Parastato alla riqualificazione di Regioni ed Enti locali; dal rilancio della Sanità ad una più equilibrata gestione previdenziale; dagli investimenti per sostenere e terminare la politica dei tagli nei comparti Scuola, Università e Ricerca all’applicazione di una vera equità fiscale; dalle indicazioni utili a realizzare una vera giustizia alla valorizzazione del lavoro, dei dirigenti e delle alte professionalità. Confedir è convinta che realizzando queste idee si darebbero inoltre certezze ai cittadini ed alle imprese quando si rivolgono alla PA. Oltre che dignità ai dirigenti e i dipendenti pubblici che lavorano nella PA.

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