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Elemento perequativo: cos’è, come funziona e come incide su pensione e buonuscita

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L’elemento perequativo, cos’è e come funziona l’elemento aggiuntivo sullo stipendio conosciuto con il nome di elemento perequativo, introdotto nel CCNL istruzione e ricerca per il triennio 2016-2019

Quando si parla di elemento perequativo nel comparto scuola e per il personale scolastico ci si riferisce a uno strumento con cui si è voluto dare sostegno a quei lavoratori del comparto con redditi più bassi. Nato con l’ultimo governo Pd con il Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, l’elemento perequativo continua a comparire nei cedolini di stipendio che mensilmente molti lavoratori si ritrovano.

Ma di cosa si tratta davvero e come funziona questo particolare strumento? Ecco un approfondimento sull’elemento perequativo con tutto ciò che occorre sapere anche sull’incidenza che questa voce aggiuntiva rispetto allo stipendio tabellare ha su pensioni future dei dipendenti e su Trattamenti di fine rapporto o Trattamenti di fine servizio.

L’elemento perequativo, come funziona?

Al fine di fare incrementare gli aumenti di stipendio promessi con l’ultimo rinnovo di contratto nel comparto scuola, fu inserito l’elemento perequativo. Come detto siamo all’epoca del governo Gentiloni, quello nato a seguito delle dimissioni del Premier Matteo Renzi clamorosamente sconfitto nel referendum costituzionale che lui stesso promosse. Il rinnovo del contratto era riferito al triennio 2016-2018 e per far salire gli stipendi di quegli 85 euro a lavoratore promessi, venne inserito l’elemento perequativo.

In linea di massima per i docenti questo elemento aggiuntivo sullo stipendio vale tra i 3 ed i 19 euro al mese in più. L’elemento perequativo inizialmente era stato inserito per il lavoratori inquadrati ai livelli e con le qualifiche iniziali previste dal comparto. Il CCNL istruzione e ricerca infatti, non riusciva, in base alle cifre stanziate e alle regole sugli aumenti previsti, a garantire l’aumento tabellare di 85 euro al mese figlio di un incremento pari al 3,48%, alle fasce retributive più basse del comparto scuola. Ed è qui che fu inserito l’elemento perequativo.

Elemento perequativo e pensioni, la quota A e la quota B di quiescenza

Una delle particolarità che più generano dubbi interpretativi sull’elemento perequativo è l’effetto che questo elemento aggiuntivo ha sulla contribuzione utile alle pensioni future dei dipendenti a cui è erogato.

Come è assoggettato dal punto di vista contributivo ai fini pensionistici e dei trattamenti di fine servizio questo elemento stipendiale? Dal punto di vista strettamente tecnico, essendo un elemento temporaneo e provvisorio, l’elemento perequativo non può in alcun modo arrivare ad incidere sulla quota A di pensione.

Invece, essendo elemento effettivamente  imponibile dal punto di vista contributivo, incide sul calcolo della retribuzione media pensionabile che è quella che serve per il calcolo della quota B di pensione. E lo stesso discorso si può fare sulla quota C della pensione, che è la quota contributiva. Infatti l’elemento perequativo vale per l’accumulo del montante contributivo, che è quello che serve per il calcolo della quota C di pensione.

E sul TFR e sul TFS, cioè sui trattamenti di fine rapporto e di fine servizio, ovvero sulle buonuscite dei lavoratori come incide l’elemento perequativo?  Da questo punto di vista va detto che l’elemento perequativo non può in nessun caso tornare utile per la buonuscita, a prescindere che al lavoratore spetti il Trattamento di fine rapporto o il Trattamento di fine servizio. Questo perché tra le voci che sono utili ai fini del calcolo del Tfr o del Tfs spettante, l’elemento perequativo non compare.

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