Educazione sentimentale a scuola: in Svezia da oltre 65 anni, in Italia ancora si aspetta un piano. Domani la presentazione al Senato con Valditara

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Nonostante le linee guida europee prevedano l’educazione sessuale nelle scuole, in Italia non è ancora prevista. Mancano iniziative istituzionali per un percorso obbligatorio e programmato di educazione alla sessualità e all’affettività, nonostante l’efficacia dimostrata di tali programmi per la salute e la crescita armoniosa dei giovani.

La Svezia, da 66 anni, ha reso obbligatoria l’educazione sessuale nelle scuole. In contrasto, l’Italia non ha ancora realizzato interventi concreti in questo ambito, nonostante il diritto all’educazione sessuale sia riconosciuto dall’OMS come un diritto umano fondamentale. Anzi, attualmente, l’Italia è, con la Grecia, l’unico paese a non avere una legge sull’educazione sentimentale nelle scuole così come denunciava Sinistra Italiana nel 2016.

Sia OMS che UNESCO sottolineano l’importanza di un approccio olistico all’educazione sessuale, integrando aspetti psicologici, relazionali, culturali e sociali. Tuttavia, l’approccio italiano si focalizza prevalentemente sugli aspetti biologici, trascurando la complessità multidimensionale della sessualità.

In Europa, l’educazione sessuale nelle scuole varia significativamente. Alcuni paesi, come i Paesi Bassi, iniziano l’educazione sessuale già a 4 anni, mentre in Italia l’età media è di 14 anni. Questa “lotteria geografica” riflette differenze nelle risorse, nelle politiche scolastiche e negli atteggiamenti culturali e religiosi. Non esiste un modello unico di educazione sessuale in Europa. I programmi variano in durata, contenuti e metodologie, riflettendo le peculiarità culturali e storiche di ogni paese. Ciò rende difficile identificare le “buone pratiche” a livello europeo.

Come l’Italia anche altri paesi come Spagna, Croazia, Ungheria, Slovacchia, Romania e Bulgaria, in cui il suo inserimento nei curricula scolastici non è previsto dalla legge, mentre è obbligatoria in Svezia, Finlandia, Norvegia, Estonia, Polonia, Irlanda, Portogallo, Slovenia, Grecia e Cipro.

In arrivo il piano Valditara

Mercoledì 22 novembre sarà presentato un piano per introdurre l’educazione sentimentale a scuola. Alle 11:00 i ministri dalla Famiglia, Natalità e Pari Opportunità Eugenia Roccella, dell’Istruzione e Merito Giuseppe Valditara e della Cultura Gennaro Sangiuliano terranno una conferenza stampa per presentare iniziative rivolte al mondo della scuola per la prevenzione e il contrasto della violenza sulle donne.

“Il progetto Educare alle relazioni è stato scritto dal Dipartimento del Ministero dell’Istruzione e del Merito dopo aver sentito il parere delle associazioni dei genitori, degli studenti, dei docenti, dei sindacati, dell’ordine degli psicologi e di diversi esperti fra cui anche giuristi e pedagogisti. Il documento è stato letto, condiviso e sottoscritto da me. È questo il documento che domani presenteremo ed è questo documento che va giudicato”. Così il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, in una nota.

“Per un confronto proficuo su un tema importante, che riguarda i nostri giovani e tutta la società, sarebbe utile evitare polemiche pretestuose”.

Secondo indiscrezioni, si tratta di un’ora a settimana di “educazione alle relazioni” nelle scuole superiori con incontri per tre mesi all’anno e un totale di dodici sessioni. L’obiettivo è promuovere il rispetto e la consapevolezza sulle conseguenze degli abusi, dopo la tragedia di Giulia Cecchettin, l’ennesimo caso di femminicidio in Italia.

La proposta prevede anche l’intervento di influencer, cantanti e attori per ridurre le distanze con i giovani e coinvolgerli a pieno in un percorso di educazione sentimentale che non può più aspettare.Secondo la bozza del progetto, gli studenti, guidati da un  docente in qualità di moderatore, prenderanno parte a discussioni di gruppo, esponendosi in prima persona sul tema.

Il progetto prevede anche di introdurre il supporto occasionale di psicologi, avvocati, assistenti sociali, e organizzazioni contro la violenza di genere e si inserisce in un contesto più ampio di sensibilizzazione che coinvolge anche il ministero delle Pari Opportunità e della Famiglia, nonché quello della Cultura. Un aspetto chiave sarà la diffusione del numero verde antiviolenza 1522, con il coinvolgimento anche del mondo dello sport per far conoscere questo strumento ad una vasta platea.

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