Educazione motoria e Didattica a distanza, come fare? L’esempio di una docente. INTERVISTA

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“L’insegnamento delle Scienze Motorie, che vuole combattere la sedentarietà e promuovere i sani stili di vita per il benessere dei giovani futuri adulti – racconta Monica – si è vista costretta a far sedere gli studenti davanti a un computer, un tablet. Ma voglio e cerco di limitare questo tempo, facendo si che i miei alunni possano e debbano trovare tempo anche per il movimento”.

A nessuno venga in mente che gli insegnanti di Scienze motorie durante la didattica a distanza si siano dati alla macchia. Certo, è difficile convincere decine di alunni per classe e attraverso lo schermo di uno smartphone o di un computer di mettersi in tuta, fare riscaldamento e poi gli esercizi programmati. Difficile, ma si può fare. Ci sono pure studenti che lamentano il fatto che ai troppi delle materie più impegnative si aggiungono i compiti della parte teorica di “ginnastica”. Allora abbiamo chiesto a una docente di Scenze motorie, Monica Ansaloni, in servizio presso l’Istituto per geometri “Guarino Guarini”di Modena, una città ancora alle prese con il picco dei contagi e dove le scuole sono chiuse dal 24 febbraio, come tante altre delle zone rosse dell’Emilia, del Veneto e della Lombardia, da dov’è partito il contagio delCovid-19. Un inizio sportivo nell’atletica leggera come atleta con risultati a livello nazionale poi come tecnico, ha allenato anche due atleti paralimpici per le paralimpiadi di Barcellona, e ora come collabora con la società “La Fratellanza 1874” di Modena, quella del mitico tecnico Luciano Gigliotti. Ha iniziato l’insegnamento nel dipartimento di educazione fisica dell’Accademia Militare di Modena dove oltre ad addestrare i cadetti, futuri comandanti di esercito e carabinieri, si occupava della formazione degli istruttori militari.

Professoressa Monica Ansaloni, ora però si trova davanti a uno schermo come altri ottocentomila suoi colleghi impegnati nella didattica a distanza. Ma come ci è finita, nella scuola?

“Sono poi passata alla scuola, prima come insegnante di sostegno poi come docente di scienze motorie alla secondaria di secondo grado. Ho collaborato con enti di promozione sportiva per la promozione dell’attività motoria nelle scuole dell’infanzia e per l’attività sportiva rivolta a soggetti con diverse disabilità. Tuttora mi occupo delle proposte multisportive per Ness1escluso (un progetto che offre la possibilità di svolgere gratuitamente a Modena attività sportiva a chi ha difficoltà cognitive, ndr).

Da insegnante in palestra a docente da scrivania il passo è però stato breve. Ma cosa fa una docente di Scienze motorie dietro una scrivania, a distanza per sovrappiù?

“Mi sono rimboccata le maniche fin dal lontano 24 febbraio. Come prima cosa ho cercato tutorial e colleghi esperti e che mi aiutassero nell’attivazione e nell’utilizzo come delle diverse modalità per attivare la didattica a distanza, non avevo mai partecipato a formazioni che mi potessero facilitare il compito che mi aspettava. Poi ho dovuto rivedere completamente la mia programmazione. L’esigenza di passare dalla didattica in presenza alla modalità di didattica a distanza, da un insegnamento pratico, fatto di contatti come è soprattutto quello della mia materia, a una relazione mediata, ha reso necessaria una drastica revisione degli obiettivi disciplinari che per essere raggiunti necessitano di attività didattico-laboratoriali pratiche svolte attraverso proposte motorio sportive”.

Si riesce a fare tutti gli esercizi che si vorrebbe?

“Il decreto Cura Italia impedisce qualsiasi forma di pratica sportiva svolta al di fuori della propria abitazione – fortunato chi possiede un giardino all’aperto – di conseguenza il programma pratico che potremmo proporre è per forza di cose assolutamente poco significativo per il raggiungimento degli obiettivi disciplinari. Inoltre è emersa una problematica legata all’aspetto assicurativo per quanto riguarda lo svolgimento domestico di proposte motorie”.

Avete dei rompicapo in questo momento a cui non si pensa

“E’ così. Alcune direzioni scolastiche, anche la mia, hanno impedito di richiedere o anche solo suggerire agli studenti attività pratiche per evitare la sedentarietà. Nel caso di un infortunio subito dallo studente durante lo svolgimento di esercizi, circuiti, test o altro richiesti o suggeriti da noi docenti, che per ovvie ragioni non viene supportato e controllato durante l’esecuzione degli esercizi, e che non è in alcun modo assicurato, potrebbe creare problemi”.

Quali sono gli obiettivi che vi proponete e quali sono quelli eventualmente raggiungibili?

“L’insegnamento delle Scienze Motorie, che vuole combattere la sedentarietà e promuovere i sani stili di vita per il benessere dei giovani futuri adulti, si è vista costretta a far sedere gli studenti davanti a un computer, un tablet. Ma voglio e cerco di limitare questo tempo, facendo sì che i miei alunni possano e debbano trovare tempo anche per il movimento. Pur rispettando le indicazioni e le limitazioni date dalla scuola, invio suggerimenti ed esempi di attività motorie corredate di precise indicazioni per un’esecuzione senza il minimo rischio come esercizi di allungamento o sfide di giocoleria ma non mi è possibile però verificare che gli studenti eseguano quanto suggerito. Anche per poter avere un possibile riscontro ho quindi dovuto concentrare la didattica sull’aspetto teorico della materia, modificando anche quest’ultimo e variando di conseguenza anche i contenuti essenziali che erano stati precedentemente individuati, i mezzi e gli strumenti didattici. La parte teorica delle Scienze Motorie la affrontavo cogliendo gli spunti emergenti dallo svolgimento dell’attività pratica, favorendo l’acquisizione di conoscenze relative allo sport o all’esercizio sportivo praticato. Da conoscenze teoriche si sta cercando di trasformale in competenze con l’obiettivo di acquisire una maggiore cultura del movimento e dello sport, che si possa tradurre in stile di vita”.

Gli studenti seguono a distanza un programma sul libro di testo? Che cosa fate di preciso?

“La nostra scuola non ha adottato un libro di testo per la mia materia, quindi agli studenti fornisco materiale come Ppt e dispense che preparo e presento personalmente. Ho già inviato varie attività a tutte le mie classi, diversificando le proposte e le richieste per età, cercando di dare continuità teorica a quanto svolto finora in palestra, rendendo tutto il più interessante e stimolante possibile. Si argomenta dei benefici dell’attività fisica, di alimentazione e sport, traumatologia sportiva e primo soccorso, e per ogni argomento chiedo di compilare schede che riprendano i punti salienti ma che comunichino anche i pensieri, le idee, le esperienze dei ragazzi. Cerco di sensibilizzare sull’importanza di essere fisicamente attivi anche in una situazione di forzata permanenza domestica attraverso un approfondimento del concetto di salute e benessere, in particolare con gli studenti del triennio. Approfondisco gli aspetti teorici degli sport e delle differenti attività sportive proposte. Si anticipano la storia, le regole, la tecnica e la tattica delle discipline sportive che si affronteranno una volta tornati in palestra. Consiglio la visione di film e docufilm a sfondo sportivo che siano d’ispirazione, di spunto per riflessioni che richiedo attraverso schede di analisi guidata. Per cercare di stimolare la partecipazione alle diverse proposte, invio video presentazioni registrate e allegate al materiale”.

Come rispondono gli alunni? C’è qualcuno che s’imbosca?

“Non è facile far capire a tutti i miei studenti che la partecipazione a questa nuova modalità di far lezione non è facoltativa. Tanti sono gli sforzi per cercare di coinvolgere tutti i miei ragazzi, di non lasciare nessuno indietro. Qualcuno che non ha mai risposto c’è. E allora continuo a cercarlo attraverso comunicazioni inviate nelle chat delle aule virtuali o con mail personali ai loro indirizzi con cadenza regolare. Quando uno degli ‘assenti virtuali”’ si fa di nuovo vivo, per me è un’enorme soddisfazione e cerco di gratificare moltissimo la nuova presenza. Chiunque mi invii materiale lo riceve corretto e con suggerimenti personali, i miei studenti sono circa 200 e per fortuna la risposta è soddisfacente”.

Ora vien fuori che siete stressati anche voi di Scienze motorie?

“Faccia un po’ i conti di quanti sono gli elaborati, le schede, i questionari che ricevo via mail! Inizio sempre una correzione, un commento a quanto inviato con Ciao, state tutti bene?, chiedo scusa se ho risposto con ritardo, e termino con Grazie della chiacchierata virtuale. Un abbraccio. Mi informo se quanto proposto è stato ritenuto interessante, se il film è piaciuto. Chiunque sente il bisogno di contattarmi, chiunque abbia voglia di interagire mi trova pronta e disponibile.

Trascorro al computer almeno cinque, sei ore ogni giorno della settimana soprattutto per far sentire la mia presenza agli studenti, collegandomi spesso in orari improbabili per lasciare  la connessione al marito in homeworking, al figlio libero professionista e all’altro figlio studente universitario che segue lezioni online. Altro tempo serve alla programmazione e alla ricerca di attività didattiche significative. Quando non dedico tempo alla scuola collaboro con Ness1escluso, o penso a proposte da fare e registro video da inviare ai miei ragazzi speciali che già sono isolati nella vita normale, adesso sono davvero esclusi”.

La didattica a distanza priva del contatto fisico, importante, il rapporto alunni e docenti. Una mancanza che per voi sarà ancora più sentito.

“Mi manca moltissimo il contatto diretto con i miei studenti, quello che noi insegnanti di Scienze Motorie abbiamo. E’ davvero difficile gestire la nostra materia in un’aula virtuale, non che per i miei colleghi sia più semplice, ma per noi docenti di ‘ginnastica’ lo è un po’ di più. La nostra è una materia fortemente empatica, e questa modalità di fare scuola inevitabilmente la spersonalizza. Ma il rapporto speciale che si è creato con ognuno di loro lo ritrovo nelle mail, nei messaggi e nei lavori che mi inviano, elaborati sempre speciali che spesso parlano della loro esperienza motoria, del loro vissuto che in qualche modo anch’io ho collaborato a creare. Questo per fortuna nemmeno un’aula virtuale me lo può togliere”.

Lei sostiene che in questo momento tutti gli studenti dovrebbero essere considerati dei Bes. Lo sostengono in tanti, almeno i docenti più attenti. Quali sono le considerazioni che l’hanno condotta a pensare questo?

“Sono considerazioni che ho maturato, anzi di cui ho avuto ulteriore conferma dopo aver partecipato ad un aggiornamento sull’inclusione al tempo della didattica a distanza. Sì, perchè anche l’aggiornamento non si ferma mai. Prima ho dedicato risorse per approcciare alle nuove tecnologie e saper utilizzare gli strumenti per la Dad, ora invece cerco di capire come migliorare la didattica e soprattutto l’approccio con gli studenti. Il corso era rivolto in particolare agli educatori e agli insegnanti di sostegno, ma mai come ora mi sembrava adatto anche a me. In questo particolare momento ritengo che tutti i miei studenti siano da considerare Bes. Penso in primis alla necessità di adeguarsi a una modalità di fare scuola a cui loro, come noi, non erano abituati, a riorganizzare l’approccio alla didattica senza avere quel supporto costante dell’insegnante in presenza. La lezione seguita con la mediazione di uno schermo non può avere la stessa efficacia di una lezione in presenza. Anche con tutta la buona volontà e le capacità dialettiche e teatrali del docente, non avrà mai la stessa efficacia della lezione svolta in aula, dove cammini fra i banchi, ti avvicini ad ognuno di loro guardandoli negli occhi, hai strumenti e metodologie per attirare la loro attenzione che adesso inevitabilmente non puoi utilizzare. Si perde quasi completamente l’interazione, la lezione spesso non è partecipata. E se questi cambiamenti si percepiscono per le lezioni in aula, si provi ad immaginare i cambiamenti per una lezione di Scienze Motorie. Penso ad esempio all’inizio della lezione e alla modalità di presentazione delle attività che saranno svolte quel giorno. Ho salutato ognuno di loro all’ingresso della palestra, mi siedo vicino a loro, sono fisicamente in mezzo ai miei studenti, capisco dall’atteggiamento, dalla postura, dal linguaggio non verbale la loro propensione all’attività o se qualcuno quel giorno non è ben disposto. E qui entrano sempre in gioco le metodiche motivazionali, modulando ogni proposta alle reali capacità di ognuno non chiedendo ad esempio un riscaldamento uguale per tutti in termini di impegno fisico – non facciamo 20 giri di corsa ma facciamo 5 minuti di corsa, per qualcuno sono 30 giri per un altro sono 5, ma tutti sono in grado di eseguire la consegna…-, rispettando i tempi di ogni studente e soprattutto informandomi sul perchè uno studente in quella lezione rimane seduto in tribuna e non partecipa fisicamente alla lezione. Proprio come ogni lezione, può esserci qualcuno che non si mette la tuta da ginnastica, anche adesso ho studenti che non partecipano alle proposte didattiche. Alcuni non li ho proprio più ‘incontrati’ nella palestra virtuale che ho organizzato su Classroom. Ma quando accade che il Marco del caso rimanga seduto sulla tribuna io mi siedo accanto a lui e chiedo cosa sta succedendo, se posso in qualche modo evitare la mancata partecipazione – magari ha solo dimenticato l’abbigliamento e prestando una maglia e un paio di pantaloncini è pronto ad entrare in gioco – o se sono in grado di aiutare in caso di problemi fisici. Ma adesso, cosa posso fare? Li ho cercati con tutti i mezzi a mia disposizione, anche attraverso social media, ho segnalato la loro totale assenza ai coordinatori di classe, ma non si fanno avvicinare, è come se mi avessero chiuso la porta dello spogliatoio e non mi facessero entrare, sono i miei studenti smarriti. Con qualcuno non si era creato ancora un vero e solido rapporto, insegno al ‘Guarini’ solo da quest’anno, e quindi mi dico che forse ha scelto di non essere trovato. Ma per altri invece non capisco, non mi spiego. Mi domando continuamente cosa impedisce loro di farsi trovare, perchè qualsiasi cosa proponga non gli interessa? Ed ancora è giusto continuare a cercarli, non è forse accanimento terapeutico? Questo mi crea frustrazione, senso di inadeguatezza e tanta tristezza”.

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