Educazione fisica, fanalino di coda tra le discipline scolastiche. Non così negli altri Paesi

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Un problema annoso, al quale la legge La Buona Scuola aveva promesso di trovare una soluzione, ma al di là di progetti estemporanei, nulla di strutturale è cambiato nelle nostre scuole per quanto riguarda l’educazione fisica, o come la si chiama oggi, Scienze motorie.

I dati, diffusi da Skuola.net sulla base del rapporto Eurydice e ripresi da La Stampa.it ci danno una versione impietosa dell’ora di educazione fisica a scuola.

“Una corsetta, qualche esercizio a corpo libero, la partitella di calcio o pallavolo, come se si fosse all’oratorio”: questo quello che la stampa denuncia. Fortunatamente le cose non stanno esattamente così, in quanto da tempo ormai nelle scuole anche l’ora di Educazione fisica ha piena dignità tra le discipline scolastiche, con attività sia teoriche che pratiche.

Ma il problema rimane quello dei tempi, soprattutto nella scuola primaria. E su questo ha puntato il M5S con un apposito disegno di legge che

punta ad istituire, a partire dall’anno scolastico 2017/2018, la figura del docente di educazione fisica e sportiva nella scuola primaria, con l’obiettivo di “garantire un’adeguata tutela della salute”.

La pdl prevede, poi, che l’insegnante sia in possesso di una formazione qualificata di grado universitario, ovvero diploma rilasciato dagli ex istituti superiori di educazione fisica (Isef), nonché laurea in: scienze delle attività motorie e sportive; organizzazione e gestione dei servizi per lo sport e le attività motorie; scienze tecniche delle attività motorie preventive e adottate; in scienze tecniche dello sport. Potranno esercitare l’attività di insegnante anche coloro che siano in possesso di titoli equipollenti. Dal 2017/18 insegnante di ed. fisica nella primaria, i requisiti. Proposta di legge M5S

Ma è chiaro che non si farà ormai in tempo per l’a.s. 2017/18, e intanto i nostri alunni accumulano, nei confronti dei loro coetanei europei, centinaia di ore di ritardo.

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