Educazione civica e Cultura della sostenibilità, AIIG: l’ennesima occasione mancata?

AIIG- Il mancato riconoscimento del ruolo dei docenti di geografia (classe di concorso A021) come figura di riferimento nell’insegnamento dell’educazione civica mette a rischio il raggiungimento di alcuni degli obiettivi formativi principali, rappresentanti dagli sustainable development goals (SDGs) fissati dall’Agenda 2030.

Cultura della sostenibilità

La decisione di insegnare l’educazione civica a scuola a sentire le cronache sembrerebbe rivoluzionaria, eppure… facciamo un salto indietro, all’anno 2010 anno del riordino della scuola secondaria di secondo grado: escludendo gli istituti professionali riformati nel 2018, linee guida e quadri orari degli istituti tecnici e licei risalgono a quell’epoca. Nel 2010 erano già ben noti gli “Obiettivi di sviluppo del millennio” che impegnavano le nazioni sin dal 2000 a occuparsi fra le altre cose di combattere globalmente la fame e la povertà, ridurre la mortalità infantile e materna, ridurre gli effetti delle malattie globali (AIDS, tubercolosi e malaria fra le prime) e garantire la sostenibilità ambientale. Gli obiettivi dell’ONU arrivavano dopo un percorso di alcuni anni iniziato con il noto report Our common future del 1987. nel quale la commissione guidata da Gro Harlem Brundtland definiva l’idea di “sviluppo sostenibile” e dettava un’agenda globale per il cambiamento. Nell’Agenda 21, prodotto della conferenza di Rio sull’ambiente e lo sviluppo del 1992, la parola “sustainable” si presenta 637 volte. Ai giorni nostri gli obiettivi globali sono quelli dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile (trasformare il nostro mondo) del settembre 2015, che include 17 obiettivi e 169 target. Sono le istruzioni per giungere all’eradicazione della povertà e attuare uno sviluppo sostenibile su scala globale entro il 2030. L’Italia adotta dal 2017 la “Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile” articolata in cinque aree: Persone, Pianeta, Prosperità, Pace, Partnership. La strategia dedica un certo spazio all’istruzione a alla formazione, ribadendo la necessità, per il conseguimento degli obiettivi, che si formi una “cultura della sostenibilità” che però, nella realtà si scontra con non pochi ostacoli.

Il ritardo della scuola italiana sui temi della sostenibilità

Il primo ostacolo verso la cultura della sostenibilità è che non ha avuto spazio nell’insegnamento da molti anni, in particolar modo a partire dal 2010. Provate a prendere il documento delle linee guida per gli istituti tecnici del 2010 e cercate la parola “sostenibile” o “sostenibilità”. Il documento di riferimento attualmente in vigore sembra ispirato a un mondo che non esiste mentre la superficie del pianeta in dieci anni ha subito mutamenti consistenti. Per fare un esempio, nella lunga premessa iniziale, l’aggettivo “sostenibile” è citato solo a pagina 6 come facente parte del titolo del documento Europa 2020, che si cita fra i principi ispiratori delle linee guida. Successivamente l’aggettivo ricorre solamente altre quattro volte in tutto. Nel settore economico tre volte: una nella descrizione dell’indirizzo turismo perché c’è un insegnamento di geografia turistica che fa riferimento al turismo sostenibile; una nel programma di scienze delle Terra del primo biennio; una nel programma di geografia del primo biennio.

Nel settore tecnologico la voce sostenibile appare una sola volta, in riferimento a scienze delle Terra, perché non essendoci insegnamenti di geografia non si tratta oltre di sostenibilità e non ci sono discipline che spieghino cosa si intende per “sviluppo sostenibile”. Va ricordato che nel 2010 non venne previsto un insegnamento di geografia nel settore tecnologico, nemmeno negli indirizzi trasporti e logistica e costruzioni, ambiente e territorio. Quando, nel 2014 fu inserita l’ora aggiuntiva (unica ora in un intero corso di studi) di geografia generale ed economica, tornò il riferimento allo sviluppo sostenibile. Quindi con quella citata nel programma di geografia, i riferimenti alla parola sostenibile diventano solo due.

Nei licei, la parola sostenibile nelle indicazioni nazionali del 2010 appare 14 volte, tutte in corrispondenza delle 14 descrizioni della disciplina “geografia”. Appare poi altre quattro volte, due in corrispondenza della descrizione di “disegno” una volta in “economia politica” una volta in “diritto”.

Il provvedimento attuale di inserimento dell’educazione civica, per i docenti di geografia non cambierà praticamente nulla. Ci siamo occupati da sempre (da prima del 2010 quando esistevano i programmi di geografia economica) di sviluppo sostenibile, ci occupiamo di Agenda 2030 perché è nel naturale cambiamento dello scenario internazionale che è oggetto di studio ed evoluzione della geografia e ci occupiamo di educazione ambientale, conoscenza e tutela del patrimonio e del territorio perché le dinamiche della superficie terrestre sono la base della disciplina.

Peccato che questa disciplina sia mortificata nei licei, perché essendo assegnata a docenti non specialisti, è talmente sminuita da essere percepita come un’incoerente scomoda parte della storia. Molti licei la definiscono arbitrariamente geostoria non rispettando le indicazioni nazionali che separano la storia dalla geografia con appropriate e diverse indicazioni. I licei nelle linee guida per l’attribuzione dell’educazione civica, rientrano nel terzo caso, quello in cui manca il docente di discipline giuridiche-economiche per il coordinamento dell’insegnamento. E’ facile immaginare che tale coordinamento possa essere affidato a un docente di lettere. Sarebbe invece auspicabile che nei licei si affidasse la geografia a un docente specializzato nella disciplina, anche alla luce dell’importanza che adesso si dovrà dare alle tematiche dello sviluppo sostenibile.

La nostra idea è che per avere una cultura della sostenibilità si dovrebbe conoscere la geografia che tratta dei fenomeni climatici, del funzionamento della superficie del pianeta, dell’impatto delle attività umane, così come la demografia, come il funzionamento e l’evoluzione delle attività produttive, come il consumo delle risorse energetiche e dell’acqua, la pericolosità e diffusione mondiale delle malattie e così via, tutto mortificato negli argomenti di studio di buona parte degli istituti della scuola secondaria.

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