Educazione civica e alla cittadinanza grandi sconosciute per chi ha ripreso la donna in fiamme

L’educazione civica dovrebbe passare per insegnamenti che lasciano il segno. Non si tratta solo di una materia di studio su cui ci si è accaniti negli ultimi anni.

Che l’insegnamento si chiami “Cittadinanza e Costituzione” o “educazione civica” cambia poco se il risultato è quello che davanti a una persona che si dà alle fiamme nessuno (tranne uno) accorre per cercare di salvarla, perché troppo impegnati a riprendere quel dramma in diretta.

Come scrive anche Gianluca Nicoletti in un editoriale pubblicato dalla Stampa è “un agghiacciante episodio di cronaca che segnala una preoccupante e pericolosa deriva dei costumi”.

A dare il là a queste riflessioni doverose è la storia della donna di Crema lasciata ardere nelle torcia che era diventata, così impregnata di benzina, perché in quel momento per una ventina di persone rappresentava solo la morte da immortalare dal vivo.

Domanda: obiettivo di quelle riprese? Risposta: nessuna è plausibile. Cause? Assenza di senso civico o educazione all’umanità. Persino gli animali quando ne trovano uno in difficoltà tentano a loro modo di mostrarsi solidali se non addirittura di salvarlo.

Colpa solo del cinismo degli adulti? Probabile, ma quegli adulti prima di diventare tali sono stati ragazzi e si presuppone che abbiano frequentato le scuole. Poco importa se la materia educativa alla collettività fosse ancora quella dell’educazione civica o se fosse già quella di educazione alla cittadinanza. Il risultato dimostra che in quel capannello formato da una ventina di persone nessuna di quelle ha appreso l’Abc dello stare insieme.

In una realtà dominata dall’apparire sui social, l’educazione digitale, l’educazione all’altruismo, il senso collettivo, e chi più ne ha più ne metta, diventano le vere sfide scolastiche per le generazioni future che spesso risultano molto più mature e determinate di quelle adulte. Greta Thunberg docet.

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