Educazione civica da settembre, ecco le aree generali di insegnamento

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Molti di noi abbiamo vissuto concretamente sulla nostra pelle l’educazione civica ed, oggi, molti degli insegnanti avvertono intorno a questo nucleo (che è fatto di conoscenze ma soprattutto di abiti, di stile di vita, di comportamenti, di modalità relazionali) quello che è in fondo il cuore stesso della scuola inteso come fare scuola in senso comunitario. Sappiamo tutti come spesso si fa un po’ l’errore di identificare la scuola semplicemente con il conoscere, con il sapere. Questo tipo di educazione ci ripropone la grande provocazione del fare scuola come scuola di vita, come modo di stare con gli altri, come modo di conoscere gli altri e come modo di stabilire con loro una relazione di collaborazione in virtù di valori e di princìpi fortemente condivisi.

L’educazione civica attiva

Questo è, di fatto, il senso dell’educazione alla cittadinanza attiva: non sei soltanto la persona che usufruisce di alcuni servizi e acquisisce il diritto a protestare se questi servizi non hanno la qualità attesa. Sei la persona che si carica personalmente e responsabilmente dei servizi necessari alla piccola o grande comunità in cui vive e si presta a essere elemento attivo che presta servizio agli altri. Diciamo che l’educazione alla cittadinanza attiva è quella che ci ripropone nuovamente la grande sfida culturale del nostro tempo, che è andare oltre la definizione dei diritti individuali, per riappropriarci di quella responsabilità sociale che si connatura nel senso del dovere all’essere con gli altri. In questo senso la scuola fa una proposta molto forte ai ragazzi e la fa non limitandosi a proporre contenuti; tra l’altro, i contenuti che propone anche il disegno di legge in esame spaziano così tanto, nella totalità assoluta, e vanno dall’educazione stradale, all’educazione all’ambiente, dall’educazione estetica, all’educazione fondamentale alla legalità.

L’educazione che si appropria delle regole del vivere civile

Si parla però anche di un’educazione che si riappropria di quel senso delle regole del vivere civile che dovrebbe costituire un baluardo fortissimo, perlomeno per saper riconoscere immediatamente dove c’è il tentativo di sopruso; dove c’è il tentativo di corruzione; dove c’è quella dimensione che a volte viene apprezzata, ma che concretamente è la fuga dal senso morale, costituita da quell’atteggiamento da furbetto, di chi cioè impara a schivare le regole per volgerle esclusivamente a proprio vantaggio.

Le proposte culturali dell’educazione civica

L’educazione civica è una proposta forte a sentirsi elementi di riferimento nel proprio contesto sociale a cominciare – per esempio – dalla scuola, ma anche dalla famiglia e dalle realtà in cui il ragazzo si sente inserito, nell’arco di tempo che va dall’età più giovane fino alla maturità. Le proposte sono forti e coraggiose, e la legge le assume come proposte culturalmente trasversali.

Non c’è un docente di diritto, purtroppo!

Non c’è il professore di educazione civica, purtroppo (servirebbe concretamente non abbandonare l’insegnamento a pressapochistici approcci di altre discipline), c’è il coordinatore degli insegnamenti che, in qualche modo, supplirebbe, male però, ad un docente abilitato in discipline giuridiche ed economiche come dovrebbe essere. Devo dire che molti di noi hanno acquisito l’educazione civica necessaria attraverso contenuti provenienti dalla filosofia, dalla storia e dalla letteratura. Molti – perlomeno chi viene dall’esperienza del liceo classico – hanno amato appassionatamente la nascita della democrazia in Atene e le tragedie greche: credo che il personaggio di Antigone abbia plasmato un senso della legge naturale così forte, in molti di noi, da darci la giusta proporzione tra legge naturale e legge positiva, tra diritto naturale e responsabilità di fronte alla propria coscienza e una proposta normativa che, a lungo andare, potrebbe assumere un carattere meramente burocratico e farraginoso. Ma ciò che servirebbe, oggi, è una disciplina seriamente insegnata da chi ha competenze, conoscenze, abilità. Da chi può assicurare un approccio epistemologico alla disciplina, serio e duratura. Questo doveva e dovrebbe prevedere la legge.

Il senso della Costituzione viva

In uno strepitoso intervento in commissione Cultura de Senato, la senatrice Paola Binetti, apprezzato docente universitario, afferma “Tutto ciò ci chiede di riproporre oggi il senso della Costituzione come una realtà viva. Conosciamo la distinzione tra Costituzione formale e Costituzione materiale, ma per noi la Costituzione è quel dialogo comune, stabilito da una cultura cattolica che ha intercettato la cultura liberale e che, insieme a tale cultura, si è confrontata con altri stili di pensiero. Lo ha fatto, però, proponendoci un insieme di norme – chiamiamolo così – che possono davvero definire il denominatore comune delle nostre esperienze. Oggi come oggi sappiamo quanto tante volte si cerca, anche attraverso esperienze diverse, un po’ una logica della sopraffazione nella stessa interpretazione della Costituzione. Mettere i ragazzi a tu per tu con la Costituzione è forse una delle esperienze più belle che propone il Senato, quando le scolaresche vengono in visita e ricevono in omaggio la Carta costituzionale, oltre alla Carta della dichiarazione universale dei diritti umani. In qualche modo essi fanno un bagno in una storia e in una continuità riproposte dall’istituzione che li accoglie”.

La dimensione positiva delle lotte culturali e sociali

L’educazione civica, così concepita (da rivedere, certamente, per ciò che attiene al suo insegnamento) si deve fare carico della dimensione positiva alla lotta al bullismo e al cyberbullismo. Quante volte abbiamo detto che davanti al cyberbullismo la risposta, prima che essere punitiva, deve essere formativa e deve illustrare il senso della comunicazione, il senso del rispetto delle idee degli altri, la capacità di integrare commenti che convergano verso un’acquisizione più profonda della verità, della complessità dei fatti, della pluralità dei punti di vista? La scuola tutt’oggi si ripropone e si riappropria di questo.

La proposta aveva un senso civico profondo

Dal 1958 anno in cui venne istituito l’insegnamento dell’educazione civica, la proposta profondamente impregnata di senso civico e di rispetto per la persona e dell’adulto, ogni volta che si ripropone unisce tutti, in un unico slancio culturale. Continua la professoressa Binetti “Il problema è quanto di questo i professori poi siano riusciti a sviluppare con il loro esempio prima e con la proposta culturale specifica dopo. Allora l’educazione civica veniva inserita nell’ambito disciplinare della storia e della geografia, intendendo la geografia come geografia di popoli. Quanto dovrebbe essere riscoperto oggi anche lo stesso studio della geografia come studio delle diversità ambientali, delle diversità culturali, delle prossimità, delle integrazioni e non soltanto delle conflittualità tra vicini? Da questo punto di vista, è tutta la scuola che deve riassorbire al suo interno un modo nuovo di passare dalla proposta meramente teorica delle conoscenze apprese, lette e ripetute nell’ambito di una valutazione, alla scuola come stile di vita. Ci riusciremo? Non lo so. È la grande sfida che noi dovremmo riuscire a proporre”.

L’educazione civica e la coesione nazionale

A volte sembra che noi stessi consideriamo la Costituzione come un oggetto del contendere piuttosto che come l’oggetto principale della nostra coesione. Forse ciascuno di noi potrebbe andare oltre le divisioni per cercare davvero risposte positive per una società più umana, più coesa, più solidale, più orientata davvero al bene comune. Dobbiamo farlo e l’educazione civica fornisce, a ciascuna scuola, questa possibilità.

La scuola e i diritti: serve un’ora aggiuntiva

L’obiettivo di portare i valori della legalità e della cittadinanza, del senso dello Stato e delle competenze civiche, specie in determinate aree in cui – purtroppo – lo Stato ha abdicato al suo ruolo significa ristabilire la preminenza del diritto e del vivere civile, attraverso il giusto equilibrio di diritti e doveri che ogni cittadino è tenuto a rispettare, e trasformare radicalmente la società, incidendo positivamente sul futuro delle attuali giovani generazioni e, di conseguenza, anche in quello delle future. È fondamentale quindi il ruolo che assume la scuola in tale compito, fin dalla scuola primaria: la tempestività con cui si porgono contenuti educativi può diventare l’autentico discrimine tra l’insuccesso e il raggiungimento degli obiettivi prefissati. Gli obiettivi e le finalità della proposta di legge in esame sono indiscutibili; tuttavia, proprio per l’importanza che tale materia assume nella formazione delle giovani coscienze, sarebbe auspicabile che la stessa venga inserita come ora di insegnamento in più rispetto al monte ore già previsto, come ha più volte sottolineato, in sede di discussione, la senatrice Giovanna Petrenga.

Un organico specifico a tutela della proposta educativa

Dalla legge, si evince che nelle scuole del primo ciclo, l’insegnamento viene affidato in contitolarità a docenti. Nelle scuole del secondo ciclo le scuole utilizzano l’organico dell’autonomia e, più nello specifico, ove disponibili, i docenti abilitati all’insegnamento delle discipline giuridiche ed economiche. Quest’impostazione, tuttavia, comporterebbe che nei collegi docenti di tutta Italia da settembre vi sarebbe l’inizio di una battaglia per decidere a quale disciplina e docente togliere le ore (che potrebbero essere almeno 33) da dedicare alla nuova disciplina, utilizzando le cosiddette quote dell’autonomia. Ciò facendo venire meno il senso profondo e vero della nuova disciplina che non può essere vittima di nomenclature inadeguate e metodologie operative inefficienti.

L’insegnamento al settore A046

In ragione di tali perplessità, sarebbe auspicabile – precisa, in tal senso, la senatrice Giovanna Petrenga – una modifica della norma, che preveda il principio per cui l’insegnamento debba essere svolto da parte di personale specializzato nel settore (A046) laureato in materie giuridiche. I concetti fondamentali del diritto, della legalità, dei diritti umani, la cui pregnanza è indiscutibile, non possono essere affidati ad azioni didattiche episodiche e provvisorie, oggetto spesso di rinuncia a favore della materia del momento. È pertanto necessario un intervento strutturale e di forte impatto anche sociale, specie in relazione alla situazione storico-sociale del nostro Paese, stante il forte dilagare di diversi fenomeni, prima marginali, che stanno diventando vere e proprie piaghe sociali: bullismo, cyberbullismo, femminicidi, aumento di micro e microcriminalità, discriminazioni di vario genere. La risposta al disagio culturale, all’analfabetismo emotivo deve essere offerta dalla scuola seriamente ed efficacemente.

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