Educazione civica, Anief: pronta a fermare il decreto in tribunale

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Comunicato Anief – Per il ritorno dell’educazione civica in tutti gli istituti a partire dalla primaria, al Miur si sta facendo di tutto: anche andare contro legge.

 In pratica, si introduce una disciplina, anzi un argomento, visto che non c’è alcuna materia aggiuntiva rispetto al passato ma solo dei moduli d’insegnamento generici da sottrarre ad altre discipline, incentrato sul rispetto delle regole. Ma poi, nella pratica, la prima a non rispettarle è l’istituzione che la sta introducendo e che dovrebbe dare l’esempio.

 

Arriva l’escamotage

Invece di prendere atto che si è andati oltre ogni limite, sforando il 16 agosto scorso, termine tassativo per vedere pubblicata la legge in Gazzetta Ufficiale e permetterne l’adozione a partire dal 1° settembre prossimo, dopo i 15 giorni utili previsti dalla giurisprudenza, e quindi rimandare tutto al 2020, si è deciso di forzare la legge. Lo ha confermato, con giustificazioni risibili, anche il ministro dell’Istruzione impegnandosi a dare il via libera alla “scappatoia” probabilmente già domani: “martedì – ha detto Marco Bussetti parlando al meeting di Rimini – penso che firmerò un decreto proprio perché si riesca ad aggiustare da un punto di vista amministrativo, oltre che procedurale, affinché entri in vigore dall’anno scolastico prossimo”.

 

Perché l’Apidge ha ragione a protestare

Anief ha da subito espresso grosse riserve riguardo tale possibilità. Adesso, anche l’Apidge, l’Associazione professionale degli insegnanti di discipline giuridiche ed economiche, rappresentata dal presidente Ezio Sina, ritiene però ci siano ancora molte questioni poco chiare e si pone contro la legge numero 92 del 20 agosto 2019. Il presidente, che si sente parte in causa rappresentando proprio i docenti più indicati per l’insegnamento dell’educazione civica, ritiene che “è meglio che plani il prossimo anno, in quanto il 1° settembre le scuole cominciano dopo aver già organizzato l’attività didattica a giugno negli ultimi collegi, mentre gli organici sono ancora da affinare. Inoltre, questa disciplina, per come è impostata, prevede un appesantimento dei lavori di tutti i consigli di classe e soprattutto la figura di un coordinatore, che a oggi non è ancora formata, se non è un professore di diritto”.

 

Il dottor Sina ha quindi ricordato che “abbiamo molti di insegnanti di A046, ovvero di discipline giuridico-economiche, i quali sono tendenzialmente nel potenziamento. Questi insegnanti sono quasi 5.000, da tre anni chiediamo che vadano a insegnare cittadinanza e costituzione e invece si stanno utilizzando per le supplenze”. Inoltre, “ci sarà una grossa confusione ad inizio anno scolastico, si pensi anche ai circa 2.000 nuovi presidi”. Infine, ha detto che “avremo un’educazione civica didatticamente Arlecchino, ci sarà un’impostazione anarchica della didattica”, affidata ad un docente “generalista che faccia un po’ di tutto”.

 

La posizione dell’Anief

Le considerazioni del rappresentante dell’Apidge appaiano più che pertinenti. Perché il ritorno dell’educazione civica in tutte le classi, scuola dell’infanzia esclusa, rappresenta ad oggi poco più che un contenitore vuoto: sulla formazione dei docenti non c’è uno straccio di indicazione, si delega il suo insegnamento al consiglio di classe costringendo i docenti ad improvvisare percorsi formativi, rimane l’ambiguità sul monte orario ma anche sul fatto non possa essere considerata come materia, visto che andrà a prendersi ore di altre discipline. Mentre l’esigenza numero uno, dare all’eduzione civica una fisionomia forte, con riferimenti alle istituzioni europee, ed ore settimanali aggiuntive, è stata clamorosamente elusa, perché per finanziare il progetto non c’è un euro.

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