Educazione civica, Anief: il paradosso di una riforma senza coraggio e a costo zero

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Comunicato – ANIEF aveva chiesto al decisore politico maggior coraggio, di trasformarla in disciplina con un orario aggiuntivo e non a spese di altre materie, con docenti specializzati e programmi specifici.

Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief: “Da sempre, ogni educatore ha affrontato l’argomento in materia trasversale. Non servivano coordinatori ma docenti preparati e serviva anche dare dignità a una disciplina che meritava di essere considerata una materia”

Venerdì 10 luglio Anief convocata in delegazione al MI per comunicazioni riguardanti la formazione dei docenti Educazione Civica; la delegazione sarà composta da Giovanni Portuesi, componente della segreteria generale nazionale, e da Rodrigo Verticelli, presidente regionale Anief Abruzzo

In attesa di essere ricevuti oggi 10 luglio alle 14.30 in delegazione presso il MI per Comunicazione riguardante il Piano per la formazione dei docenti per l’educazione civica di cui alla legge n.92/2019 non possiamo non rilevare le forti perplessità sollevate da ANIEF già durante l’iter legislativo della contestata L. 92/2019. La proposta, già avanzata da Anief in audizione presso la VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera durante l’esame del disegno di legge, prevedeva l’istituzione della disciplina come materia autonoma, con un minimo annuale aggiuntivo di non meno di 33 ore per la scuola primaria e 66 ore per la secondaria. Per quest’ultimo grado di istruzione, in particolare, si era rilevato come fosse necessaria una preparazione specifica dei docenti; per tale motivo, erano stati indicati gli appartenenti alla classe di concorso A046 con utilizzo prioritario dei docenti che si trovano su potenziamento per valorizzarne le specifiche professionalità.

Inoltre Anief aveva chiesto di estendere l’oggetto degli studi alle istituzioni europee: a livello europeo, si ricordava, anzitutto, che la Raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio del 18 dicembre 2006 (2006/962/CE), relativa alle competenze chiave per l’apprendimento permanente, ha delineato 8 competenze chiave, tra cui le Competenze sociali e civiche. In particolare, la competenza civica dota le persone degli strumenti per partecipare appieno alla vita civile grazie alla conoscenza dei concetti e delle strutture sociopolitici e all’impegno a una partecipazione attiva e democratica. Più nello specifico, la competenza civica si basa sulla conoscenza dei concetti di democrazia, giustizia, uguaglianza, cittadinanza e diritti civili, anche nella forma in cui essi sono formulati nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e nelle dichiarazioni internazionali e nella forma in cui sono applicati da diverse istituzioni a livello locale, regionale, nazionale, europeo e internazionale.

Anief ribadisce che sono molti i punti su cui occorrerà fare chiarezza in sede di convocazione al MI. A iniziare dalle risorse per la formazione dei docenti incaricati dell’insegnamento dell’educazione civica: al momento, infatti, per la formazione non vengono stanziati nuovi fondi ma saranno utilizzati 4 milioni di euro del fondo previsto dal Piano nazionale di formazione e per la realizzazione delle attività formative introdotto nel 2015 con la legge n. 107. A parte il fatto che la somma stanziata appare insufficiente, si spera che l’incontro possa dare indicazioni precise su come si attuerà tale formazione.

Allo stesso modo, risultano troppo generiche le informazioni fornite alle scuole con le Linee Guida allegate al D.M. n. 35 del 20 giugno 2020 su chi effettivamente dovrà insegnare le 33 ore annue di educazione civica in tutte le classi a partire dalla primaria: non trattandosi di una disciplina aggiuntiva, le ore verranno inglobate all’interno di altre. Di fatto, per insegnare l’educazione civica si utilizzeranno uno o più docenti del consiglio di classe oppure del potenziamento, sperando che nella secondaria, dove i temi da affrontare risultano più tecnici e complessi, siano competenti nell’area giuridica.

Il tutto, per espresso divieto legislativo, senza modifiche o incrementi dell’organico docente nonostante il parere negativo del CSPI che aveva chiesto una ridefinizione delle risorse di organico e di cui evidentemente l’Amministrazione non ha voluto tenere conto.

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