Educazione civica a scuola: tanti contenuti inglobati, un minestrone buono per tutte le stagioni

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L’insegnamento dell’educazione civica assomiglia sempre di più ad un minestrone, buono per tutte le stagioni politiche. Su Il Sole 24 Ore focus su cosa è diventata la materia. 

A partire dal 2020/21, le 33 ore annuali obbligatorie di educazione civica, introdotte da Marco Bussetti nel 2019, hanno attraversato ogni grado scolastico, dall’infanzia ai licei. Questa materia, non solo si è fatta spazio accanto alle tradizionali, ma si è arricchita di nuovi contenuti, mostrando una flessibilità che potrebbe rischiare di farla diventare un “contenitore” indifferenziato.

Lucia Azzolina aveva precedentemente delineato tre pilastri fondamentali: lo studio della costituzione e della legalità, lo sviluppo sostenibile e la cittadinanza digitale. E ora, con Giuseppe Valditara alla guida, emerge un ulteriore interesse verso l’educazione finanziaria. Il fine? Formare cittadini consapevoli delle dinamiche economiche e finanziarie del Paese, fornendo loro gli strumenti per partecipare attivamente alla vita economica.

Ma non si tratta dell’unico ampliamento. Una recente proposta mira a integrare l’educazione stradale, offrendo premialità agli studenti e incoraggiando l’interazione attraverso piattaforme digitali e sessioni di peer tutoring. Questa novità porta con sé la necessità di rivedere le linee guida dell’educazione civica, per assicurarsi che questi contenuti abbiano la giusta rilevanza.

Infine, nel contesto di un crescente interesse per contrastare il bullismo e la violenza a scuola, l’educazione civica è vista come uno strumento chiave. Per gli studenti delle superiori, un voto basso in condotta potrebbe tradursi in un “debito” in materia di educazione civica, un passaggio obbligato per consolidare la comprensione dei valori costituzionali e civili.

Tuttavia, mentre l’educazione civica si espande, c’è una crescente preoccupazione: evitare che questa materia si trasformi in un “minestrone” di contenuti disparati. Le scuole sono dunque chiamate a fare appello al loro buon senso, equilibrando le esigenze dell’istruzione con la coerenza didattica.

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