Educazione ambientale: dopo l’annuncio tutto tace…

di redazione
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Legambiente – Circolo “Angelo Vassallo” – Corato (BA) – Era stata individuata come una nuova disciplina o educazione nel curricolo scolastico, ma dopo un anno dall’annuncio non si sa ancora nulla.

Il nostro circolo lavora operativamente con alcune scuole del territorio.

Molto spesso gli annunci servono per creare attese o per vedere le reazioni della popolazione in base all’ effetto della dichiarazione. Parliamo dell’educazione ambientale, finora considerata tra le educazioni e didatticamente non come una disciplina curriculare tout court.

Per il documento della Comunità Europea – l’agenzia EPAL, di settembre di quest’anno, spiega il senso e il significato della parola composta.” La prima è la componente educativa, la quale ci dà gli strumenti di comunicazione con le comunità, che ci permette di trasformare linguaggi scientifici in linguaggi semplici che possano essere appropriati e compresi dai differenti gruppi sociali, la seconda la componente ambientale cerca di ricostruire queste relazioni create dall’uomo con la natura, però attraverso parametri culturali.

Possiamo dire che l’Educazione ambientale è stata concepita come una strategia per offrire nuove modalità capaci di generare nelle persone e nelle società umane cambi significativi di comportamento e di riassegnare una nuova importanza a valori culturali, sociali, politici, economici e relativi alla natura. Al tempo stesso, cerca di facilitare i meccanismi di acquisizione delle abilità intellettuali e fisiche, promuovendo la partecipazione attiva e decisa degli individui in maniera permanente; riflettendosi in un miglior intervento umano per l’ambiente e di conseguenza una adeguata qualità di vita. Con questa concezione, negli ultimi decenni, si è riposta fiducia nel processo educativo per contribuire alla risposta di problemi ambientali. L’educazione ambientale abbraccia tematiche e problemi reali, con i quali le nuove generazioni si confrontano.”

Pertanto, è in questo ambito che insegnanti che utilizzano metodologie didattiche partecipative, che possono rendere coerente il contenuto educativo – lo Sviluppo Sostenibile – con il processo educativo – del Cooperative Learning.

I temi affrontati nella disciplina o educazione nel curricolo formativo nazionale sarebbero la tutela del territorio e del mare, il riciclo dei rifiuti, la biodiversità e l’alimentazione sostenibile. All’inizio, i temi ambientali sarebbero trattati nelle ore d’insegnamento di altre materie come: geografia, scienza e arte, fino a quando non verrebbe istituita come materia strutturale o educazione del percorso scolastico. Non è chiaro con quale titolo di studio, di accesso e/o specializzazione si potrebbe insegnare questa disciplina o mediante riconversione culturale o aggiornamento formativo. Secondo il ministero dell’Ambiente, si tratta di “uno strumento fondamentale per sensibilizzare i cittadini e le comunità ad una maggiore responsabilità e attenzione alle questioni ambientali e al buon governo del territorio”.

Per questo il ministero avrebbe compilato delle linee guida che potranno essere seguite in tutte le scuole. La notizia anticipata all’inizio dello scorso anno, da alcuni Media Nazionali che preannunciavano l’annuncio del sottosegretario all’Ambiente Barbara Degani insieme al dicastero dell’Istruzione erano in procinto di promuovere delle Linee Guida Nazionali per le scuole di ogni ordine e grado. Secondo le indiscrezioni sarebbero dieci temi-base proposti a seconda del livello scolastico, dunque età e grado di preparazione.

Il documento del progetto sarebbero pronte e sarebbero contenute in un faldone di circa 150 pagine. Non è certo l’approccio: disciplina a sé o educazione trasversale nelle varie materie, differenziato per ordine scolastico. Non è certo l’inizio di questo percorso formativo per i cittadini del futuro, anche se non è stato inserito, per i docenti in servizio, tra le rilevanze formative, nel percorso di aggiornamento, almeno secondo le priorità indicate nel Piano definisce con chiarezza gli obiettivi per il prossimo triennio. Per la prima volta, sono previste nove priorità tematiche nazionali per la formazione: Lingue straniere; Competenze digitali e nuovi ambienti per l’apprendimento; Scuola e lavoro; Autonomia didattica e organizzativa; Valutazione e miglioramento; Didattica per competenze e innovazione metodologica; Integrazione, competenze di cittadinanza e cittadinanza globale; Inclusione e disabilità; Coesione sociale e prevenzione del disagio giovanile, quindi, l’educazione ambientale non c’è, e non risulta come necessità, come un obiettivo per la formazione dei docenti.

Il circolo Legambiente di Corato aveva positivamente accolto il provvedimento annunciato e il nostro commento era stato di stare attenti a come poteva essere effettuata con il rischio di revisionismo, come, ad esempio, di non ammettere le problematiche legate alla questione climatica, allo smaltimento sostenibile dei rifiuti, mediante la raccolta differenziata ed alle ecomafie, per citare solo alcuni macrotemi ambientali. E’ vero: diverse scuole in Italia fanno progetti ed attività didattiche per promuovere l’educazione ambientale e nel nostro piccolo, come associazione ambientalista proprio mediante le varie campagne di sensibilizzazione come: Puliamo il Mondo, o Festa dell’albero nella nostra realtà cittadina, promuoviamo la costruzione di una cultura e di una sensibilità nei confronti delle nuove generazioni. Non solo lo scorso anno scolastico nel percorso formativo di Alternanza-Scuola Lavoro 2015/16, siamo stati tra i primi circoli, in Italia, ad attuare un percorso formativo con l’Istituto Superiore Oriani Tandoi della nostra città senza alcun onere economico. Lo sviluppo e l’articolazione sono indicati, nel comma 34, ha esteso i luoghi dove operare l’alternanza scuola-lavoro:” sono stati allargati a tutto il terzo settore, nonché con enti che svolgono attività afferenti al patrimonio ambientale…”, non solo, nel comma 37, della legge n. 107/2015 l’utilizzo delle risorse socioeconomiche delle varie realtà cittadine, anche per fini orientativi degli stessi studenti. I ragazzi sono stati seguiti e aiutati dal tutor di Legambiente Faretra Giuseppe e dalla docente del Liceo Classico Tarantini Concetta, facendo elaborare un dossier a tre studenti dell’Istituto stesso.

E’ sicuramente necessario incrementare un’educazione ambientale, perché lo potremmo riscontrare a cascata: la carenza delle scelte sostenibili tra i cittadini nelle attività quotidiane come, per esempio, la situazione della mobilità urbana, le istituzioni che puntano all’ambientalismo come forma di consenso, creando attività che possano mostrare pubblicamente la parte ambientale e non nelle prassi quotidiane, praticando il greenwashing, ovvero la strategia di comunicazione di certe organizzazioni o istituzioni politiche finalizzata a costruire un’immagine di sé ingannevolmente positiva sotto il profilo dell’impatto ambientale, allo scopo di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dagli effetti negativi per l’ambiente dovuti alle proprie attività, nonché agli effluvi commenti in Rete e sui Social Networks di cui Umberto Eco diceva che: “permettono alle persone di restare in contatto tra loro, ma danno anche diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano al bar dopo un bicchiere di vino e ora hanno lo stesso diritto di parola dei Premi Nobel”.

Purtroppo, spesso si distorce il senso e il valore dell’ecologia come salvaguardia della casa comune e per la promozione di una costruzione di una comune consapevolezza. Di questo ci siamo resi conto di tanti ambientalisti, in questi anni, “fai da te “o “le faccio per me” che sono, talvolta, soggetti alla sindrome di Nimby: non nel mio cortile (acronimo inglese per Not In My Back Yard). Questo approccio consiste nel riconoscere come necessari, o comunque possibili, gli oggetti del contendere ma, contemporaneamente, nel non volerli nel proprio territorio a causa delle eventuali controindicazioni sull’ambiente locale. Il nostro bene comune è l’ambiente. Lo studio, l’analisi e la consapevolezza sono necessari per sviluppare una nuova coscienza partecipativa ambientale.

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