Educazione alla legalità, Coordinamento docenti disciplina diritti umani: non deve essere slogan. Utilizzare insegnanti A46 nelle secondarie di I grado

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Comunicato – Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti umani, in seguito alle notizie allarmanti riguardanti i comuni sciolti per infiltrazione mafiosa (Corleone, Tropea, Arzano e Bovalino), ritiene fondamentale sottolineare lo stato di emergenza legalità in cui versano molte aree del Centro Sud d’Italia.

Comunicato – Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti umani, in seguito alle notizie allarmanti riguardanti i comuni sciolti per infiltrazione mafiosa (Corleone, Tropea, Arzano e Bovalino), ritiene fondamentale sottolineare lo stato di emergenza legalità in cui versano molte aree del Centro Sud d’Italia.

Vogliamo ricordare che proprio ieri ricorreva l’assassinio avvenuto nel 1982 del medico legale Paolo Giaccone, figura retta, la cui unica “colpa” è stata quella di non abdicare alle proprie responsabilità di professionista e cittadino. 

Il sistema educativo ha il compito di rafforzare le sue azioni creando percorsi che potenzino la conoscenza, la cultura e il rispetto della legge. L’educazione alla legalità non deve essere un mero  slogan, ma un movimento culturale, d’idee, di saperi, teso a rivoluzionare ordinamenti e sovrastrutture cristallizzate e deleterie per il progresso civile della società. “Gutta cavat lapidem”, come dicevano i latini; allora un’azione didattica sistemica, pervasiva, cadenzata, misurabile quanto può incidere nella trasformazione delle caratteristiche socio-culturali di un territorio?

In alcune zone del nostro Meridione, “si parva licet…”, i docenti che insegnano i valori della cittadinanza attiva sono autentici missionari. Le periferie tentacolari e degradate del profondo Sud o i paesini spopolati, all’interno di lande desertiche e abbandonate, sono trincee, in cui, ogni giorno, si combatte una battaglia in nome della civiltà.

Non è patetica retorica e chi afferma il contrario, evidentemente, conosce poco le realtà menzionate. La scuola non può essere ridotta a semplici numeri o ad un andamento demografico che fa quotidianamente registrare flessioni nel tempo, ma deve essere legata alla tipicità del territorio in cui ciascuna comunità educativa si inserisce. Potenziare alcune aree più svantaggiate rispetto ad altre non dovrebbe suscitare il biasimo, ma l’approvazione. Una situazione d’emergenza richiede soluzioni immediate e di forte impatto: significa contrastare il “Nulla” con la forza delle idee.    

L’attribuzione delle unità di potenziamento nell’area della legalità nelle scuole di ogni ordine e grado è un intervento ponderato da inserirsi all’interno di una strategia generale, finalizzata alla lotta alle organizzazioni criminali. 

Perché mai docenti di secondo grado, come la classe di concorso A046 (ex A019) – discipline giuridiche ed economiche, già utilizzati nel primo grado in fase di piano straordinario d’assunzione, non possono essere collocati nelle scuole di primo grado, se effettivamente richiesti nel PTOF delle singole istituzioni scolastiche, in fase di mobilità? Si fa presente che, muovendosi in tale direzione, si otterrebbero due considerevoli risultati per il sistema scolastico italiano: 1) verrebbe assai ridimensionato, per non dire eliminato, il problema dell’esodo dei docenti meridionali verso le città del Nord; 2) si assicurerebbero continuità all’attività didattica e maggiore efficacia formativa a tutte le azioni educative e progettuali che sono state condotte dal personale dell’A046, con notevole utilità, proprio nelle zone più a rischio, in relazione alla legalità, nel nostro territorio.

La scuola può costituire un baluardo di civiltà e senso civico, laddove l’onestà è accerchiata; laddove l’unico diritto che viene riconosciuto è quello del più forte; laddove ai giovanissimi vengono inculcati disvalori e prevaricazioni sul prossimo.

Il Governo, che sta dimostrando sensibilità per le tematiche connesse alla difesa e divulgazione delle tematiche afferenti la legalità, può intervenire, in tal senso, per dirimere questioni la cui valenza è di fondamentale importanza per il Paese e per il futuro delle nuove generazioni.     

prof. Romano Pesavento

Presidente Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani

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