Educatori e pedagogisti: cenerentola delle professioni sociali. Approvare la legge Iori per ridare dignità

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Alessandro Prisciandaro Presidente Nazionale APEI – Sono le condizioni di vita di marginalità politica e professionale che hanno spinto migliaia di educatori e pedagogisti a scendere in lotta per rivendicare il loro sacrosanto diritto a contribuire con professionalità e impegno al benessere collettivo.

Sono state le norme locali che ci hanno fatto diventare la cenerentola delle professioni sociali, che hanno creato le condizioni di un risveglio culturale prima, sindacale poi.

Sono state  le paghe di fame e le condizioni di lavoro di sfruttamento che hanno fatto lucrare chi nel sociale ha visto un nuovo business, su cui investire come su gli immigrati, che le mafie considerano pi+ lucrosi della droga.

E’ stato vedere invaso la propria professione da una miriade di di disoccupati pronti ad accettare paghe da fame, in un sistema non contrattualizzato, che ha generato un abbassamento generalizzato della qualità educativa, con i noti eccessi descritti dalla cronaca. E’ stato un moto di orgoglio professionale che ci ha fatto scendere in piazza a Roma il 4 dicembre, per gridare aiuto ad uno stato finora assente e sordo alle richieste di 200.000 educatori, che speriamo sappia almeno trovare una soluzione alle sue regole interne e giungere ad una immediata approvazione in commissione della legge.

Noi stiamo preparando una festa! Si una festa per gioire insieme comunque, perché nonostante tutto ci siamo ritrovati, in questi anni abbiamo migliorato le nostre reti, la nostra struttura organizzativa, creando associazioni e attivando processi virtuosi nei territori. questo non lo potranno fermare. Non potranno fermare la rabbia di vedersi truffati e avviliti da una Stato che inganna i propri giovani che non troveranno lavoro dopo 5 lunghi anni accademici a studiare, non potranno fermare la determinazione a voler fare il lavoro per cui ci si è laureati, semplicemente al pari di altri, con le conoscenze acquisite in una Università che deve professionalizzarsi e qualificarsi, in quanto il processo di impoverimento non riguarda solo noi lavoratori ma anche i nostri docenti, troppo chiusi e senza lavoro sul territorio.

Faremo una GRANDE FESTA perché voglio crederci fino in fondo, ormai è questione di poco.

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