Educatori e scuola: la beffa oltre il danno. Lettera

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inviata da Antonio Sobrio –  Sono un educatore di 42 anni, laureato in Scienze dell’educazione, e da più di venti svolgo questo lavoro, molti dei quali all’interno della scuola.

Per la precisione nove da operatore di asilo nido in scuole d’infanzia e quattro all’interno di scuola primaria, secondaria di primo e secondo grado come assistente specialistico, una sorta di insegnante di sostegno aggiuntivo.

Le mansioni svolte non differiscono di molto da quelle del corpo docenti e insegnanti.

A differire piuttosto sono il riconoscimento e l’inquadramento, sia come figura professionale che dal punto di vista economico. Il nostro datore di lavoro non è infatti il Ministero dell’istruzione bensì le cooperative che attivano il servizio, le quali ci assumono a tempo determinato con contratti di collaborazione che prevedono un compenso pari a circa 7,50 euro netti l’ora, un versamento dei contributi in gestione separata, non prevedono ferie, malattia, liquidazione, non danno la possibilità di accedere a contributi previsti per la disoccupazione nei periodi in cui non lavoriamo, come per altre categorie professionali, e possono essere annullati in qualsiasi momento, senza preavviso per sopraggiunte cause di forza maggiore, come specificato nelle note.

Se il ragazzo che affianchiamo è assente non veniamo pagati, né tanto meno se ci ammaliamo, e se la malattia è grave e duratura, impedendoci di riprendere il lavoro, veniamo sostituiti.

Inutile dire che non esiste nessuna garanzia di continuità da un anno al successivo. Tutto questo senza considerare che il pagamento, se di pagamento si può parlare, non avviene mese per mese, ma a distanza di mesi e più spesso di anni dalla fine della prestazione lavorativa.

Basti pensare che nel momento in cui scrivo, avendo da poco concluso il periodo di lavoro che va da febbraio a inizio giugno, non ho ancora percepito un centesimo e devo ancora ricevere il pagamento relativo a due mesi dell’anno scorso e un mese di due anni fa.

Ovviamente tutto questo è verificabile e può essere confermato da scuola, comune e cooperative presso le quali ho lavorato, che si rimbalzano responsabilità e demandano tutto alle leggi che stabiliscono tali condizioni lavorative e che essi sostengono limitarsi ad applicare.

Nel frattempo, per uscire da questa situazione di precarietà insostenibile, ho preso parte al concorso per accedere al TFA per insegnanti di sostegno e pur avendo superato le tre prove con buoni punteggi, al momento sono rimasto escluso a causa dei titoli relativi al servizio scolastico, dal momento che gli anni in cui ho lavorato a scuola non mi vengono riconosciuti, nonostante mi sono alternato in classe con insegnanti di sostegno, svolgendo le loro stesse mansioni. La beffa oltre il danno.

Detto questo, essendo risultato idoneo, spero di poter accedere al corso prima possibile per lavorare come insegnante, ma resta il fatto che la figura dell’educatore in Italia va necessariamente e urgentemente rivista, poiché non è possibile lavorare a queste condizioni, con la dignità calpestata e l’impossibilità di vivere una vita decorosa, costretti a svolgere altri lavori per poter tirare avanti e sopravvivere nell’attesa di ricevere i pagamenti spettanti. Pagamenti che si rischia addirittura di non ricevere per niente, nel caso la cooperativa fallisca, come spesso è accaduto e accade.

Nell’attuale governo si parla di salario minimo. Di certo una persona laureata e assunta per svolgere un ruolo specializzato non può percepire 7,50 euro l’ora, meno di un addetto alle pulizie. Ma soprattutto gli va riconosciuta la dignità professionale che merita e un ruolo all’interno della società, e della scuola nel caso specifico, che al momento non ha e non ha mai avuto da quando è stata istituita la sua figura. In caso contrario tanto vale abolirla ed evitare a tante altre persone che scelgono di dedicare la propria vita agli altri di sacrificare la propria, lasciando a loro stessi tutti coloro che beneficiano del loro sostegno e della loro presenza.

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