Educatore non deve avere la partita IVA, sentenza TAR

di redazione
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Con ricorso al Tar Puglia, Sede di Bari, 50 educatori e assistenti alla comunicazione della lingua dei segni della provincia di Bari, assistiti dall’Avv. Michele Ursini, hanno impugnato l’avviso pubblico della Città Metropolitana di Bari, censurando in particolare la previsione della prestazione lavorativa in forma autonoma, da parte dei candidati utilmente selezionati, come liberi professionisti titolari di Partita IVA.

In esito al proposto ricorso la Città Metropolitana di Bari ha annullato in autotutela l’avviso pubblico impugnato.

Il Tar Puglia, chiamato comunque a decidere il ricorso in base al principio della soccombenza virtuale o potenziale, con Sentenza n. 384 del 19.3.2018 ha riconosciuto l’erroneità di tali prescrizioni, ritenendo fondato il ricorso perché il conferimento degli incarichi di supporto all’attività didattica, ivi compresi quelli di cui all’avviso gravato, non può in effetti essere disciplinato secondo le regole previste per il conferimento degli incarichi professionali esterni, e ha condannato la Città Metropolitana di Bari al pagamento delle spese processuali .

Ne deriva che non sarà più possibile per le pubbliche amministrazioni imporre lo svolgimento dell’attività di educatore e di assistente alla comunicazione in forma autonoma e senza vicoli di subordinazione, “in qualità di libero professionista, in possesso di partita IVA o impegno ad operare in qualità di libero professionista e ad attivare partita IVA in caso di affidamento dell’incarico”, come precisato nell’avviso pubblico annullato.

Nel timore di una possibile esternalizzazione del servizio, gli educatori e gli assistenti alla comunicazione hanno costituito un comitato, con la finalità di tutelare il proprio diritto al lavoro, nonché la qualità dell’assistenza specialistica, sino ad ora garantita da personale assunto da una graduatoria pubblica, in esito al superamento di concorso pubblico per titoli e colloquio.

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