Education and Training Monitor: la Commissione Europea punta il dito sulla dispersione, sulle competenze di base e sulla formazione al lavoro

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Giulia Boffa – La Commissione Europea ha pubblicato ieri  il suo rapporto annuale  Education and Training Monitor 2013 – Italy, che fornisce i dati nazionali relativi a indicatori chiave ed evidenzia i principali problemi aperti, insieme alle misure che l’Italia ha messo in campo per contrastarli.

Gli obiettivi che i 28 stati membri devono porsi, e quindi anche l’Italia, sono:  

Riduzione dell’abbandono scolastico precoce
Aumento del tasso di conseguimento di diplomi dell’istruzione terziaria

Giulia Boffa – La Commissione Europea ha pubblicato ieri  il suo rapporto annuale  Education and Training Monitor 2013 – Italy, che fornisce i dati nazionali relativi a indicatori chiave ed evidenzia i principali problemi aperti, insieme alle misure che l’Italia ha messo in campo per contrastarli.

Gli obiettivi che i 28 stati membri devono porsi, e quindi anche l’Italia, sono:  

Riduzione dell’abbandono scolastico precoce
Aumento del tasso di conseguimento di diplomi dell’istruzione terziaria
Aumento della partecipazione all’educazione e cura della prima infanzia
Miglioramento delle competenze di base in lettura, matematica e scienze
Aumento del numero di studenti in mobilità per apprendimento
Aumento del tasso di occupazione dei neolaureati
Aumento della partecipazione degli adulti all’apprendimento permanente.

In Italia la spesa per l’istruzione è ancora tra le più basse d’Europa: il nostro paese registra anche una percentuale di dispersione scolastica significativamente peggiore rispetto alla media UE e il più basso tasso di diplomati dell’istruzione terziaria nell’UE per la fascia di età 30-34 anni.

Anche la partecipazione degli adulti all’apprendimento permanente è inferiore alla media UE. Infine, la transizione dalla scuola al mondo del lavoro risulta difficoltosa, anche per i giovani altamente qualificati.

Ciò che l’Europa raccomanda all’Italia, in vista anche del prossimo semestre europeo, per quanto riguarda il settore dell’istruzione e formazione, è di intensificare gli sforzi per prevenire l’abbandono scolastico, di migliorare la qualità della scuola e dei risultati degli studenti (anche riformando lo sviluppo professionale e la carriera degli insegnanti) e di rafforzare i percorsi di istruzione e formazione professionale.

Come ribadito spesso, la spesa delle amministrazioni pubbliche per l’istruzione in percentuale del PIL in Italia è ben al di sotto della media UE (4,2% vs 5,3% nel 2011).

Nel 2012 l’Italia ha continuato a ridurre gli stanziamenti di bilancio per l’istruzione, che sono diminuiti di circa il 5% in termini reali rispetto al 2011.

Con la spending review dell’agosto 2012, l’Italia ha adottato misure per aumentare la condivisione dei costi nel settore dell’istruzione superiore, dal momento che le tasse universitarie sono destinate ad aumentare tra il 25% e il 100% per gli studenti che non riescono a laurearsi entro i termini stabiliti.

Per quanto riguarda le competenze di base,i risultati insoddisfacenti degli studenti di 15 anni nei test OCSE PISA di lettura, matematica e scienze, a livello nazionale, evidenziano, tuttavia, significative disparità regionali: nonostante i recenti miglioramenti, sono ancora scarsi i risultati degli studenti nelle regioni meridionali, mentre le regioni settentrionali sono in linea o addirittura superano la media UE.

La dispersione scolastica in Italia resta nettamente al di sopra della media UE (17,6% vs 12,7% nel 2012) e dell’obiettivo nazionale fissato per il 2020 del 15-16%. Con una percentuale del 39,1% nel 2012, gli stranieri pesano sul dato nazionale complessivo.

Il miglioramento della qualità della scuola e dei risultati degli studenti può contribuire a ridurre l’abbandono scolastico precoce. La misura principale in questo ambito è stata l’istituzione, con decreto del marzo 2013, del Sistema nazionale di valutazione delle scuole pubbliche e delle istituzioni formative accreditate dalle Regioni.

Il ruolo degli insegnanti è evidentemente centrale per il miglioramento della qualità dei risultati scolastici.Attualmente la professione di insegnante in Italia segue un unico percorso di carriera con una progressione di stipendio basata solo sull’anzianità e limitate prospettive in termini di sviluppo professionale, non è sottoposta a nessuna valutazione delle prestazioni e, rispetto ad altri Paesi, è contraddistinta da bassi livelli di stipendio.

In Italia il tasso di laureati è il più basso dell’Unione europea (21,7% nel 2012 per la fascia d’età 30-34 anni, con le donne che superano nettamente gli uomini) ed è aumentato solo del 2,7% rispetto al 2009, rimanendo ben al di sotto dell’obiettivo nazionale fissato per il 2020 del 26-27%.

Si sta gradualmente introducendo il sistema AVA (Autovalutazione, Valutazione periodica, Accreditamento) che prevede che istituti e corsi universitari che non rispettano una serie di criteri di qualità possano essere chiusi.La chiave per migliorare la performance del settore dell’istruzione superiore in Italia è collegato ad un altro importante principio della riforma universitaria del 2010, ossia che una quota crescente del finanziamento pubblico destinato alle università deve essere assegnato in base alle prestazioni offerte nella didattica e nella ricerca.

Tale quota di finanziamento pubblico distribuito in base a questi principi è aumentata solo dal 7% nel 2009 al 13% nel 2012. Inoltre l’azione  mirata ad adeguare l’offerta di competenze di alto livello alle esigenze del mercato del lavoro è ancora insufficiente.

I tassi di occupazione di giovani diplomati sia dell’istruzione secondaria superiore che universitaria sono tra i più bassi dell’Unione europea e sono peggiorati negli ultimi anni. Mentre il tasso di disoccupazione generale è vicino alla media europea, il tasso di disoccupazione giovanile e il tasso di disoccupazione dei giovani laureati sono molto elevati.

In linea con la riforma del mercato del lavoro, il governo ha adottato in data 11 gennaio 2013 un decreto legislativo che istituisce il Sistema nazionale di certificazione delle competenze, includendovi l’identificazione e il riconoscimento dell’apprendimento non formale e informale.

La partecipazione degli studenti della scuola secondaria superiore nel settore dell’istruzione e della formazione professionale rimane al di sopra della media UE (60% contro 50,3 % nel 2011). Un accordo con la Germania è stato concluso nel dicembre 2012 per promuovere la cooperazione al fine di migliorare la mobilità, i progetti di rete che includono datori di lavoro e sindacati e aumentare la componente di apprendimento basato sul lavoro nell’istruzione e formazione professionale.

A partire dall’anno accademico 2011/12, sono stati creati 62 Istituti Tecnici Superiori (ITS), ora divenuti 65, per offrire qualifiche di livello post diploma a ciclo breve (2 anni) su settori chiave dell’economia italiana. Nonostante il numero ancora limitato di studenti coinvolti in questi percorsi, gli ITS sono  rilevanti nella promozione dello sviluppo del sistema di istruzione superiore professionale, coerentemente con le priorità sulla lotta alla disoccupazione.
 
Infine, gli adulti in Italia registrano punteggi decisamente inferiori alla media UE nei test di alfabetizzazione e calcolo dell’Indagine sulle competenze degli adulti (PIAAC). Infatti, quasi il 30% degli adulti ha scarse competenze di lettura e di matematica in confronto a una media UE rispettivamente del 19% e del 24%. Queste persone scarsamente qualificate hanno 6 volte meno probabilità di aggiornarsi nell’ambito professionale rispetto a persone altamente qualificate.

Ciò è legato alla scarsa partecipazione degli adulti all’apprendimento permanente, la cui percentuale rimane bassa rispetto agli altri paesi UE (6,6% vs 9% nel 2012), anche se leggermente aumentata negli ultimi anni.

L’Italia ha recentemente definito un sistema nazionale per l’apprendimento permanente, sulla base dell’esperienza delle scuole secondarie superiori nell’offerta di corsi serali e dei centri territoriali per l’educazione degli adulti (CTP).

I vecchi centri confluiranno nei Centri Provinciali per l’Istruzione degli adulti – CPIA, vere e proprie istituzioni scolastiche autonome dotate di uno specifico assetto didattico e organizzativo, di propri Organi Collegiali e costituite su base provinciale. Articolati in reti territoriali di servizio, opereranno in stretto raccordo con le autonomie locali, il mondo del lavoro e delle professioni attivando percorsi formativi strutturati per livelli di apprendimento.

il rapporto

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