Edilizia scolastica, un crollo ogni tre giorni. I fondi ci sono ma è difficile spenderli

di Gianfranco Scialpi
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Rapporto Cittadinanzattiva 2019, nell’ultimo anno scolastico (settembre 2018-giugno 2019) sono aumentati i crolli. In assoluto i più numerosi. La situazione sembra interessare poco, eppure la sicurezza delle scuole rappresenta un esempio di cura verso gli adulti e i minori. In tempi relativamente brevi si può risolvere la situazione, occorre però…

Rapporto cittadinanza 2019, le scuole restano insicure

Rapporto Cittadinanzattiva 2019, la sicurezza delle scuole, rispetto al periodo precedente è leggermente migliorata. Rimane però sempre critica. Il quadro presenta situazioni potenzialmente pericolose e quindi non avvertite nella loro drammaticità, e altre, invece che si impongono per il verificarsi dell’evento catastrofico. Le prime rimandano sostanzialmente al dato che “due scuole su cinque si trovano in zone ad alta sismicità” . Si legge nel Rapporto” Il 43% degli edifici scolastici si trova in zone ad elevato rischio sismico (zona sismica 1 e 2), il 57% in zone a rischio 3 e 4” Quello che preoccupa non sono le situazioni ben conosciute, bensì la bassa percentuale di edifici scolastici migliorati dal punto di vista sismico (9%) o adeguati (5%).
La seconda tipologia , invece, fa emergere la scuola dalla grotta dell’oblio, catturando per un giorno l’attenzione dei massmedia. Parliamo dei crolli degli edifici scolastici, aumentati nell’ultimo anno. Il peggior dato di sempre! Si legge nel Rapporto: “Ben settanta gli episodi di crolli e di distacchi di intonaco registrati da Cittadinanzattiva, tramite la stampa locale, tra settembre 2018 e luglio 2019. Parliamo di un episodio ogni 3 giorni di scuola. di cui 29 in regioni del Nord (Piemonte 6, Lombardia 16, Emilia Romagna 4, Veneto 2, Trentino Alto Adige 1), 17 nel Centro (Toscana 5, Lazio 10, Umbria 1, Marche 1), 24 nelle regioni del Sud e nelle Isole (Campania 8, Puglia 6, Calabria 2, Sicilia 7, Sardegna 1). Tali episodi hanno provocato il ferimento di 17 persone, tra studenti e adulti.
Tragedie sfiorate in molti casi perché tali episodi sono avvenuti di notte, nel week end o in periodi di chiusura delle scuole.
Dal 2013 abbiamo registrato, in totale, 276 episodi di questo genere”

L’attenzione, la cura verso le persone e i minori sono  la cifra di civiltà un Paese

Ovviamente il Rapporto parla anche di altro. Qui vorrei fare una breve considerazione. L’attenzione dei massmedia al tradizionale Report di Cittadinanzattiva è limitata nel tempo. Nella migliore delle ipotesi, non va oltre le ventiquattro ore! Si passa, poi a parlare di altro, (politica, economia…), eventi sempre meno importanti rispetto al valore delle vite. Eppure nelle scuole, entrano e vivono persone: adulti e minori. Spesso tra questi ci sono piccolissimi che hanno diritto al massimo della protezione e attenzione. Il rispetto e la cura del bambino e in genere del minore rappresentano il fondamento e il coronamento di un Paese civile. Nella Convenzione dei diritti dell’infanzia (1989) si legge all’art. 3:
In tutte le decisioni relative ai fanciulli, di competenza delle istituzioni pubbliche o private di assistenza sociale, dei tribunali, delle autorità amministrative o degli organi legislativi, l’interesse superiore del fanciullo deve essere una considerazione preminente.

  1. Gli Stati parti si impegnano ad assicurare al fanciullo la protezione e le cure necessarie al suo benessere, in considerazione dei diritti e dei doveri dei suoi genitori, dei suoi tutori o di altre persone che hanno la sua responsabilità legale, e a tal fine essi adottano tutti i provvedimenti legislativi e amministrativi appropriati.

Il grado di civiltà di un Paese è direttamente proporzionale alla cura e all’attenzione che dedica ai minori e in genere ai più indifesi.

I fondi ci sono, ma rimangono fermi

Eppure gli strumenti legislativi e i fondi esistono. Non sempre sufficienti, ma ci sono!
Il rapporto presenta la seguente tabella esemplificativa, riguardante tutto il capitolo sicurezza.

E allora, perché è difficile spenderli? La risposta è facilmente intuibile. Esiste troppa burocrazia, declinata nelle storiche lungaggini che rimandano a una macchina amministrativa disallineata rispetto alla velocità positiva, finalizzata al conseguimento dell’obiettivo. Le regole, i passaggi e il numero dei soggetti istituzionali esistenti risultano assolutamente non funzionali alla rapidità delle decisioni operative.

Il Rapporto senza troppi giri di parole, fotografa efficacemente la situazione: “Troppi i filoni (ne abbiamo conteggiati 15!) che forse andrebbero maggiormente accorpati e di cui è difficile seguire l’andamento complessivo; è difficile capire effettivamente a che punto ci si trovi rispetto all’intervento in corso o da realizzare, se non andando a intervistare il singolo Comune (ammesso che risponda in tempi brevi). Per questo andrebbe ripristinato e aggiornato il sistema di web già creato dalla Struttura di Missione dell’Edilizia scolastica (attualmente soppressa), che consentiva il reperimento delle informazioni relative agli interventi in corso per ogni singolo Comune italiano e che potrebbe far parte della Nuova Anagrafe; vanno sburocratizzati e semplificati alcuni passaggi tra enti territoriali e di controllo senza pregiudicare la trasparenza e la legalità dell’intero iter; non conoscere l’esito, ad esempio, delle indagini preventive realizzate, sia di quelle diagnostiche relative a solai e controsoffitti sia delle verifiche di vulnerabilità sismica, ingenera ancor di più nei cittadini timori e preoccupazioni.”

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