Edilizia scolastica, emergenza COVID e vulnerabilità sismica: tra obblighi di intervento e indirizzo giurisprudenziale

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L’obbligo è stato posticipato alla fine del 2021 e, una sentenza del 2019 in materia, stabiliva che la mancata rispondenza dell’edificio scolastico ai criteri antisismici vigenti non impone la dichiarazione di inagibilità del fabbricato medesimo, bensì il dovere di pianificare gli interventi edilizi necessari per il suo adeguamento sismico.

Il differimento dell’obbligo di verifica al 31.12.2021

La pandemia da Covid 19 ha fatto emergere le problematiche relative alla prevenzione dei contagi negli ambienti scolastici, così ponendo in ombra altre questioni come quella, comunque di assoluta rilevanza, della vulnerabilità sismica degli edifici scolatici che, vista la generale vetustà degli immobili italiani adibiti a scuola, come pure tragici eventi registrati in passato, impone una prioritaria considerazione. Il D.L. 162/2019 (modificando il D.L. 8/2017) ha differito, dal 31 dicembre 2018, al 31 dicembre 2021, il termine entro cui ogni immobile adibito ad uso scolastico situato nelle zone sismiche 1 e 2 deve essere sottoposto a verifica di vulnerabilità sismica, con priorità per quelli situati nei comuni compresi nelle quattro regioni interessate dagli eventi sismici 2016 – 2017:

  • Abruzzo,
  • Lazio,
  • Marche,
  • Umbria.

Le zone di pericolosità sismica. L’OPCM n. 3274 del 20 marzo 2003 ha operato una quadripartizione del territorio italiano:

  • zona 1, cioè la più pericolosa, dove possono verificarsi fortissimi terremoti;
  • zona 2, ove possono verificarsi forti terremoti;
  • zona 3, in cui possono verificarsi forti terremoti ma rari;
  • zona 4, la zona meno pericolosa, ove i terremoti sono rari.
    Inoltre, ha introdotto l’obbligo di procedere a verifica, da effettuarsi a cura dei rispettivi proprietari:
  • degli edifici di interesse strategico e delle opere infrastrutturali la cui funzionalità durante gli eventi sismici assume rilievo per le finalità di protezione civile,
  • degli edifici e delle opere infrastrutturali che possono assumere rilevanza in relazione alle conseguenze di un eventuale collasso.

Gli stanziamenti

Con DM 427/2019 il MIUR ha destinato 120 mln di euro, relativi all’annualità 2020, provenienti dal Fondo unico per l’edilizia scolastica a interventi di messa in sicurezza, adeguamento sismico e/o nuova costruzione di edifici scolastici ricadenti nelle zone sismiche 1 e 2 delle quattro regioni colpite dal sisma 2016-2017, non già inseriti in piani di ricostruzione del Commissario straordinario del Governo per la ricostruzione. Con nota 24404 dell’11 luglio 2019 è stato pubblicato l’avviso (previsto dal DM 427/2019) per l’individuazione degli interventi. Il termine del 10 settembre 2019, dallo stesso previsto per la candidatura, è stato in seguito posticipato al 19 settembre 2019 e, tramite D.D. 454 del 9 ottobre 2019, sono state approvate, in prima battuta, le graduatorie: D.D. statuisce che le risorse verranno assegnate con decreto del Ministro e, poi, le graduatorie sono state sostituite con D.D. 505 del 18 ottobre 2019. Il D.L. 8/2017 ha inoltre destinato alle verifiche di vulnerabilità sismica degli edifici scolastici collocati nelle zone sismiche 1 e 2, nonché alla progettazione dei relativi eventuali interventi di adeguamento antisismico, le risorse non utilizzate di cui alla L. 107/2015 (art. 1, co. 161), disponendo che almeno il 20% delle medesime doveva essere riservato alle 4 regioni interessate dagli eventi sismici 2016-2017.

La sentenza del 15 maggio 2019

Sul tema si registra un recente intervento giurisprudenziale (Corte di Cassazione, Sezione VI Penale, Sentenza 15 maggio 2019, n. 21175), dove si è chiarito che la non rispondenza del fabbricato adibito a scuola (nel caso, dell’infanzia) ai criteri antisismici vigenti, non impone di per sé la dichiarazione di inagibilità del fabbricato, bensì determina il dovere di programmare gli interventi edilizi doverosi per il relativo adeguamento sismico. Per l’effetto, non è risultato imputabile per il reato di omissione di atti d’ufficio il sindaco il quale non aveva disposto la chiusura della scuola. In altre parole, il sindaco non è risultato obbligato a chiudere la scuola con un basso indice di sicurezza sismica. Ancor più in dettaglio, dal pronunciamento reso in sede penale si è ricavato il principio secondo il quale la mancata rispondenza dello stabile, destinato a scuola, ai criteri antisismici vigenti, non impone la dichiarazione di inagibilità dell’edificio stesso, bensì fa azionare il dovere di programmare gli interventi edilizi occorrenti per il relativo adeguamento sismico. Nella fattispecie, si stava discutendo del reato di omissione di atti d’ufficio, ma il sindaco non è stato ritenuto imputabile, pur non avendo disposto l’immediata chiusura della scuola (tramite lo strumento dell’ordinanza contingibile e urgente, previsto dall’articolo 54 del Tuel).

L’indice di rischio sismico dell’edificio inferiore a quello minimo legale

Il dato era risultato di 0,26, quindi inferiore al limite minimo di 0,6, previsto dalle NCT 2018 con riguardo a interventi di miglioramento sismico sugli immobili esistenti. Di rimando la scuola non veniva chiusa bensì l’Amministrazione comunale predisponeva uno specifico piano di interventi strutturali. La Procura, tuttavia, aveva intrapreso l’indagine per omissione di atti d’ufficio.

Il dovere di programmare gli interventi

Secondo la pronuncia in commento la disciplina normativa vigente non obbliga alla messa fuori servizio dell’immobile qualora se ne riscontri l’inadeguatezza, ma i proprietari (pubblici o privati) risultano quindi obbligati a definire e pianificare le azioni più idonee: “il mero carattere probabilistico astratto del parametro espresso dall’indice di sicurezza sismica non assumerebbe una valenza autonoma, trattandosi della definizione di un rischio diacronico che proietta la sua funzione sul piano della programmazione degli interventi edilizi necessari all’adeguamento sismico piuttosto che su quello della diagnostica del rischio attuale”.

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