Educazione civica, scuole amiche dei diritti umani: le proposte di Amnesty International [INTERVISTA]

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Facilitare l’accesso alla conoscenza e alla comprensione delle norme e dei principi relativi ai diritti umani, dei valori che sono alla loro base e dei meccanismi per la loro tutela, ma nel contempo fornire alle persone gli strumenti necessari per godere ed esercitare i propri diritti, nonché per rispettare e difendere i diritti degli altri: Amnesty International, la più famosa tra le organizzazioni non governative che si occupano di difesa dei diritti umani, declina così gli scopi delle sue iniziative a sostegno della dignità di ogni essere umano e li traduce anche in progetti educativi speciali pensati per affiancare i docenti nel loro lavoro quotidiano.

Ne abbiamo parlato con Chiara Pacifici dell’Ufficio Educazione e Formazione di Amnesty International.

Dott.ssa Pacifici, quanto è facile, o difficile, parlare di diritti umani nei contesti scolastici? Le 33 ore di educazione civica da quest’anno obbligatorie nelle scuole di ogni ordine e grado potrebbero essere un’ottima occasione per moltiplicare occasioni dialogo su questi temi.

Con l’introduzione dell’educazione civica come materia curriculare i diritti umani per la prima volta sono entrati a scuola in maniera ufficiale e ai docenti che se ne occupavano da sempre è stata data la possibilità di vedere riconosciuto il loro impegno. La pandemia da Covid-19 ci ha costretto a rivedere il nostro modo di fare educazione ai diritti umani, sostituendo gli incontri in presenza con incontri online e sperimentando un modo nuovo di stare in classe. Questa nuova situazione, da una parte, ci ha privati del piacere di confrontarci di persona con studenti e insegnanti, dall’altra ci ha permesso di essere presenti in scuole che si trovano in territori difficilmente raggiungibili e di poter sensibilizzare e informare un numero molto elevato di persone.

Le scuole, tra mille difficoltà, hanno continuato a occuparsi di diritti umani e a essere vicini ad Amnesty International con il loro importante contributo, ad esempio sono molti gli istituti
superiori che stanno esprimendo il loro affetto e la loro solidarietà a Patrick Zaki, scrivendo lettere e firmando gli appelli.

Il progetto Amnesty kids rivolto alle scuole primarie e secondarie di primo grado è focalizzato sulla relazione tra cambiamento climatico e diritti umani, un tema che si può declinare in diversi modi e con diversi linguaggi.

Voi offrite un supporto ai docenti, ma immagino che lasciate anche ampio spazio di ricerca e di interpretazione. Ci sono esperienze di cui ci vuole parlare?

Ogni anno proponiamo di approfondire in classe un diritto umano fondamentale, quest’anno parliamo del cambiamento climatico e dei suoi effetti sull’ambiente e sui diritti delle persone, che è anche uno dei temi presenti nelle linee guida del MIUR per l’Educazione civica. Il kit Amnesty kids si presenta come una grande scatola piena di materiali e risorse da utilizzare fuori e dentro la propria classe. L’insegnante può decidere liberamente di usare i materiali durante le ore di educazione civica o a supporto della propria o di altre materie. Per facilitare la partecipazione attiva degli studenti, accanto agli strumenti didattici inviamo a tutte le classi iscritte due azioni urgenti kids l’anno. Le azioni urgenti kids sono veri e propri appelli di Amnesty International, a cui le classi potranno partecipare per attivarsi concretamente in difesa dei diritti umani. In questi giorni, le scuole primarie e le scuole secondarie di secondo grado si stanno attivando per Jani Silva, un’ambientalista colombiana che lotta contro la deforestazione della foresta amazzonica.

Sono più di 300 le classi che partecipano ogni anno al progetto e molte alunne e alunni con il tempo sono diventati veri e propri piccoli difensori dei diritti umani. Due anni fa abbiamo parlato dei diritti delle persone con disabilità e delle difficoltà che vivono nella quotidianità. Dopo questo percorso, molte classi si sono attivate autonomamente per migliorare la situazione della propria scuola, chiedendo alla dirigenza scolastica o al comune che venissero abbattute le barriere architettoniche che non permettevano agli studenti con disabilità di muoversi liberamente.

Quanto è importante promuovere l’attivismo tra i giovani e i giovanissimi e quanto è importante che la scuola si lasci affiancare in questo?

L’attivismo è fondamentale a qualsiasi età, ma diventa un’esperienza unica quando si è giovani e si hanno le energie, la forza e la spregiudicatezza per cambiare le cose. Siamo contenti che il MIUR abbia sottolineato nelle linee guida per l’educazione civica l’importanza della cittadinanza attiva. Per Amnesty International, accanto al percorso di conoscenza e consapevolezza dei propri diritti, deve esserci sempre la possibilità di poter sperimentare forme di azione e di cittadinanza attiva.

www.amnesty.it

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