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Ecco perchè non ha più senso parlare delle pensioni quindicenni

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Le pensioni con 15 anni di contributi sono obsolete e poco raggiungibili, ecco il perchè.

Molti, moltissimi lettori ci scrivono chiedendo spiegazioni su come andare in pensione con soli 15 anni di contributi, ma purtroppo, ad oggi, non ha più molto senso parlare di questo tipo di pensionamenti. Si tratta, infatti, di una normativa obsoleta che permette l’accesso sia alle deroghe Amato che all’Opzione Dini (con 15 anni di contributi) solo a una manciata ristretta di lavoratori. Ed in questo articolo vi andremo a spiegare il perchè.

Le 3 deroghe della Legge Amato ormai superate

Sicuramente si tratta di possibilità che sono considerate molto comode dai lavoratori, ma che ormai non riesce a cogliere quasi più nessuno. Per quanto riguarda la prima deroga Amato permette l’accesso solo a chi ha tutti contributi versati prima della fine del 1992. Ovvero destinata a coloro che negli ultimi 30 anni non hanno lavorato (o lo hanno fatto in nero). Si tratta di pochissimi esemplari di lavoratori. Magari della donna che ha lavorato fino alla nascita dei figli per poi smettere e non riprendere più. Ma è raro trovarsi di fronte ad un lavoratore che non ha neanche un contributo versato nell’ultimo trentennio.

La seconda deroga permette il pensionamento con 15 anni di contributi a chi ha richiesto e ottenuto l’autorizzazione al versamento dei contributi volontari entro la fine del 1992. Stesso discorso: i contributi volontari, solitamente, si versano per raggiungere il requisito contributivo di accesso alla prestazione e, sicuramente, sono pochissimi coloro che hanno deciso di intraprendere questa scelta 30 anni fa, non sapendo se avrebbero, poi, lavorato ancora oppure no.

La terza deroga è forse l’unica che può essere ancora utilizzata oggi. Richiede, infatti, di aver versato il primo contributo almeno 25 anni prima della pensione e che per 10 anni non siano stati versati contributi a copertura dell’intero anno (quindi meno di 52 settimane). Si tratta, quindi, di una possibilità che tornerebbe comoda a chi ha carriere discontinue (come gli stagionali, ad esempio, o i precari della scuola in alcuni casi) o lavori precari. Ma anche in questo caso non sono moltissimi i lavoratori che possono cogliere l’occasione.

L’Opzione Dini quasi più per nessuno

E che dire allora, dell’Opzione Dini? Sicuramente prevede requisiti che moltissimi hanno: almeno un contributo prima del 1996, meno di 18 anni di contributi prima del 1996, almeno 5 anni di contributi a partire dal 1996 e 15 anni di contributi totali. Ma tra le righe è prevista una grossa limitazione che non tutti leggono: “Per effetto dell’entrata in vigore della Legge Fornero dal 2011 l’Inps distingue ulteriormente a seconda se i requisiti per l’esercizio della facoltà di opzione sopra descritti siano stati perfezionati entro il 31.12.2011 o dopo il 31.12.2011 (Messaggio Inps 219/2013). Nel primo caso la facoltà di opzione è riconosciuta a condizione che al 31 dicembre 2011 gli assicurati abbiano perfezionato i requisiti anagrafici e/o contributivi per il diritto alla pensione secondo le regole vigenti al 31 dicembre 2011″.

Per potersi pensionare con 15 anni di contributi, quindi, è necessario aver raggiunto tutti i requisiti per l’esercizio dell’opzione, compresi i 15 anni di contributi maturati, entro il 31 dicembre 20111. Ed insieme a questi requisiti anche il requisito anagrafico e contributivo per accedere alla pensione secondo quanto previsto dalla legge previdenziale pre Fornero. Se sono stati raggiunti dopo questa data, infatti, per la pensione di vecchiaia è necessario perfezionare almeno 20 anni di contributi.

Appare chiaro, quindi, che se i requisiti di pensionamento sono stati perfezionati 11 anni fa difficilmente si attende il 2022 per presentare domanda di pensione.

Proprio per questo motivo, oggi non ha più molto senso parlare delle pensioni quindicenni.

 

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