“Ecco come trasformiamo i ‘bulli’ in volontari”, espulsi da scuola lavorano l’orto e aiutano gli anziani. Il progetto che esiste da 14 anni. INTERVISTA a Paola Gatti

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“Gli studenti sospesi dovranno fare attività alla Caritas o nelle case di riposo: così l’errore diventa occasione di crescita “.
E’ quanto aveva detto il Ministro dell’Istruzione e del merito Giuseppe Valditara all’inizio dell’anno scolastico non sapendo che in Piemonte tutto questo esiste già, con successo, da 14 anni. Si tratta del progetto “Percorsi formativi alternativi alle sanzioni disciplinari” realizzato dal Forum Interregionale Permanente del Volontariato Piemonte e Valle d’Aosta, in collaborazione con i Centri di Servizio del Volontariato piemontesi, l’Assessorato all’Istruzione della Regione Piemonte, insieme all’Ufficio scolastico regionale per il Piemonte.

“La nostra iniziativa fu avviata per la prima volta nel 2009 – spiega ad Orizzonte Scuola la referente del Forum del Volontariato Paola Gatti – e da allora si ripete ogni anno per arginare i fenomeni di disagio sociale, bullismo e violenza che, purtroppo, negli ultimi due anni sono aumentati moltissimo”.

Come funziona il progetto e a che tipo di scuole si rivolge?

Alle scuole superiori, perché accompagnare nelle varie associazioni di volontariato i ragazzi più piccoli vorrebbe dire impegnare molti operatori. Gli studenti delle scuole superiori, sospesi dai 3 ai 10 giorni, vengono inseriti nelle diverse associazioni di volontariato, che aderiscono al progetto, dove fanno lavori socialmente utili: dall’orto, all’assistenza agli anziani, dal doposcuola ai bimbi più piccoli fino al servizio nelle mense. E, quasi tutti, sono bravissimi. Quello che vogliamo sottolineare, e in questo concordiamo con il Ministro Valditara, è che una condotta sbagliata può essere modificata non con la punizione ma con l’opportunità che viene data loro.

Cosa succede a scuola: perché ragazzi che riescono nel volontariato sono invece studenti difficili?

A scuola i ragazzi si muovono in gruppo, spesso seguono la massa per emergere, ignorando il rispetto per sé stessi e per gli altri. Una volta sospesi e arrivati in associazione comprendono che, al di fuori della scuola, esiste un mondo completamente diverso dal loro, capiscono che esiste chi ha bisogno di aiuto ma, soprattutto, acquisiscono il valore della solidarietà.

In quanti vengono sospesi?

Sicuramente in tanti: nei primi giorni di ottobre ho già 10 ragazzi sospesi, e la scuola è appena cominciata. In questi anni sono stati coinvolti 3mila studenti, oltre 111 scuole e più di 12mila giorni di attività e 130 enti del Terzo Settore.

Numeri di tutto rispetto, quante sono invece le associazioni che partecipano al vostro progetto?

Una trentina solo a Torino, e oltre un centinaio in tutto il Piemonte, sembrano tante ma le assicuro che sono poche. Facciamo veramente tanta fatica a coordinare tutto, ci sosteniamo con i bandi. Ci piacerebbe fossero stanziati dal Governo dei fondi ad hoc per un progetto che funziona davvero, ed è esportabile e duplicabile in tutte le scuole d’Italia.

Ci può fare un esempio per cui si viene ancora sospesi a scuola?

L’anno scorso, in un Istituto Superiore di Torino, i ragazzi hanno fatto azioni di bullismo con il telefonino e dieci di essi sono stati sospesi. Quello che però voglio sottolineare è il grande cambiamento che gli operatori riscontrano sin da subito. I ragazzi sono partecipativi, hanno inventiva e lavorano in maniera collaborativa e responsabile. E questo conferma che spesso al di fuori del contesto scolastico hanno comportamenti e prestazioni migliori che a scuola.

Perché si fa volontariato?

Per egoismo, sano egoismo, perché ti accorgi che il bisogno di dare agli altri e di condividere rappresenta una motivazione per sentirsi pienamente soddisfatti.

Quello che inizialmente era solo sulla carta un provvedimento socialmente utile, grazie alla disponibilità dei volontari e ad un approccio educativo competente e sensibile, si è trasformato per gli studenti che avete così generosamente accolto, in una realtà importante di condivisione. Crediamo che talora sia necessario offrire opportunità di recupero a queste nuove generazioni che avranno il dovere di crescere tenendo ben presenti valori come la solidarietà e una attenzione maggiore nei confronti della parte fragile di questa nostra società così confusa e demotivata sotto il profilo umano”

Le parole di un Ds di Bra nel ringraziare le associazioni di volontariato che si sono prese cura degli studenti.

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