Ecco come sarà a settembre il ritorno a scuola nella primaria. Lettera

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Inviato da Mariagrazia Masulli –  “Con le Regioni lavoriamo per stabilire la data di inizio del prossimo anno scolastico… Farò la sintesi delle diverse proposte che stanno arrivando, il nostro obiettivo è quello di riportare gli studenti a scuola.

E sarà l’occasione per migliorare la scuola, non dico per avere la scuola dei miei sogni ma per migliorarla sì. Vogliamo immaginare una scuola aperta, nuova, non per forza chiusa in un edificio: per questo utilizzeremo di più tutti gli stakeholders della scuola, cioè oltre agli enti locali le associazioni di volontariato che già collaborano con le istituzioni”.

Dichiarazioni di oggi del Ministro Lucia Azzolina. Di sicuro c’è che riprendere le attività a settembre non sarà semplice: si dovranno garantire adeguate misure di sicurezza che evitino la diffusione del virus, misure che vanno dalla necessità di rispettare il distanziamento sociale alla sanificazione degli spazi, dalle pulizie straordinarie degli ambienti all’adozione dei necessari dispositivi di sicurezza per tutto il personale della scuola, disposizioni essenziali ed indispensabili per la ripresa di qualunque tipo di attività scolastica.

Ma come dovrà funzionare la scuola? Dipende dagli scenari che si ipotizzano. Una scuola che mantiene la struttura oraria ed organizzativa vigente (40h per 5 giorni la settimana), dovrà immaginarsi con attività didattiche organizzate a piccoli gruppi, con entrate e le uscite scaglionate e con la disponibilità aggiuntiva di locali scolastici (praticamente doppia) tale da consentire il distanziamento sociale. Utopia con le risorse umane e finanziare di cui la scuola potrà disporre anche dopo il Decreto Rilancio.

E soprattutto per i tempi imprescindibili che una riorganizzazione di questo tipo richiederebbe. Oltre al dato che ci descrive come solo il 50% dei 40 000 edifici scolastici sia a norma.

Solo per chi non sa quanto elefantiaca sia la macchina organizzativa ministeriale può credere che piani di intervento del genere siano a breve attuabili. L’Andis (Associazione nazionale dirigenti scolastici) ha fatto una stima delle misure necessarie per una riorganizzazione (solo del personale) di questo tipo: rimodulazione degli organici dei docenti curricolari e di sostegno, dotazione aggiuntiva per organizzare la didattica per gruppi di alunni, rimodulazione degli organici dei collaboratori scolastici in numero sufficiente a garantire il mantenimento delle condizioni di igiene e sicurezza dei locali scolastici e assegnazione, a tutte le istituzioni del primo ciclo, di un assistente tecnico.

È sicuramente una riorganizzazione auspicabile, la migliore possibile, ma oggettivamente non attuabile per settembre.

E allora, assunto che abbiamo bisogno di un piano che consenta di riaprire le scuole fra tre mesi, la soluzione va ricercata in un riadattamento temporaneo del tempo scuola da offrire alle famiglie.

Fino a quando sarà necessario il rispetto delle misure di distanza sociale, e nell’attesa che una riprogettazione così importante veda la luce, la scuola riduce il tempo scuola a 24 ore, 4 ore al giorno dal lunedì al sabato, alternando le classi in due turni: antimeridiano (8.30/12.30) e post meridiano (14.00/18.00). Questa strutturazione consentirebbe di raddoppiare virtualmente gli spazi disponibili della scuola e di progettare una didattica a piccoli gruppi.

Lasciando invariato il monte ore di italiano, matematica, inglese e r.c, si andrebbe a ridurre, in presenza, quello delle discipline (storia, geografia e scienze) e, con le agenzie didattiche presenti sui territori, si allestirebbe un’offerta formativa che le completi (penso a percorsi museali, fattorie didattiche) fuori dagli edifici scolastici.

Per tutte le educazioni (musica, educazione fisica e arte e immagine), andrebbe predisposta un’intesa con le società sportive, con i musei e con le scuole musicali che consenta il completamento di un curricolo scolastico di altissimo spessore.

Inderogabile sarebbe la concertazione con le OO.SS. che negozi nuove condizioni di lavoro per il personale della scuola, docente e non, che prevedano turnazioni e flessibilità degli orari, oltre un adeguato riconoscimento economico.

La scuola non può e non deve essere lasciata sola. Le istituzioni preposte (Enti locali, Ministero della Salute e il Ministero dell’Istruzione) devono agire in accordo, con la determinatezza e la celerità che la situazione richiede, definendo gli interventi da realizzare per garantire, a settembre, la riapertura in sicurezza.

Docente di scuola primaria

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