E se tutti studiassimo spagnolo… che male c’è?

Di Lalla
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Michele Negro*- Una settimana fa mi sono imbattuto in un articolo pubblicato su Orizzonte Scuola riportante uno sfogo di una collega che si lamentava dei continui tagli agli organici di tedesco con conseguente aumento delle ore di insegnamento della lingua spagnola dal titolo: "Lingua tedesca nelle scuole italiane in estinzione. Passeremo tutti allo spagnolo?"

Michele Negro*- Una settimana fa mi sono imbattuto in un articolo pubblicato su Orizzonte Scuola riportante uno sfogo di una collega che si lamentava dei continui tagli agli organici di tedesco con conseguente aumento delle ore di insegnamento della lingua spagnola dal titolo: "Lingua tedesca nelle scuole italiane in estinzione. Passeremo tutti allo spagnolo?"

Io mi chiedo, ma se anche fosse così, che male ci sarebbe? In dieci anni di esperienza come docente di lingua spagnola devo ammettere di averne viste e sentite di tutti i colori. Mi è capitato di lavorare in istituti scolastici dove lo spagnolo è stato relegato come terza lingua (e quindi studiato solo nel triennio). Con quali motivazioni didattiche? Nessuna! Che sia per preservare cattedre interne di altre lingue? E’ solo un’ipotesi non così avventata.

Molti uffici scolastici provinciali fino a pochissimi anni fa (se non addirittura all’anno scolastico 2009/2010), a fronte di una presenza di cattedre di lingua spagnola ben radicata, se non in aumento, hanno continuato
ad ignorare la possibilità di immissioni in ruolo in questa materia, facendo prevalere altre lingue, spesso su cattedre COE (con completamento in più istituti), chiaramente in regressione, e che l’anno successivo sarebbero sparite dichiarando il neo-arruolato come perdente posto.

Comprendo anche la frustrazione di chi si trova costretto ad ammettere che l’utenza che studia spagnolo è sempre molto motivata (E’ così in tutte le altre lingue?). Gli alunni lo richiedono all’atto dell’iscrizione e molti Dirigenti, che per anni hanno fatto orecchie da mercante, ora devono spesso andare contro il volere del Collegio Docenti ed introdurre l’insegnamento di questa lingua al fine di mantenere un congruo numero di iscritti. Perchè giudicare questa tendenza come "eccesso di richiesta della lingua spagnola"? E’ forse eccessivo dimostrare interesse per una lingua e una cultura che coinvolge più di 400.000.000 di persone in tutto il mondo? Non dimentichiamo ad esempio che negli Stati Uniti la conoscenza dello spagnolo è imprescindibile. In alcuni Stati infatti il 70% della popolazione è ispanica e contribuisce in modo incisivo all’economia degli stessi.

Mi è anche capitato di sentire più di qualche collega affermare che lo spagnolo non serve e non è richiesto dal mondo del lavoro. Prendiamo un qualsiasi giornale con annunci di tal genere e sicuramente scopriremo che più di qualche impresa richiede personale qualificato che sappia lo spagnolo. O forse dobbiamo offrire ai nostri studenti una preparazione che gli consenta una vita semplice, con un lavoro impiegatizio (per quanto dignitoso) fuori dalla porta di casa? Perchè dobbiamo impedire loro di viaggiare ed essere in grado di comunicare e cercarsi un’occupazione in qualsiasi parte del mondo?

Mi sento in dovere di fare un’ultima osservazione circa l’eventuale possibilità manifestata dalla collega di passare alla docenza della lingua spagnola. La medesima osserva poi che spesso le graduatorie di questa materia sono esaurite (code comprese). Chiediamoci piuttosto perchè queste graduatorie siano esaurite? Ai tempi delle criticatissime SSIS, a fronte di centinaia di posti messi a disposizione per l’abilitazione, ad esempio in lingua inglese o francese, per lo spagnolo veniva riservata solo una manciata di possibilità (a Pisa solo 15, a Milano 10, A Trieste e Messina 2…). Ai test d’ammissione si presentavano centinaia e centinaia di candidati, consapevoli della presenza di posti vacanti, ma solo pochi riuscivano ad entrare. Sarà per questo che tendenzialmente il docente di spagnolo è relativamente giovane, estremamente preparato e molto motivato e i successi formativi sono quasi sempre ottimi?

Direi proprio di sì, visto il difficile percorso (di sicuro più complesso che per altre lingue ove le possibilità di abilitazione erano maggiori) che l’ha condotto fino al tanto atteso incarico annuale od all’ambita nomina in ruolo.
Sconsiglio quindi la collega dal voler intraprendere questo "salto della quaglia" e passare all’insegnamento della lingua spagnola senza un previo e doveroso aggiornamento.

Invece di criticare, boicottare e sminuire l’apprendimento di una lingua straniera di indubbia importanza, chiediamoci come mai in Europa (ad esempio nella Spagna della crisi si insegnano due lingue straniere già dal primo ciclo) l’apprendimento linguistico venga messo in primo piano? Il fine è quello di creare una preparazione multiculturale e vincente dello studente, consentendo allo stesso di muoversi in modo disinvolto da una nazione all’altra formandosi e specializzando la sua professionalità. In Italia, invece, la recente riforma ha proposto (fortunatamente senza successo) il rafforzamento dell’apprendimento dell’inglese a scapito delle altre lingue per la scuola secondaria di I grado, per non parlare della scomparsa della seconda e terza lingua in molti istituti di II grado. E’ forse giunto il momento di una presa di coscienza di quanto sia fondamentale potersi muovere in diverse nazioni essendo in grado di comunicare e farsi capire utilizzando la L2. E’ nota a tutti la prassi del tipico turista italiano che comunica utilizzando il linguaggio dei gesti, magari convinto che scandire parole in italiano con un tono della voce altissimo favorisce le capacità di comprensione nel nostro interlocutore straniero.

*docente a tempo indeterminato di lingua e civiltà spagnola

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