E’ in preparazione il primo ricorso nazionale collettivo contro il MIUR per ottenere un organico adeguato sul sostegno

di Giulia Boffa
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GB – Il primo ricorso nazionale collettivo potrebbe essere pronto per la metà di ottobre e vi aderiscono quasi mille genitori di altrettanti bambini disabili, ma il numero potrebbe aumentare.

GB – Il primo ricorso nazionale collettivo potrebbe essere pronto per la metà di ottobre e vi aderiscono quasi mille genitori di altrettanti bambini disabili, ma il numero potrebbe aumentare.

Il ricorso collettivo sarà presentato per la prima volta alla Magistratura Civile, e non più ai singoli Tribunali regionali.

Un ricorso "per discriminazione", che chiama in causa il ministero dell’Istruzione e, in caso di vittoria, promette risultati più stabili e certi.

 "I ricorrenti, in caso di successo, avranno assicurate le ore di sostegno richieste per l’intero ciclo scolastico e non per il solo anno in corso", spiega una delle mamme promotrici.

Ma il grande vantaggio del ricorso nazionale è quello economico: "Più numerose sono le adesioni, minori sono le spese legali previste. Un ricorso singolo al Tar può arrivare a costare 4.800 euro, come mi ha recentemente riferito una mamma romana. Noi abbiamo stabilito un tetto massimo di 200 euro: ogni partecipante, indipendentemente dalla regione di appartenenza, verserà la stessa quota".

Con l’inizio della scuola si chiuderanno le adesioni, e se non saranno assegnate le ore di sostegno adeguate entro metà ottobre si prepareranno tutti gli incartamenti e il ricorso partirà, sperando che si concluda in un paio di mesi.

Salvatore Nocera, vicepresidente della Fish, commenta la notizia del ricorso collettivo, per l’inadeguato organico di sostegno assegnato negli ultimi anni:" E’ un’arma vincente, ma è anche un’arma a doppio taglio: la vittoria è quasi certa, ma non favorisce l’integrazione"

Anche se, afferma Nocera, "per l’anno scolastico 2013-2014 l’organico di diritto è stato incrementato di quasi 30mila insegnanti: l’anno scorso avevamo 106mila docenti di sostegno di fatto, di cui però solo 65mila di diritto. Ora, il numero degli insegnanti resterà più o meno lo stesso, ma sarà ridotta la precarietà e assicurata così una maggiore continuità, fondamentale per gli studenti con disabilità".

"La questione però è un’altra – continua Nocera – L’obiettivo non dovrebbe essere quello di aumentare gli insegnanti di sostegno, ma di formare quelli curricolari, oggi assolutamente impreparati a lavorare con la disabilità. In altre parole, nella scuola italiana attuale, quando un ragazzo disabile resta senza insegnante di sostegno è praticamente abbandonato a se stesso. Ma così non sarebbe, se i docenti curriculari ricevessero l’adeguata formazione, come da anni chiediamo al ministero". La richiesta non dovrebbe essere quindi tanto quella di aumentare il numero degli insegnanti di sostegno, ma piuttosto quella di una maggiore integrazione degli studenti disabili all’interno della classe: il che sarebbe possibile , ribadisce Nocera, "se gi insegnanti fossero tutti formati a questo scopo e se il numero degli alunni per classe diminuisse".

Il fatto poi di far tornare a casa gli studenti disabili se manca il docente di sostegno "è semplicemente vergognoso. Per di più, viola la legge 104, che vieta l’esclusione dalla frequenza scolastica a causa della disabilità".

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